mercoledì 25 febbraio 2015

“È incostituzionale, mina la nostra indipendenza”

“È incostituzionale, mina la nostra indipendenza” (Liana Milella).

L’INTERVISTA/ IL GIP EZIA MACCORA.
MaccoraROMA – Ezia Maccora, il gip del caso Yara, toga storica di Md ed ex Csm, sulla legge non fa sconti alla politica.
A questo punto non è troppo debole il no allo sciopero?
«La decisione dell’Anm è stata di grande responsabilità. Non aver scelto forme estreme di protesta nulla toglie al giudizio fortemente negativo sulla riforma della responsabilità civile».
Preoccupati ma responsabili?
«Assolutamente. Alla incomunicabilità dello scontro e alla logica degli slogan preferiamo la forza delle argomentazioni e del ragionamento in grado di far comprendere ai cittadini la vera posta in gioco: permangono criticità che minano l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati e, quindi, il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge».
Legge incostituzionale: dove?
«Nel 1990 la Consulta ha sottolineato l’importanza del filtro di ammissibilità dell’azione civile di responsabilità per escludere azioni temerarie e intimidatorie. Oggi quel filtro viene eliminato, senza alcun studio sull’impatto della legge e in controtendenza rispetto a leggi deflative varate dal legislatore. Da domani potrà essere più facile arginare i magistrati “scomodi”, con azioni pretestuose che faranno proliferare incompatibilità».
Avete paura di fare i magistrati?
«La riforma coinvolge direttamente l’attività valutativa e interpretativa del giudice, cioè il cuore della giurisdizione, in contrasto con le pronunce della Consulta».
Che pericoli vede?
«Il mestiere del giudice è dare ragione a una parte e torto all’altra. E quindi ci sarà sempre una parte, quella a cui il giudice ha dato torto, che potrebbe valutare utile intraprendere strumentalmente un giudizio contro il giudice che l’ha condannata ».
Se così fosse i ricorsi sarebbero migliaia…
«Certamente e se questa parte è economicamente forte, l’azione contro il giudice sarà la regola. C’è il rischio che in futuro i magistrati, soprattutto i più giovani, non privilegeranno interpretazioni innovative e saranno molto “timidi” nei confronti dei «poteri forti» se dovranno discostarsi da una consolidata giurisprudenza».
Da La Repubblica del 25/02/2015.

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