venerdì 30 gennaio 2015

PROVE DI TERREMOTO POLITICO

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PROVE DI TERREMOTO POLITICO (Federico Geremicca)

Dovendo scegliere tra il suo partito e la prosecuzione del contestato dialogo con Berlusconi, Matteo Renzi ha scelto il Pd.
La storia recente, intendiamo le trappole in cui sono inciampati appena due anni fa Franco Marini prima e Romano Prodi poi, non induce a facili ottimismi: ma se la candidatura di Sergio Mattarella domani supererà la prova del voto, ecco, l’elezione del nuovo presidente della Repubblica sembra caratterizzarsi – a parte tutto il resto – come il primo atto di un possibile cambio di fase politica dagli sviluppi pericolosamente incerti. Infatti, arrivato davanti a un bivio vero e dovendo scegliere tra il suo partito e la prosecuzione del contestato dialogo con Berlusconi, Matteo Renzi ha scelto il Pd. E la cosa, in tutta evidenza, potrebbe esser gravida di conseguenze sul profilo e lo sviluppo della legislatura…
Sergio Mattarella, dunque. Un uomo della Prima Repubblica, un signore di quasi 74 anni, un politico (ex politico?) poco smart e dai valori tradizionali e solidi. Un dirigente della fu Dc col quale Matteo Renzi avrà scambiato qualche battuta tre o quattro volte in vita sua. Non un amico, insomma. E nemmeno un possibile Presidente col quale fosse facile immaginare una naturale sintonia politica. Eppure, Matteo Renzi ha scelto lui. Verrà tempo, in caso di elezione al Quirinale, per provare a spiegare con più attenzione le possibili ragioni di questa decisione: per ora, conviene fermarsi all’annuncio di terremoto politico che la possibile ascesa di Sergio Mattarella al Colle sembra prefigurare.
Il Pd che si ricompatta (o sembra ricompattarsi); il Patto del Nazareno che si frantuma, rivelandosi per quel che forse è sempre stato (almeno nell’idea di Renzi); un pezzo di maggioranza di governo (il partito di Alfano) spiazzato e in difficoltà; il cammino delle Grandi Riforme (quella del Senato e quella elettorale) che pare complicarsi ulteriormente. E sullo sfondo, naturalmente, il solito allarme per possibili elezioni anticipate: che nessuno vuole, ma che è comodo e facile evocare di fronte ad una mossa che per tempi e modi ha spiazzato praticamente tutti. Protagonista e regista dell’intera operazione (non ancora coronata da successo, va annotato) è Matteo Renzi: un giovane politico che nemmeno due anni fa era null’altro che il sindaco di una media città italiana e che si è trovato – anzitempo – a cimentarsi con quello che viene considerato l’esame di laurea per un leader di spessore: l’elezione del Presidente della Repubblica.
Vittima di questa operazione appare, al momento, Silvio Berlusconi: da vent’anni «padrone» del centrodestra e convinto che l’abbraccio col giovane premier potesse costituire la premessa e la garanzia per un allungamento della sua vita politica. Chi ieri ha parlato con l’ex Cavaliere, racconta di un uomo prima di tutto sorpreso: e poi profondamente deluso. «Renzi ha tradito i patti», anzi il patto dei patti, il cosiddetto e famigerato Patto del Nazareno.
Nessuno ha mai saputo davvero cosa prevedesse quell’intesa: tutti, al momento, possono invece osservare che cosa abbia finora prodotto: una legge elettorale vantaggiosa per il Pd e suicida per Forza Italia; il declino elettorale del «partito azzurro» e la sua disintegrazione come soggetto politico unitario; un soccorso parlamentare che ha spesso tolto dai guai l’esile maggioranza di governo; e un Presidente della Repubblica – se Sergio Mattarella dovesse esser eletto domani – che Berlusconi (e Alfano) pare non vogliano, incredibilmente, votare. Se il Patto del Nazareno ha prodotto questo (come in effetti ha prodotto) molti «professionisti del retropensiero» dovranno forse rivedere le cose dette e scritte…
Ci sarà tempo per ragionarci. Per ora meglio stare a quel che potrebbe accadere: l’elezione, appunto, di Sergio Mattarella. Il nome, secondo alcuni, forse non entusiasma (come non entusiasmò quello di Napolitano…) ma probabilmente – considerate le divisioni dentro e tra i partiti – non c’era al momento soluzione migliore. Domani potrebbe essere il giorno buono, ma non è detto: dipenderà solo e soltanto dalla tenuta del Pd. Dovesse andar bene, per Renzi sarebbe un successo notevolissimo. I guai, magari, cominceranno dal giorno dopo…

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