sabato 31 gennaio 2015

L’ULTIMO AVVISO AD ALFANO: “SE SEI CONTRO VAI VIA DAL GOVERNO”. E ANGELINO UBBIDISCE

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L’ULTIMO AVVISO AD ALFANO: “SE SEI CONTRO VAI VIA DAL GOVERNO”. E ANGELINO UBBIDISCE (Francesco Bei)

«Da domani nulla tra noi sarà più come prima». Angelino Alfano si lascia così, dopo l’ennesima burrascosa telefonata con Renzi. Seguita all’incontro del pomeriggio, nella stanza del governo a Montecitorio, in cui i due arrivano davvero a un passo dalla rottura. Perché il voto di oggi per Sergio Mattarella da parte di Area popolare segna non solo l’incrinatura della neonata, fragilissima, alleanza tra Ncd e Forza Italia. Ma soprattutto manda in frantumi quel patto di non belligeranza tra «Angelino» e «Matteo » che consentì a Renzi di subentrare in corsa a Enrico Letta senza scosse.
Tra i due il gelo è calato improvvisamente. Quando «Matteo », preoccupato per i franchi tiratori del Pd, ha usato l’arma della minaccia per indurre Ncd a staccarsi da Forza Italia. «Mi devi spiegare come farai, da ministro dell’Interno, a restare al tuo posto dopo esserti sottratto a un voto con noi sul Quirinale. Non possono non esserci conseguenze ». Tra i renziani si dice che il premier fosse già pronto a sostituire Alfano con Delrio. Ma la crisi della maggioranza “strana” avrebbe potuto trascinare con sé anche la legislatura, portando al collasso prematuro il progetto di ricostruzione del centrodestra che Alfano sta coltivando con Berlusconi. Gli emissari del Pd fanno capire che non sarebbe nemmeno scontato che a votare si andrebbe con il Consultellum. «In due settimane potremmo approvare il Mattarellum con i voti di Sel e dei grillini. E qua loro sparirebbero completamente».
I toni si alzano, le riunioni si susseguono. Boschi incontra la colomba alfaniana Beatrice Lorenzin, favorevole a votare subito Mattarella. Nel frattempo Casini, a palazzo Giustiniani, insieme a Lorenzo Cesa sta cercando di convincere Verdini, Gianni Letta e Alfano a convergere tutti su Mattarella alla quarta votazione. Ma Berlusconi non si piega. Alfano inizia a tentennare. Anche perché, nel frattempo, deflagra lo scontro dentro il suo partito tra filoberlusconiani e governativi. Nunzia De Girolamo e Renato Schifani spingono per dare una lezione a Renzi e non entrare in aula come i forzisti. Lorenzin si batte per la scheda bianca insieme a Gaetano Quagliariello. Alfano deve mediare ma sa bene che almeno una ventina dei suoi premono per non restare tagliati fuori dalla partita: vogliono votare subito Mattarella, «Berlusconi faccia quello che vuole».
Nell’impazzimento generale scendono in campo tutti i giocatori, centravanti di sfondamento, mediatori e grossi calibri. Tra questi anche Giorgio Napolitano, che alla Camera ha un lungo colloquio con lo stesso Alfano. Seguito da un faccia a faccia con il premier. L’anziano presidente emerito parla di «senso di responsabilità», è una voce da cui Alfano è toccato. Riunione d’emergenza intanto a Montecitorio tra Renzi e tutto lo stato maggiore del Pd, i capigruppo Speranza e Zanda, i vice segretari Serracchiani e Guerini, il presidente Orfini, Luca Lotti. Alfano pretende un appello pubblico del premier per chiedere i voti di Area popolare e Forza Italia. Un invito formale al tavolo da gioco. Il ministro dell’Interno chiede al premier che la dichiarazione contenga un richiamo esplicito alla «maggioranza delle riforme», escludendo quindi Sel e mettendo in mora la minoranza Pd. Renzi concede solo un comunicato generico, una nota d’agenzia per auspicare «la più ampia convergenza possibile».
Messo con le spalle al muro, il leader Ndc punta allora direttamente al presidente designato. Chiama Mattarella. È una richiesta accorata di aiuto quella di Alfano. «Non abbiamo nulla contro la tua candidatura, il problema è Renzi. Se tu potessi fare una dichiarazione sul modello di Pertini… sarebbe utile se dicessi che la tua non è una candidatura di parte ma rappresenta tutte le forze politiche». Il no del candidato è secco: «Io sono ancora “solo” un giudice costituzionale. Sarei onorato di essere scelto da un larghissimo schieramento, ma da questo non mi muovo. Non posso dire nulla». Un rifiuto che a Renzi, non appena glielo riferiscono, provoca un commento positivo sulle qualità del candidato per il Colle. «Abbiamo scelto bene».

Intanto il pressing nei confronti dei singoli grandi elettori di Area popolare si fa più forte. Persino Mario Mauro, ostile a Renzi, cerca di convincerli. Nunzia de Girolamo confida in serata: «Stiamo subendo una pressione violenta. Se anche decidessimo a favore di Mattarella, i nostri rapporti con Renzi da domani cambiano». Renato Schifani si sbilancia un po’ di più: «Votiamo Mattarella perché ci crediamo e per evitare una crisi di governo, ma sicuramente ora si apre uno scenario di confronto duro nella maggioranza». Cicchitto avverte: «Renzi non pensi che non ci saranno conseguenze nella gestione del governo». Costretto a ingoiare il boccone, a rimangiarsi quanto stabilito solo 24 ore prima, tutto l’Ncd rincula contro Renzi.
Intanto, a palazzo Chigi, i big del partito contano e ricontano i voti. Con l’arrivo degli alfaniani, e forse anche di molti forzisti, l’obiettivo dell’elezione sembra essere in sicurezza. Ma fidarsi è bene… Orfini suggerisce di rendere riconoscibili le schede, scrivendo in modo diverso il nome di Mattarella (con l’iniziale, mettendo prima il cognome e poi il nome e così via). Ma Renzi decide di non accettare il consiglio. Per il premier «sarebbe un segnale di sfiducia verso i nostri». Stamane si va così. Sulla fiducia. E a un clima più disteso contribuisce anche una telefonata in extremis tra Renzi e Alfano. Per chiarirsi e sbollire la rabbia accumulata in tante ore. «Clima positivo e cordiale», dicono le fonti di palazzo Chigi. Si verificherà stamattina.

repubblica

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