sabato 31 gennaio 2015

POLITICA Il destino delle riforme e il ruolo del presidente


da il manifesto

Il destino delle riforme e il ruolo del presidente

Nazareno. Mattarella favorevole all’elezione diretta sul Colle. Ma attento agli equilibri Non è un conservatore. Ma quest’Italicum non incontra le sue convinzioni
Matteo Renzi e Sergio Mattarella alla parata del 2 giugno 
La nuova legge elet­to­rale e il dise­gno di legge di revi­sione costi­tu­zio­nale sono al riparo dall’ira fune­sta di Ber­lu­sconi? Ammesso e non con­cesso che l’ex Cava­liere tenga fermo il pro­po­sito di «non farle diven­tare leggi della Repub­blica» come ha detto ai suoi par­la­men­tari nel momento della mas­sima stizza, c’è da chie­dersi quanta presa possa ancora avere il padrone scon­fitto di Forza Ita­lia sulle sue truppe in libera uscita, qua­lun­que deci­sione prenda. Ma stiamo ai fatti.
Tutti i numeri del premier
La legge elet­to­rale ritorna alla camera entro la fine di feb­braio. Anche senza Forza Ita­lia (al limite per­sino senza i depu­tati di Alfano, se qual­cuno avesse cre­duto per un attimo ai furori del mini­stro) Renzi ha i numeri, con Scelta civica, per farla pas­sare. La mino­ranza Pd avanza alcune richie­ste, prima fra tutte quella di aumen­tare il numero di depu­tati eletti con le pre­fe­renze, ma già a marzo scorso non si è messa di tra­verso nel voto finale. In ogni caso se ci fos­sero modi­fi­che potreb­bero solo essere peg­gio­ra­tive per Ber­lu­sconi, anche sulla clau­sola di sal­va­guar­dia che rin­via al 2016 l’applicabilità dell’Italicum, dun­que all’ex Cava­liere con­viene stare dentro.
Anche per­ché non è detto che la legge elet­to­rale non debba tor­nare al senato — a rigor di logica dovrebbe tor­narci cer­ta­mente visto che va cor­retta in alcuni pas­saggi tec­nici. Al senato i voti di Ber­lu­sconi, anche quei pochi che gli restano depu­rati dalla fronda di Fitto, si sono dimo­strati indi­spen­sa­bili. Per Renzi, che ha potuto igno­rare la paral­lela fronda Pd, ma soprat­tutto per Ber­lu­sconi, che ha otte­nuto i capi­li­sta bloc­cati. Pare che l’ex cava­liere in que­ste ore abbia pro­messo ai suoi che le cir­co­scri­zioni saranno aumen­tate da cento a cen­to­venti, se è vero è solo una lusinga per tenere legati a sé 120 aspi­ranti capi­li­sta. Visiti i son­daggi per Forza Ita­lia sarà dif­fi­cile anche rag­giun­gere cento eletti.
Discorso solo in parte simile sulla riforma costi­tu­zio­nale, il cui esame è stato inter­rotto alla camera prima degli arti­coli più impor­tanti. Le modi­fi­che rispetto al testo uscito dal senato sono state pochis­sime e mar­gi­nali, hanno riguar­dato fin’ora solo quat­tro arti­coli (in totale sono 40); e solo gli arti­coli modi­fi­cati potranno essere oggetto di ulte­riore let­tura al senato. I tempi sono più lun­ghi per la pro­ce­dura pre­vi­sta dalla revi­sione costi­tu­zio­nale: dopo l’ultima appro­va­zione con­forme biso­gnerà aspet­tare la «pausa di rifles­sione» di almeno tre mesi, poi ci sareb­bero i tempi del refe­ren­dum con­fer­ma­tivo. E nel frat­tempo un even­tuale scio­gli­mento delle camere farebbe crol­lare la riforma su se stessa, il parere dei costi­tu­zio­na­li­sti è con­corde. Fino alla pro­mul­ga­zione la legge è a rischio per­ché non ha per­fe­zio­nato l’iter di for­ma­zione, dun­que Renzi acce­le­rando la crisi prima della pri­ma­vera 2016 rinun­ce­rebbe alla sua riforma.
Ma ha senso par­lare di ele­zioni anti­ci­pate con un nuovo pre­si­dente della Repub­blica appena inse­diato? Da un punto di vista costi­tu­zio­nale ha senso, e pro­prio imma­gi­nando un rien­tro del capo dello stato nel peri­me­tro delle sue legit­time attri­bu­zioni — e di Mat­ta­rella si ricor­dano diversi inter­venti con­tro una «visione troppo esten­siva del ruolo del pre­si­dente». Se si guarda agli ultimi quat­tro, cin­que anni, si vede che il pro­ta­go­ni­smo di Gior­gio Napo­li­tano si è eser­ci­tato in senso inverso, nel senso cioè di allon­ta­nare osti­na­ta­mente l’ipotesi di scio­gli­mento delle camere anche quando poteva essere quello l’orientamento del par­tito di mag­gio­ranza rela­tiva. Oggi il pal­lino è nella mani del segre­ta­rio del par­tito demo­cra­tico, senza il quale nes­suna mag­gio­ranza è pos­si­bile né alla camera né al senato. Se Renzi deci­desse di chie­dere le ele­zioni, se i suoi gruppi par­la­men­tari deci­des­sero di seguirlo fino in fondo, il nuovo pre­si­dente della Repub­blica avrebbe dif­fi­coltà a non scio­gliere le camere. E pro­prio per que­sto, da un punto di vista poli­tico, è un’ipotesi di cui non ha senso par­lare adesso, anche per­ché buona parte della forza par­la­men­tare di Renzi sta nel poter offrire una pro­spet­tiva lunga alla legislatura.
