venerdì 27 febbraio 2015

Epic Fail, gli errori grossolani del giornalismo italiano



Epic Fail, gli errori grossolani del giornalismo italiano

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Interviste con l'interlocutore sbagliato (e misterioso), altre fatte senza registratore, traduzioni sbagliate dall'inglese e dall'arabo: i recenti epic fail del giornalismo italiano


Questa mattina sulle colonne de Il Fatto Quotidiano compare una rettifica riparatoria di un grossolano errore da campionato internazionale di facepalm: mercoledì 25 febbraio infatti sul Fatto è stata pubblicata a pagina 4 una presunta dichiarazione di Paolo Fontanelli, deputato del Partito Democratico e questore della Camera dei Deputati, rilasciata al giornalista autore dell’articolo.
Il questore Fontanelli, interrogato sui vitalizi ai condannati, avrebbe così piccatamente risposto:
"Non leggo i giornali, non ne so niente [...] Non mi interessano a me 'ste cose, non ho tempo da perdere"
"Incredibile", avrà pensato il lettore sobbalzando sulla sedia, "questo viene pagato per un lavoro e 'non ne sa niente'?". Si, veramente incredibile. Se non fosse che, come spiega nella rettifica Il Fatto Quotidianola telefonata è stata fatta all'interlocutore sbagliato:
"Per un errore fortuito nella consultazione della rubrica del cellulare - e un successivo malinteso con il mio interlocutore - l'altro giorno sono incorso in uno spiacevole incidente che ha coinvolto suo malgrado l'onorevole Paolo Fontanelli, questore della Camera dei deputati. Nell'articolo di ieri sui vitalizi agli ex parlamentari, infatti, gli ho attribuito delle frasi che Fontanelli non ha pronunciato ("Non leggo i giornali, non ne so niente" , "Non mi interessano a me, 'ste cose", "non ho tempo da perdere") e che, invece, mi sono state riferite da un'altra persona. Mi scuso con l'onorevole Fontanelli e con i lettori del Fatto Quotidiano.
To.Ro."
Ieri Paolo Fontanelli era descritto come furente, lamentandosi del fatto che nessun giornalista lo avesse chiamato per le dichiarazioni che sul Fatto facevano già discutere colleghi e lettori: da dove arrivano quelle parole virgolettate? Non lo sapremo probabilmente mai, anche se sarebbe bellissimo scoprirlo.
Di recente gli strafalcioni, anche gravi, e gli errori grossolani sembrano un virus che ha contagiato molte redazioni: epico, per il profilo dei protagonisti della vicenda, fu la diatriba tra Eugenio Scalfari e Papa Francesco, quando la segreteria del Papa chiese a Repubblica una smentita (nemmeno una rettifica, proprio una smentita!) su alcune frasi attribuite al Santo Padre dal giornalista ultraottantenne fondatore del quotidiano romano.
Nell'ultima settimana invece sono due gli epic fail più clamorosi del giornalismo italiano, oltre l'intervista con l'interlocutore sbagliato del Fatto Quotidiano: il primo è mainstream, viziato da un'errata traduzione (secondo noi c'entra Google Translate) dall'arabo all'inglese, e si riferisce all'hashtag che avrebbero lanciato alcuni jihadisti in Libia: We_Are_Coming_O_Rome, clamoroso caso di guerra con refuso. Ci sono cascati praticamente tutti i grandi quotidiani mainstream (da Repubblica.it al Corriere.it).
Il secondo invece è più grave, perchè l'errore di traduzione non è dall'arabo ma dall'inglese, e a cascarci è stata anche la Gazzetta dello Sport (oltre al Corriere.it, per restare nel gruppo RCS):
Il tutto è partito dalla scritta stampata sulla maglietta ritratta nella foto qui sopra. Per larga parte dei media italiani la t-shirt sarebbe stata realizzata dai tifosi del Feyenoord al fine di minacciare i loro omologhi della Roma di accoltellamento (questa sera si gioca la partita di ritorno a Rotterdam dopo che settimana scorsa un gruppo di tifosi olandesi ha scatenato il panico nel centro della Capitale italiana).
La maglietta più che una minaccia riporta un'accusa ai tifosi romanisti, e cioè di essere rinomati in Europa (i romanisti) per non lesinare l'uso del coltello. D'altra parte il compianto gruppo ultrà BISL (Basta Infami Solo Lame) non l'hanno inventato i tifosi del Sassuolo, per dire.
La scritta sulla maglietta, tradotta, suona più come "Feccia romanista, sei svelta con il coltello": un'accusa, non una minaccia. Poco simpatica e poco amichevole, ci mancherebbe, ma tant'è.
Quello delle traduzioni è un vero e proprio dramma che i giornali mainstream sembrano incapaci di affrontare: troppo spesso si leggono virgolettati mal scritti o interi articoli semi-incomprensibili, spesso scoprendo poi essere semplicemente la traduzione automatica (grazie Google News!) del testo in lingua. Un servizio che, oltre ad insultare l'intelligenza del lettore, umilia chi firma il pezzo copincollando una traduzione e arreca un danno enorme alla testata, minando il rapporto di fiducia con i suoi lettori. Insomma, peggio di così c'è solo l'invenzione delle notizie di sana pianta.
Cosa che succede, eccome.

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