sabato 28 febbraio 2015

CENTRI SOCIALI E CASAPOUND, I DURI CHE ALLARMANO IL VIMINALE

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CENTRI SOCIALI E CASAPOUND, I DURI CHE ALLARMANO IL VIMINALE (Corrado Zuino)

Quelli di CasaPound, dopo aver vagheggiato alleanze grilline, cavalcato uno sconclusionato movimento dei Forconi, hanno trovato nella Lega nazionale di Matteo Salvini una possibilità concreta di affaccio pubblico italiano. Sono neofascisti veri. Loro dicono del Terzo millennio, ma nei pensieri e nelle azioni in undici anni hanno mostrato le stimmate mussoliniane: violenza di gruppo con i nemici, solidarietà sociale con il popolo italiano dimenticato. Nell’orto dell’anti-immigrazione quelli di Casapound ora coltivano con la Lega Nord una nuova alleanza. Le prove si consumarono lo scorso novembre a Tor Sapienza: scontri a Roma Est fomentati dalla destra di periferia, con Borghezio a fare da collante tra gli ultras politicizzati e i suoi padani. A questa strana alleanza fascioleghista si è avvicinata Giorgia Meloni, una “destra sociale” cresciuta nelle strade di Roma Sud. Sarà in Piazza del Popolo oggi, anche se di recente ha avuto parole sferzanti verso Casapound: «Me so’ indifferenti ». Stasera, poi, il suo Fratelli d’Italia farà la seconda commemorazione — di Mikis Mantakis, vittima degli anni di piombo, eroe della destra facinorosa — in piazza Bologna. La prima è affidata al tardo pomeriggio al Movimento sociale europeo di Giuliano Castellino. CasaPound vanta, nelle parole del suo vice-leader Simone di Stefano, condannato a tre mesi per avere sfilato la bandiera dell’Unione europea dalla sede romana della Commissione nei giorni dei Forconi, seimila followers in Italia. Molti saranno in piazza del Popolo, oggi alle 15. La Lega annuncia trecento pullman (la questura ne conta fin qui la metà) e quattro treni speciali. Una piazza romana quasi piena con trentamila persone è un successo possibile per l’europarlamentare antieuropeista Matteo Salvini.
Dall’altra parte della barricata in poche settimane si è costituito un fronte anti-Salvini che ora dice: “Roma ripudia leghisti e fascisti”. Nelle ultime ore il fronte ha fatto proprie le parole dell’attore Elio Germano, incise su un videoappello: «A Roma nun te ce volemo». Quindi ha deciso di praticare la cosa: «Vogliamo impedire materialmente il co- mizio della Lega Nord e di Casa-Pound previsto in Piazza del Popolo », hanno scritto in piazzale Flaminio prima che in duecento si scontrassero con la polizia (cinque fermi). Fino ad oggi lo “scontro” è sembrato più un pericoloso gioco a sottrarsi luoghi storici di Roma. Il numero uno dei neofascisti, Gianluca Iannone, capopopolo e frontman di una rockband, l’altro giorno aveva lanciato l’ultima provocazione: «Prenderemo noi Piazza Vittorio, domenica mattina». La piazza multietnica è a una fermata di tram dalla sede di Casapound. C’è stata poi la contesa della piazza del Campidoglio, tre giorni fa. Quindi gli scontri di ieri, con i “senza casa” che volevano entrare a forza in Piazza del Popolo. Un gioco pericoloso, sotteso dalla volontà della sinistra antagonista di non dare agibilità politica ai fascioleghisti. Tutto questo desta preoccupazione in una questura appena scossa dagli hooligans del Feyenoord. Oggi il Viminale manderà per le strade della città addirittura tremila agenti, ottanta equipaggi del Reparto prevenzione crimine di polizia e carabinieri. Da ieri sera sono sotto controllo caselli autostradali, stazioni ferroviarie, vie consolari, metropolitane. Un esercito a difesa di una capitale sventrata troppe volte.
Lo schieramento antifascista, dicevamo, è guidato dagli occupanti della casa che nelle ultime due stagioni sono diventati protagonisti del movimento. Hanno avuto leader fermati dal- le procure, gestiscono un popolo di sfrattati e occupanti, spesso stranieri, le cui condizioni sono state rese precarie dal decreto Lupi. Molti “sfrattati” nelle riunioni dei giorni scorsi chiedevano una manifestazione dura, d’impatto fisico, ma poi è prevalsa l’ala che non vuole un nuovo assedio di Roma: «Saremo determinati ma pacifici». I duecento che ieri hanno paralizzato il traffico intorno a Piazza del Popolo e issato canotti contro la polizia vogliono dire, però, che, almeno alla vigilia, il gruppo dei duri non sta alle regole. E questo è il grosso dubbio per oggi: duecento fuori controllo possono bastare a incendiare le strade.
Ci saranno, tra quelli di piazza Vittorio, tutti i centri sociali romani, accompagnati da alleati di Napoli, Teramo, L’Aquila. E collettivi studenteschi, reti precarie, le femministe, il forum dell’acqua pubblica, gli occupanti degli spazi culturali, il Roma Pride. Poi, a tranquillizzare sul piano dell’ordine pubblico, esponenti di Sel e Rifondazione, neocomunisti, i Cobas e l’Anpi. Sono attesi gruppi militanti come i 99 Posse e gli Assalti frontali, intellettuali come Erri De Luca e Moni Ovadia. Il fumettista ZeroCalcare ha disegnato il manifesto del corteo e dice: «A Roma una cosa avevamo di buono: che non c’era la Lega». Cinquemila persone, si aspetta la questura: in piazza Vittorio potranno essere il doppio.
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