venerdì 27 febbraio 2015

ECONOMIA Privatizzare per fare cassa Guastando il nostro sistema industriale

da il manifesto
ECONOMIA

Privatizzare per fare cassa Guastando il nostro sistema industriale

Due tra le prin­ci­pali cause all’origine della lunga crisi eco­no­mica ita­liana fanno rife­ri­mento ad alcune deci­sioni por­tate avanti dai governi di cen­tro– sini­stra negli anni novanta. Da allora in poi, in buona parte, sia pure con qual­che oscil­la­zione, è andato male l’andamento del pil, degli inve­sti­menti, della pro­dut­ti­vità, delle spese in ricerca e sviluppo.
Tra que­ste deci­sioni ricor­diamo, da una parte, il nuovo approc­cio ai temi del lavoro, prima con gli accordi di “con­cer­ta­zione” governo– imprese– sin­da­cati, poi con la legge Treu del 1997, che inau­gura la sta­gione del lavoro fles­si­bile; dall’altra, l’avvio dei pro­cessi di pri­va­tiz­za­zione.
Il primo tipo di prov­ve­di­menti ha por­tato ad un aumento rile­vante dei pro­fitti delle imprese, che non sono però stati usati, come era neces­sa­rio, per ammo­der­nare l’apparato indu­striale del paese, ma invece per gon­fiare gli impie­ghi speculativo-finanziari e ali­men­tare il tra­sporto del denaro, almeno in parte, al di là delle Alpi. Si è aperta paral­le­la­mente la via al precariato.
Per quanto riguarda il secondo tipo di deci­sioni, va ricor­dato che le imprese pub­bli­che, con tutti i loro difetti, face­vano inve­sti­menti, garan­ti­vano di fre­quente un’occupazione qua­li­fi­cata, spen­de­vano in ricerca e svi­luppo, con­tri­buendo a soste­nere il paese. Una volta pri­va­tiz­zate tutto que­sto è venuto sostan­zial­mente e in larga misura a cessare.
Le liqui­dità rile­vanti otte­nute dalla ven­dita delle imprese sono quasi imme­dia­ta­mente scom­parse nelle vora­gini della spesa pub­blica impro­dut­tiva dei governi che si sono suc­ce­duti al comando, a par­tire da quelli Berlusconi-Tremonti. Inol­tre le ces­sioni hanno in alcuni casi con­tri­buito a creare degli oli­go­poli pri­vati –si pensi alle auto­strade, che dal momento della pri­va­tiz­za­zione in poi hanno visto aumen­tare a dismi­sura i pedaggi-, in altri hanno dato luogo ad ope­ra­zioni poli­ti­che distrut­tive –si ricordi il caso Ali­ta­lia– ed in altri ancora, come nell’esempio di Tele­com Ita­lia, ad un affos­sa­mento delle pro­spet­tive di svi­luppo aziendale.
Men­tre per il lavoro da allora in poi è stata tutta una sequenza ulte­riore di prov­ve­di­menti — con il job-act ultimo e deci­sivo passo in materia-, che hanno con­tri­buito ad affos­sare le pro­spet­tive dell’occupazione, per le pri­va­tiz­za­zioni si era ad un certo punto smesso di pen­sarci ulte­rior­mente.
Ma ecco che si ricomincia.
Dopo la ces­sione, qual­che mese fa, di una quota rile­vante di Rai Way e quella più recente di Ansaldo Ener­gia e di Ansaldo Tra­sporti a società asia­ti­che varie, la noti­zia di ieri è che si è data mano alla pri­va­tiz­za­zione di una quota del 5,74% dell’Enel, men­tre sono in pista, a vari stadi di avan­za­mento, quella del 40% delle Poste e delle Ferrovie.
Per quanto riguarda l’Enel, il Tesoro pos­se­deva il 31,2% della società, men­tre adesso, incas­sando 2,2 miliardi, scen­derà al 25,5%. In teo­ria il governo potrebbe man­te­nere il con­trollo del gruppo anche con tale per­cen­tuale, anche per­ché lo sta­tuto dell’azienda pre­vede che nes­sun pri­vato possa dete­nere più del 3%. Ma tale clau­sola potrebbe essere cam­biata, o, comun­que, alcuni gruppi di impren­di­tori si potreb­bero coa­liz­zare per cer­care di pren­dere il comando.
Intanto si sta lavo­rando ala­cre­mente sulle Poste, società che dovrebbe essere quo­tata in borsa fra qual­che mese e di cui dovrebbe essere ceduto per il momento “solo” il 40% del capitale.
La ven­dita di una quota di capi­tale di entità per­cen­tuale simile per le Fer­ro­vie è invece per l’anno prossimo.

In com­plesso, il nostro ama­bile governo si è impe­gnato a ven­dere con l’obiettivo di incas­sare 10 miliardi all’anno tra oggi e il 2017. Natu­ral­mente il tra­guardo non sarà inte­ra­mente rag­giunto, ma spe­riamo comun­que che i gua­sti che si faranno al nostro sistema indu­striale e finan­zia­rio siano infe­riori a quelli dell’ondata di pri­va­tiz­za­zioni pre­ce­denti. Sul fronte finan­zia­rio i pro­venti Enel magari ser­vi­ranno a fare la guerra alla Libia, azione di cui tutti sen­tiamo il biso­gno, o magari a com­prare gli indi­spen­sa­bili F-35. Chissà. Che ser­vano invece, come uffi­cial­mente dichia­rato, a ridurre il debito pub­blico, pari oggi a più di 2100 miliardi di euro, appare in ogni caso poco plausibile.

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