lunedì 23 febbraio 2015

“Il governo spacca le toghe per controllarle”

“Il governo spacca le toghe per controllarle” (Antonella Mascali).

DavigoLA CORRENTE DI DAVIGO.
“DIFESA ISTITUZIONALE E LOTTA SINDACALE”. NASCE NELL’ANM IL GRUPPO “AUTONOMIA E INDIPENDENZA”: 6 MEMBRI ANTI-FERRI.
Brutte notizie per Renzi anche dal fronte togato. La corrente conservatrice, ultimamente filogovernativa, di Magistratura indipendente perde alcuni dei suoi uomini migliori che fondano un nuovo gruppo al comitato direttivo centrale (Cdc) dell’Anm. Sei i componenti del Cdc che lasciano Mi: i cosiddetti antiferriani, duramente critici sulla commistione fra politica e magistratura creata dall’ex segretario di Mi Cosimo Ferri quando accettò l’incarico di sottosegretario alla Giustizia del governo Letta (in quota Berlusconi) e ora del governo Renzi (in veste di “tecnico”).
Così Mi resta con soli 5 componenti e quindi per chiedere una riunione del Cdc deve appoggiarsi ad almeno un membro esterno (sono necessarie 6 firme) come ha fatto per l’assemblea di ieri in cui ha chiesto lo sciopero, perdendo, contro la nuova legge sulla responsabilità civile.   Sergio Amato, pm antimafia di Napoli; Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina; Giuseppe Ferrando procuratore di Ivrea; Anna Giorgetti, giudice del tribunale di Varese, Gianni Pipeschi, pm di Vicenza e Stefano Schirò, consigliere alla corte d’Appello dell’Aquila, sono i magistrati che hanno costituito il nuovo gruppo Autonomia e Indipendenza.   Nel documento si legge che “all’esito dell’ultima assemblea nazionale di Mi ci è parso evidente che il processo di mutazione genetica del gruppo si era irreversibilmente realizzato. Nonostante i nostri richiami, da vario tempo, alla necessità di rispettare i valori fondanti di Mi, abbiamo purtroppo preso atto che nata proprio per tutelare l’indipendenza della magistratura dalla politica, ha modificato il suo stesso Dna, accreditandosi ormai nel panorama associativo e politico come gruppo il cui leader ricopre un incarico di governo e le cui ingerenze nelle scelte strategiche di maggiore rilevanza di Mi sono state evidenti”. La premessa, esplicita nel criticare la condotta di Ferri, pur mai nominato, porta a una considerazione inevitabile: “In questa prospettiva, qualunque battaglia a tutela dell’autonomia ed indipendenza della magistratura è poco credibile”. Secondo i fuoriusciti, Mi ha bersagliato l’Anm provocando o cercando di provocare un indebolimento: “Invece, mai come oggi deve essere forte ed autorevole per contrastare con efficacia le inutili e umilianti riforme proposte della politica non nell’interesse della giustizia ma solo in danno dei magistrati”.   UN INDEBOLIMENTO che Autonomia e indipendenza vede come obiettivo comune con “la politica”. E rilevano che “non a caso negli ultimi tempi da parte di Mi si inizia a discutere di forme di sindacato alternativo”. La contrarietà all’alternativa all’Anm viene spiegata nel documento: “Nessuno più di noi può volere più sindacato nell’attività associativa… ma, fermo restando le ragioni della nostra attuale opposizione ad una linea associativa ritenuta insufficiente per l’adeguata tutela delle prerogative professionali dei magistrati, non possiamo accettare che questo patrimonio culturale comune, questa risorsa fondamentale possano essere strumentalizzati”. Ed ecco un altro passaggio dedicato alla politica: “Vuole normalizzare la magistratura anche alimentando le divisioni interne all’Anm… e ciò persino dentro l’organo di autogoverno (il Csm). Tale tentativo della politica di trovare alleati tra i magistrati contro la magistratura non va sottovalutato”. Il quadro politico attuale deve portare, secondo i firmatari, ad “ esprimere contrarietà a un confronto meramente apparente con il governo e portare avanti un impegno sindacale che vada solo nella direzione della reale tutela professionale dei magistrati nell’interesse del più efficiente funzionamento della giustizia”. Infine, i valori dichiarati che hanno spinto alla costituzione del nuovo gruppo all’interno dell’Anm: “Proprio per portare avanti realmente e lealmente i valori dell’autonomia ed indipendenza della magistratura, per agire in piena libertà rispondendo alla nostra coscienza e avendo solo i colleghi come i nostri unici interlocutori, ci costituiamo all’interno del Cdc, quindi lasciamo il gruppo di Magistratura Indipendente”. Nel fine settimana si costituirà la nuova corrente durante un’assemblea, chiamata con due parole scelte non certo per caso, come ci spiega il leader di Autonomia e Indipendenza Piercamillo Davigo, consigliere di Cassazione: “Venerdì ci sarà un convegno a Roma dal titolo ‘Rottamare anche la giustizia?’ Il giorno dopo si svolgerà un’assemblea per dare vita a questo nuovo gruppo di Autonomia e Indipendenza. Due parole scelte perché si trovano nella Costituzione. C’è una caratteristica rispetto agli altri gruppi: indipendenza dell’ordine e dei singoli magistrati non implica affatto alla rinuncia, o alla messa in secondo piano, della funzione sindacale dell’associazione, altrettanto importante della difesa politica istituzionale. Rispetto a Mi, non tratteremo l’Anm come un nemico, perché è la casa di tutti i magistrati. Cosa diversa è chiedere, invece, un cambio di atteggiamento sulla difesa sindacale”.
Da Il Fatto Quotidiano del 23/02/2015.

Nessun commento:

Posta un commento