L’incerto senato
Con quale legge elet­to­rale si andrebbe poi alle ele­zioni anti­ci­pate? La clau­sola di «sal­va­guar­dia» inse­rita nell’Italicum — sal­va­guar­dia per i depu­tati e i sena­tori più che per i par­titi – non è un grosso pro­blema, visto che è facil­mente aggi­ra­bile da un decreto del governo (che peral­tro dovrebbe neces­sa­ria­mente inter­ve­nire per ridi­se­gnare i col­legi). Il pro­blema è che in assenza della riforma Costi­tu­zio­nale che risol­ve­rebbe il pro­blema alla radice (è pre­vi­sta una sola camera elet­tiva) l’Italicum non è una legge esten­si­bile al senato, per­ché pre­vede il bal­lot­tag­gio e può deter­mi­nare risul­tati oppo­sti nelle due camere. C’è allora il Con­sul­tel­lum, il sistema pro­por­zio­nale venuto fuori dalla Corte costi­tu­zio­nale che pre­vede per il senato soglie molto alte di sbar­ra­mento e una pre­fe­renza. Il rischio di ingo­ver­na­bi­lità ci sarebbe ugual­mente, ed è il caso di ricor­dare come una delle ragioni per la quali Ser­gio Mat­ta­rella è sem­pre stato ostile al Por­cel­lum era la pre­vi­sione di due mec­ca­ni­smi diversi per camera e senato, pre­fi­gu­rando per il senato mag­gio­ranze risi­cate. Natu­ral­mente il padre del Mat­ta­rel­lum ha avuto altre cri­ti­che per la legge elet­to­rale di Cal­de­roli: scet­tico in gene­rale verso i premi di mag­gio­ranza, lo è stato in par­ti­co­lare per il pre­mio asse­gnato alla lista per la facile pre­vi­sione dei «listoni» pronti a divi­dersi dopo le ele­zioni. In più Mat­ta­rella è stato un feroce cri­tico delle liste bloc­cate, da poli­tico prima che da giu­dice costi­tu­zio­nale che ha votato per l’incostituzionalità di quella norma. Sono vizi che l’Italicum in parte replica. Tanto? Poco? Mat­ta­rella dovrà adesso giu­di­carlo da una dif­fe­rente prospettiva.
Il pro­no­stico di Bindi
«Mat­ta­rella non è uno che enfa­tizza il con­flitto isti­tu­zio­nale, ma non è nean­che uno che firma tutto senza stu­diare con atten­zione gli atti», ha detto ieri forse un po’ pre­ci­pi­to­sa­mente Rosy Bindi. L’affermazione si pre­sta a una duplice let­tura, per­ché potrebbe allu­dere al fatto che il futuro pre­si­dente, uomo discreto, limi­terà gli inter­venti di moral sua­sion per con­cen­trarsi su un eser­ci­zio accorto del potere di firma. Eppure di fronte a un pre­si­dente del Con­si­glio che governa con decreti, maxie­men­da­menti e fidu­cie, e che quando qual­cuno glielo fa notare risponde che ce ne saranno di più e ancora, nell’ultimo anno è man­cata pro­prio la capa­cità di freno del Qui­ri­nale. «Uno squi­li­brio del rap­porto fra pre­mier e camere sarebbe inac­cet­ta­bile», scri­veva qual­che anno fa il pre­si­dente desi­gnato; una con­vin­zione che tor­nerà utile per andare incon­tro alle riforme costi­tu­zio­nali: un pro­fes­sore di diritto pub­blico come lui non si limi­terà a guar­darle pas­sare. «Non sfugge quanto possa influire il capo dello stato sull’approvazione o meno di una riforma costi­tu­zio­nale», scrisse una volta Mat­ta­rella, pole­miz­zando sui gior­nali a pro­po­sito della rie­le­zione di Scal­faro — da lui cal­deg­giata in attesa di intro­durre l’elezione diretta del pre­si­dente della Repub­blica, per la quale si spen­deva. E nell’omaggio a quel pre­si­dente al quale già vogliono para­go­narlo — tanto i detrat­tori quanto i soste­ni­tori — Mat­ta­rella esaltò «la ten­sione morale nei con­fronti dell’esigenza di uno sforzo di attua­liz­za­zione delle isti­tu­zioni», a riprova che Renzi ha ragione nel pre­sen­tarlo come un i in mate­ria costi­tu­zio­nale. Ma già allora Mat­ta­rella rin­gra­ziava Scal­faro per «la vigi­lanza sull’equilibrio delle fun­zioni e dei poteri deli­neato nella Carta». Quell’equilibrio che è in fase di rottamazione.

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