sabato 31 gennaio 2015

IL DILEMMA DI BERLUSCONI TRA SCHEDA BIANCA E UN SÌ IN ZONA CESARINI

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IL DILEMMA DI BERLUSCONI TRA SCHEDA BIANCA E UN SÌ IN ZONA CESARINI (Carmelo Lopapa)

L’ex premier resta solo, Fi potrebbe spaccarsi nel voto: “Non c’è preclusione verso Mattarella, ma Renzi ha tradito”.
La bandiera bianca viene issata su Villa San Martino ad Arcore quando è già sera, Silvio Berlusconi resta isolato, anche questa battaglia è perduta. Ordina ai suoi di confermare la linea della scheda bianca alla quarta votazione di questa mattina, ma la tentazione è di abbandonarsi all’ennesima piroetta: sostenere in extremis Sergio Mattarella, «in nome dell’unità del Paese, delle riforme, del rispetto verso la persona».
Non a caso l’ex Cavaliere non chiude la porta, la riunione dei vertici Fi di ieri sera viene rinviata a stamattina, la trattativa si è protratta per tutta la notte fino a queste ore. Il leader forzista barcolla. «Non c’è del resto alcuna preclusione nei confronti della persona, per noi rispettabilissima», ripete fino a sera, come aveva fatto già collegandosi telefonicamente a ora di pranzo con l’assemblea dei suoi parlamentari per spiegare che forse sarà meglio restare in aula, oggi, contro chi spingeva per l’Aventino. Al peggio, la scheda bianca non sarebbe un segno di ostilità, consentirebbe un sostanziale via libera all’elezione e soprattutto di risedersi martedì al tavolo delle riforme con Renzi. «Ma Matteo è stato spregiudicato, scorretto, ci ha tradito » è il refrain di un leader affranto. Con qualche dirigente sentito in serata fa il duro: «Non cambiamo linea rispetto a quanto deciso, non siamo pagliacci, questa è una democrazia incompiuta, stanno per eleggere un nuovo presidente di sinistra col capo dell’opposizione messo fuori gioco da una sentenza ingiusta». Il copione di sempre.
Deluso ma poco sorpreso anche dal forfait di Alfano che, pressato dai suoi, ha già fatto sapere che Ncd voterà Mattarella. All’ex Cavaliere resta il cerino in mano. È provato, avvilito, raccontano i tanti che lo sentono dopo la mattinata trascorsa tra gli anziani di Cesano Boscone. «La scheda bianca è un rischio enorme», gli spiegano fino a sera Verdini e Letta, altri “informatori” dai gruppi gli fanno sapere che «il 50 per cento della delegazione dei 140 potrebbe votare Mattarella». E se le bianche alla fine dovessero essere solo alcune decine, la leadership ne uscirebbe a brandelli.
Del resto Forza Italia ormai non è più un partito, sono almeno due. In mattinata Toti, Romani, Brunetta, Ghedini riuniscono i parlamentari. C’è Brunetta e non solo lui che insiste per uscire dall’aula questa mattina, l’Aventino per sbarrare la strada a quelli che Gasparri definisce i «franchi soccorritori». Ma i 36 uomini di Fitto non si presentano nemmeno. Sono già riuniti col loro capocorrente in un albergo del centro e decidono lo strappo: «Abbandonare l’aula sarebbe stato un errore, roba da sudamericani, c’è una cultura istituzionale che non si può buttare in questo modo» attacca Fitto. Che respinge il pressing di Ghedini e Letta per tornare sui suoi passi e rincara: «Sento ancora di riunioni di Forza Italia, hanno senso solo se finalizzate all’azzeramento dei vertici».

Romani e Verdini a metà pomeriggio fanno sapere al premier Renzi che tutto potrebbe essere facilitato da un messaggio conciliante del capo del governo. Che arriva poco dopo le 18. E nel giro di pochi minuti i capigruppo forzisti annunciano che alla quarta votazione la linea sarà quella neutra della scheda bianca. È il segnale del liberi tutti, della non ostilità al prossimo inquilino del Quirinale. In serata i dirigenti annaspano nel buio, attendono un segnale da Arcore, rinviano la riunione decisiva a questa mattina. Lo stesso fa Fitto, ma l’intero drappello nel segreto dell’urna si prepara a votare Mattarella. Prima di andare via dopo la terza votazione, Augusto Minzolini procede sconsolato per il Transatlantico: «Questa non è più politica. Siamo alle comiche, le comiche finali». 
repubblica

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