sabato 31 gennaio 2015

IL NAZARENO MORTO È GIÀ RISORTO

Sede PD - Incontro tra Renzi e Berlusconi

IL NAZARENO MORTO È GIÀ RISORTO (Daniela Preziosi)

La sinistra Pd delusa, niente nuova fase. Vendola: Sel resta all’opposizione
Il «pres­sing» del Pd su Alfano per con­vin­cerlo a far con­ver­gere i suoi voti su Mat­ta­rella fredda l’entusiasmo di chi ha cre­duto nella «morte del Patto del Naza­reno». Era stato un cer­ti­fi­cato troppo pre­ci­pi­toso, una bara che si chiude su un corpo ancora vivo come in un rac­conto dell’orrore di Edgar Allan Poe. Nella mino­ranza Pd c’è chi aveva fatto un pen­sie­rino su una resur­re­zione improv­visa e improv­vi­sata di una qual­che forma di cen­tro­si­ni­stra. Per lo meno que­sto è suc­cesso gio­vedì quando Renzi ha lan­ciato il nome di Mat­ta­rella, ma prima di farlo si è assi­cu­rato il teso­retto dei voti di sini­stra di Sel. Ancora ieri pome­rig­gio Franco Gior­dano, ex segre­ta­rio del Prc e oggi fra i con­si­glieri più ascol­tati di Ven­dola, but­tava là una domanda: «Che suc­cede se nell’elezione al Colle noi diven­tiamo indi­spen­sa­bili?». E la for­zi­sta Laura Ravetto, inter­vi­stata su La7: «Vedo Ven­dola pas­seg­giare per il Tran­sa­tlan­tico un po’ troppo sor­ri­dente. Non vor­rei che pen­sasse di diven­tare pre­sto ministro, con un con­se­guente vio­lento spo­sta­mento a sini­stra del governo».
Pippo Civati no, non ci ha mai cre­duto: «È vero», spiega, «che il nome di Mat­ta­rella rimette insieme una coa­li­zione che non è più esi­stita, quella di cen­tro­si­ni­stra», d’altro canto «il patto del Naza­reno è come le tele­no­vele, ci sono sem­pre le pun­tate in cui liti­gano. Del resto se ci hanno sem­pre detto che del Patto non faceva parte il nome per il Colle, allora per­ché dovrebbe essere rotto?». Il par­tito di Ven­dola non crede più nel cen­tro­si­ni­stra, almeno non crede che possa rina­scere sotto le ban­diere del Pd di Renzi. Dome­nica scorsa ha lan­ciato un coor­di­na­mento di tutte le anime della sini­stra anti­ren­ziana e pro-Tsipras.
La sini­stra Pd invece un po’ aveva spe­rato che il ’metodo-Mattarella’ — cioè «il rico­no­sci­mento della mino­ranza», come lo chiama Davide Zog­gia — inau­gu­rasse una nuova fase della legi­sla­tura e della segre­te­ria. Anche per­ché la sod­di­sfa­zione di oggi taci­terà i dis­sensi interni per un numero limi­tato di giorni. Già il pre­si­dente della com­mis­sione bilan­cio Fran­ce­sco Boc­cia non vede l’ora, «adesso che abbiamo recu­pe­rato il con­fronto interno, di discu­tere di merito: per esem­pio della riso­lu­zione sul piano Junc­ker che pre­sto arri­verà in aula». Ste­fano Fas­sina, altro dissenziente Pd, «dà atto a Renzi di aver com­preso che era­vamo ad un pas­sag­gio molto dif­fi­cile. Dopo le ten­sioni sul jobs act, le pri­ma­rie in Ligu­ria, lo scon­tro sulla legge elet­to­rale eravamo in una situa­zione di grande sof­fe­renza. Un pas­sag­gio sul capo dello stato che non avesse con­si­de­rato la rile­vanza di tutto il Pd sarebbe stato rischioso». Ora però biso­gna rad­driz­zare alcune stor­ture. Per esem­pio «il decreto fiscale va mon­dato da norme sba­gliate non per­ché hanno rilievo su Ber­lu­sconi, ma per­ché hanno effetti siste­mici sbagliati».
Ma il cam­bio di verso di Alfano, che in serata apre al sì a Mat­ta­rella, e le ras­si­cu­ra­zioni giunte da Ber­lu­sconi tra­mite nume­rosi amba­scia­tori che «il per­corso delle riforme va avanti», gelano chi aveva spe­rato nella rot­tura della civil part­ner­ship Renzi-Berlusconi. Una rot­tura che del resto sarebbe stata «incom­pren­si­bile», secondo Roberto Gia­chetti: «Non capi­sco cosa ci guadagna il Cava­liere a sfi­larsi dalla par­tita del Qui­ri­nale. Non si rende conto che sull’Italicum in aula c’è una mag­gio­ranza che può appro­vare le pre­fe­renze e far sal­tare i capo­li­sta bloccati?».
A chi chiede se il pres­sing del Pd alla ricerca di voti aggiun­tivi per il Colle si spiega più per lo spet­tro dei fran­chi tira­tori (con il dale­miano Ugo Spo­setti ci sarebbe un grup­petto di delusi che pun­tava su Amato) o per evi­tare di eleg­gere il nuovo capo dello stato con una cosa che asso­mi­gli al cen­tro­si­ni­stra, il pre­si­dente Mat­teo Orfini risponde che Renzi «non avrebbe alcun pro­blema a eleg­gere Mat­ta­rella con una mag­gio­ranza di cen­tro­si­ni­stra: per­ché è laico». Ma l’eventualità è ormai un caso di scuola, in serata Alfano lascia tra­pe­lare il sì dei suoi parlamentari a Mattarella.

Addio cam­bio di mag­gio­ranza: il cen­tro­si­ni­stra resta nella tomba dove Renzi lo ha sep­pel­lito. «Non è dalla par­tita del Qui­ri­nale che può risor­gere un’alternativa di governo», cer­ti­fica Vendola. «Noi di Sel stiamo all’opposizione. Evi­tiamo di mischiare que­stioni dif­fe­renti. La scelta di Mat­ta­rella è una crepa impor­tante ma non ci pre­stiamo a entrare nei gio­chi di Palazzo. L’agenda del governo con­ti­nua ad avere un pro­filo neo con­ser­va­tore che noi com­bat­tiamo. È dall’affossamento del jobs act, o da un’autentica riforma sociale che può nascere o rina­scere una coalizione alternativa».
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