lunedì 23 febbraio 2015

DOPO POLANCO SI FA AVANTI ESPINOSA: SILVIO ORA TEME LA CREPA DELL’OMERTÀ

silv

DOPO POLANCO SI FA AVANTI ESPINOSA: SILVIO ORA TEME LA CREPA DELL’OMERTÀ (Emilio Randacio)

«Io posso passare per tutto quello che vuole: prostituta o pazza. L’importante è che ne esca con qualcosa ». È l’8 ottobre del 2010 quando gli investigatori della procura di Milano, intercettano l’allora diciassettenne Ruby El Marough al telefono con il fidanzato Luca Risso. «A me interessa che mantenga le promesse», chiosa ancora la marocchina mentre sta per imperversare lo scandalo che poi prenderà il suo nome: il Rubygate. E quelle parole, oggi, appaiono quasi profetiche. Sembra infatti che il mantra di Ruby si sia esteso anche a tutte le altre ragazze che si sono succedute nelle «cene eleganti » — definizione del padrone di casa — a Villa San Martino, la residenza di Silvio Berlusconi. Ovvero passare per quello che vuole Berlusconi, anche per una prostituta, se necessario, ma «uscirne con qualcosa» da questa vicenda.
Quattro anni e mezzo dopo, le promesse Berlusconi sembra davvero averle mantenute. Almeno di questo si sono convinti i magistrati milanesi che stanno analizzando non solo le fonti di approvvigionamento di denaro di Ruby — ben superiori a quelle che sono le sue entrate ufficiali — ma anche di tutte quelle ragazze che hanno partecipato alle serate del “Bunga Bunga” ad Arcore e da mesi — dopo la sentenza di condanna per Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora — sono finite sul registro degli indagati. Perché dietro a questo fiume di denaro, e agli appartamenti in comodato d’uso ventennale, per l’accusa ci sarebbe solo la precisa volontà dell’ex presidente del Consiglio di evitare che qualcuna possa parlare. In altre parole, evitare che tra le venti ospiti più assidue delle sexy feste, perquisite all’inizio della settimana, indagate per corruzione giudiziaria e falsa testimonianza, ci possa essere chi decida di rompere il muro d’omertà. Il 9 febbraio scorso, nelle motivazioni della condanna dei tre imputati, la Corte d’Appello milanese ricorda infatti come le ospiti di Arcore servissero «ad allietare le serate» dell’allora presidente del Consiglio. E come la loro presenza avesse come scopo quello «di divertire e sollecitare l’eccitazione sessuale del padrone di casa», un «servizio reso per conseguire denaro e altre utilità».
Proprio per capire se l’indagine milanese sia a una svolta bisogna soppesare i messaggi che stanno accompagnando gli ultimi sviluppi investigativi. I contatti tra i legali coinvolti in questo troncone si susseguono per capire anche le prossime mosse difensive, e se i rumors su possibili pentimenti delle prime «olgettine » abbiano una qualche fondatezza. Come quello di Marysthelle Polanco. L’ex valletta della scuderia Mediaset di origini dominicane, ben prima delle perquisizioni di martedì scorso, con una mail dalla Svizzera, ha fatto sapere alla procura di essere pronta a parlare. E lo stessa mossa sembra intenzionata a fare la sua amica Aris Espinosa. Possibile che questi “preannunci” prefigurino una crepa nel muro delle ricostruzioni di comodo delle serata nella villa di Berlusconi? Chi è vicino all’inchiesta giura che non c’è ancora nulla di concreto. E ricorda come già in passato ci siano state costituzioni di parte civile ai processi depositate e poi ritirate senza una spiegazione plausibile. O ancora dichiarazioni roboanti su riviste patinate, che non hanno avuto un seguito tra le carte del dibattimento.
C’è anche un elemento di complicazione in più. Nel caso della Polanco, da oltre un anno residente in Svizzera, per ascoltarla servirebbe una rogatoria. Perché fino ad adesso davanti ai magistrati titolari dell’indagine non si è ancora seduta nessuna delle testimoni accusate di aver manipolato le loro ricostruzioni. C’è anche chi non esclude che dietro a mosse o dichiarazioni pubbliche ci sia in realtà solo l’ennesimo tentativo di alzare il prezzo. E in questo caso sarebbero ancora più attuali le parole dette ancora da Ruby, a un telefono intercettato, sempre nell’ottobre del 2010: «Per me lui (Berlusconi, ndr), é Gesù. Finché c’è lui, io mangio».

Nessun commento:

Posta un commento