venerdì 30 gennaio 2015

La “manina” sospesa del 3 per cento


La “manina” sospesa del 3 per cento (Carlo Di Foggia).

LA LEGGE SALVA BERLUSCONI.
Il silenzio imposto è assordante, tanto da aver coperto i (pochi) passaggi tecnici. Quelli sul decreto fiscale – con i contestati cavilli salva Berlusconi e salva banche – si sono chiusi, almeno nei passaggi preliminari.   Il dossier con le valutazioni di chi quel decreto lo ha scritto (salvo poi vederselo stravolto a Palazzo Chigi) – la commissione tecnica riunita dal Tesoro e presieduta dal giurista Franco Gallo – è stato infatti presentato al ministro Pier Carlo Padoan. Poi la consegna del silenzio decretata dal premier ha avvolto tutto. Le date aiutano. Il giorno è venerdì 16 gennaio, assicura chi ha seguito i lavori. Il contenuto: la bocciatura delle modifiche inserite dalla “manina” di Matteo Renzi con l’assenso dei vertici legislativi di Palazzo Chigi. Il giorno successivo, in un’intervista al Sole 24 Ore Padoan però spiega di essere ancora “in attesa di riceve le considerazioni e i suggerimenti della Commissione”.
“Quando le riceverò farò le mie valutazioni”, rassicura il ministro. A distanza di due settimane le “valutazioni” del ministro non sono arrivate. Silenzio totale, non solo dagli uomini più vicini a Padoan, ma anche da Palazzo Chigi. Nessuno degli esperti – tra cui si conta personale dell’Agenzia delle Entrate e uomini del dipartimento delle Finanze – ha avuto una risposta ai rilievi formulati.   E il premier non si è mosso da quanto spiegato all’indomani del caso esploso sulla famosa norma che salva chi evade o froda il fisco sotto il tre per cento del reddito dichiarato, cioè quel comma che avrebbe cancellato la condanna a quattro anni per frode fiscale restituendo l’agibilità politica all’ex Cavaliere: tutto verrà ridiscusso nel consiglio dei ministri del 20 febbraio prossimo.   PIÙ IN LÀ DEL PARERE, la Commissione coordinata dal presidente emerito della Consulta non si è spinta. A mettere mano al testo sarà Palazzo Chigi. Per questo, e perché un atto ufficiale di nomina della Commissione non è mai arrivato, il silenzio del Tesoro ha colpito tutti. Perché non diffondere un parere tecnico? In via XX Settembre c’è il riserbo più totale. Nel documento le modifiche introdotte in extremis da Renzi vengono respinte. La bocciatura è ampia: dal tre per cento, al cavillo (comma 4, articolo 4) che salva chi froda il fisco con operazioni di finanza strutturata – come i derivati – se inserite nelle scritture contabili (ne beneficerebbero gli ex ad di Unicredit e Intesa). Ma la lista è lunga, e raccoglie parte dei rilievi molto critici elaborati dal pool dei reati finanziari della Procura di Milano. È il caso, ad esempio, del comma che complica ostacola la repressione quando “l’effettività dei flussi finanziari sia parte delle modalità di perpetrazione della frode fiscale”, o l’articolo 10 quater, “inadeguato” a contrastare la “compensazione fraudolenta con crediti inventati”. Di questo silenzio – nota chi ha seguito i lavori – ne ha pagato il prezzo il ministro del Tesoro: “La posizione di Padoan è uscita indebolita, anche nella corsa al Quirinale”.   Proprio la battaglia per il Colle e il dialogo con Berlusconi – che in queste ore sembra compromesso – aiuta a comprendere il silenzio tombale imposto finora dal premier. La possibilità di ripresentare il 20 febbraio prossimo la norma del tre per cento ha pesato nelle trattative sull’Italicum, e ora è l’ultima garanzia di tenuta del patto del Nazareno. Che il cavillo fosse “ad personam” è indubbio. La norma, “scritta da un grande studio legale” era infatti “un cliché già ai tempi di Giulio Tremonti”, raccontano informati dirigenti del Tesoro. Emissari del Cavaliere lo avevano chiesto più volte all’allora titolare del ministero, “nella stessa forma di quella poi infilata in extremis a Palazzo Chigi alla vigilia di Natale”. Tentativi più volte falliti per l’opposizione di Tremonti, preoccupato di rendere credibili le entrare derivanti dalla lotta all’evasione, evitando cioè espedienti in antitesi con le linee guida avanzate dalle istituzioni internazionali.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/01/2015.

Nessun commento:

Posta un commento