venerdì 30 gennaio 2015

L’attesa di Mattarella tra telefonate e lavoro “Se andrà bene sarà un grande onore”

L’attesa di Mattarella tra telefonate e lavoro “Se andrà bene sarà un grande onore” (TOMMASO CIRIACO).

MattarellaL’intera giornata blindato alla Consulta Colloqui con Renzi, Berlusconi, D’Alema.
ROMA – Attraversa il cortile della foresteria della Consulta poco dopo le dieci. Ad attenderlo c’è un autista. Sergio Mattarella monta su un attimo prima di essere catturato da una telecamera. Da tre anni il giudice costituzionale percorre a piedi i centocinquanta metri che lo separano dalla Consulta e non gli capita spesso di cambiare abitudini. In questa giornata, però, è impossibile non stravolgere il programma. Non c’entrano comprensibili ragioni di sicurezza – almeno non ancora, perché da oggi la protezione sarà rafforzata – piuttosto la volontà di tenere lontani flash e cronisti.
Come un big bang, così la candidatura al Quirinale mette sottosopra la vita di un giudice riservato.
«Sono tranquillissimo – assicura a chi lo contatta nelle ore più intense della sua carriera – E ho l’anima in pace perché non ho fatto nulla per arrivare fino a questo punto ». Prima che la danza cominci, prima che Matteo Renzi lo lanci ufficialmente per il Colle, Mattarella è già blindato nel suo rifugio. È dallo studio di giudice costituzionale, a due passi da quello di Giuliano Amato, che l’ex ministro diccì segue il primo scrutinio. Minuto per minuto, voto per voto. Resterà lì, nel cuore della Consulta, fino a tarda sera.
Il pranzo assomiglia a una missione impossibile. Il cellulare non smette di squillare. Centinaia di sms, decine di chiamate. Fra i primi c’è proprio Renzi. Lo squillo politicamente più importante è però quello di Gianni Letta. Arriva da Palazzo Grazioli e permette al candidato di scambiare qualche parola con Silvio Berlusconi. Telefonano Angelino Alfano, Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e un’affettuosissima Rosy Bindi. Con tutti Mattarella mostra cautela, come sempre. E a tutti affida soprattutto un pensiero: «Se andrà bene, sarà un onore. E il mio impegno sarà massimo».
Se si escludono alcune “trasferte” palermitane, la vita di Mattarella è racchiusa in un fazzoletto di sampietrini e palazzi alle spalle di piazza del Quirinale. Prima di diventare vedovo, a dire il vero, viveva a via della Mercede. Poi ha deciso di affittare quella abitazione («ogni tanto chiacchieravamo delle questioni condominiali, niente di più», raccontano oggi gli inquilini) e di trasferirsi nei locali della foresteria della Consulta. In questi cinquanta metri quadrati il giudice fa ritorno ogni sera, intorno alle 21. Da quando il suo nome è entrato prepotentemente nella lista dei papabili per il Colle, ha scelto un profilo ancora più basso, se possibile. Niente più cena al Santa Cristina, il ristorante che confina con la foresteria. E addio anche al Caffè del Quirinale, dove pranzava con una pizzetta prosciutto e formaggio, occhio di bue o pasticcini, yogurt e Pocket Coffee. Sobriamente.
Da La Repubblica del 30/01/2015.

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