martedì 24 febbraio 2015

I FORZIERI GIÀ SVUOTATI

I FORZIERI GIÀ SVUOTATI (Camilla Conti).

Padoan
SCAMBIO DI INFORMAZIONI, L’ITALIA FIRMA L’ACCORDO CON LA SVIZZERA CONTRO L’EVASIONE. MA I CAPITALI SPORCHI SONO GIÀ VOLATI ALTROVE.
Milano – Dopo due anni e mezzo di negoziati, l’accordo è fatto: fine del segreto bancario. Il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan e la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf hanno firmato ieri il protocollo con cui la Svizzera esce dalla lista nera italiana dei Paesi che non permettono uno scambio adeguato di informazioni, solo ai fini della voluntary disclosure (l’autodenuncia), perché ora dispone di una convenzione con Roma per evitare doppie imposizioni fiscali in cui è inserita una clausola sullo scambio di informazioni su domanda, conforme allo standard Ocse.  L’INTESA – che dovrà essere ratificata per via parlamentare dai due Paesi – è applicabile a fatti avvenuti dal giorno della firma in poi. Il primo effetto è quello di rendere più conveniente far emergere i capitali detenuti illecitamente in Svizzera.
Inoltre, i due Paesi hanno sottoscritto una roadmap, un impegno politico per il futuro su diversi punti in ambito fiscale e finanziario, tra cui lo scambio automatico di informazioni, l’imposizione sui lavoratori frontalieri, l’accesso ai mercati finanziari, le black list italiane e la questione di Campione d’Italia. La manovra si dovrebbe dispiegare nell’arco di otto mesi. “Ci saranno grandi benefici per la finanza pubblicaitaliana perché l’intesa pone le condizioni di una maggiore trasparenza e fiducia tra i contribuenti e l’amministrazione”, ha sottolineato il ministro Padoan annunciando anche che il 26 febbraio l’Italia firmerà un patto in materia fiscale anche con il Liechtenstein.   La peste dell’evasione è stata debellata? Chi è in paradiso (fiscale) riporterà subito in patria valigie piene di dobloni? Non ci sarà più bisogno di liste Falciani, Pessina eccetera? Non proprio. Certo, i piccoli (sotto il milione di euro) furbetti italiani si troveranno a dover regolarizzare per necessità. E anche se decidessero di spostare verso altre piazze offshore i loro risparmi non potrebbero comunque riportare i capitali a casa nel momento del bisogno, quello che fino a poco tempo fa avveniva al confine con la Svizzera grazie agli spalloni.   Ma gli evasori più grandi non opteranno per l’autodenuncia perchè hanno già deciso di volare lontano con la difficoltà che tale tipo di scelta implica per il titolare del conto ma con difficoltà anche maggiori per il fisco italiano che in questi casi ha perso l’ultima e definitiva occasione di far emergere i capitali esportati illegalmente.   LE ALTERNATIVE ai caveau elvetici non mancano. Le Isole Vergini britanniche ha attratto nel 2013 denaro per 92 miliardi di dollari posizionandosi al quarto posto nella relativa classifica mondiale. Al primo ci sono gli Stati Uniti con 159 miliardi, poi Cina con 127, Russia con 94 miliardi (tutti in gas, petrolio e metalli). In sostanza le ex isole inglesi hanno visto arrivare nei propri confini più soldi che India e Brasile messi assieme. E oltre il 99 per cento dei 92 miliardi sono finiti nei trust e nelle banche che continuano a mantenere quasi totale segretezza per poi fuoriuscire verso altre località.   Per avere un’idea del fiume di denaro transitato, basta dividere la somma per il numero di abitanti: più di 3 milioni pro capite. Il tutto alla faccia delle liste bianche e grigie. Ecco perché, secondo alcuni esperti, i trattati bilaterali servono solo a far spostare miliardi di dollari in altri Paesi sfruttando le nuove tecnologie che consentono di muovere il denaro sempre più facilmente. Meglio sarebbe avere una sorta di catasto globale dei patrimoni finanziari consultabile dalle nazioni interessate.   Nel frattempo, la Cina si sta impegnando per creare nuove piazze offshore, in Tibet e a Samoa, mentre l’Inghilterra vede enormi potenzialità in Kenya. Quanto agli Usa, uno studio del 2013 (ovvero quando le norme Ocse erano già tutte in vigore) della banca Mondiale ha dimostrato che delle 817 società di facciata comparse in 213 casi di corruzione investigati in tutto il mondo, ben 102 sono risultate registrate negli Stati Uniti (in particolare in Nevada, Delaware e Wyoming). Due volte quelle registrate a Panama, stato amico degli States che è molto indietro con la firma degli accordi, e sette volte quelle delle Isole Cayman. Morto un paradiso, se ne fa un altro.
Da Il Fatto Quotidiano del 24/02/2015.

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