mercoledì 25 febbraio 2015

Il Parlamento ne discute, ma non li toglie

Il Parlamento ne discute, ma non li toglie (Tommaso Rodano).

Vitalizi
VITALIZI SPORCHI.
Vitalizi dorati agli ex onorevoli condannati. Sono (quasi) tutti d’accordo: è un privilegio insopportabile, un pessimo segnale delle istituzioni; bisogna abolirli. Sì, ma quando? Di questo passo, non prima delle calende greche. Perché – come si affrettano a spiegare gli onorevoli in Transatlantico – “la questione è complessa”. Non da un punto di vista etico, giammai, ma sotto il profilo formale, tecnico, “amministrativo-giuridico”.   Andiamo con ordine. Ieri il Fatto Quotidiano pubblica un articolo sui ricchi vitalizi che lo Stato italiano riconosce anche agli ex parlamentari condannati in via definitiva (tra gli altri Berlusconi, Dell’Utri e Previti). Proprio ieri, Laura Boldini si sente in dovere di sollecitare l’intervento degli onorevoli colleghi sull’argomento. La presidenza di Montecitorio ha la questione a cuore: rivendica di aver posto il problema già ad ottobre, poi di nuovo a giugno.
In serata, lo ripete pure in tv, a Giovanni Floris su La7: “Vitalizi ai condannati? Personalmente li trovo inaccettabili”.   PRIMA DI LEI, ne aveva promesso l’abolizione anche il presidente del Senato, Piero Grasso. E allora, cosa si aspetta? L’iter – spiegano – è complesso e macchinoso, come nella migliore tradizione parlamentare. Con una curiosa coincidenza temporale, proprio l’altro ieri sarebbe stato trasmesso dal collegio dei questori del Senato un fondamentale atto che permetterebbe di chiudere la fase istruttoria. Proviamo a tradurre: la prima valutazione spetta ai questori delle due camere, poi si decide negli uffici di presidenza. Oggi, finalmente, è il grande giorno della riunione congiunta dei questori, che dovrebbe sbloccare l’impasse. Dovrebbe.   Chiediamo a uno di loro, l’onorevole Stefano Dambruoso di Scelta Civica (passato alla storia della legislatura per il ceffone alla deputata dei 5 stelle Loredana Lupo, durante una rissa da saloon a Montecitorio). “Nella riunione congiunta di domani (oggi, ndr), riceveremo un parere della Corte Costituzionale sulla praticabilità di quanto richiesto da Grasso e Boldrini”. Siamo ancora ai pareri, dunque. “Non c’è uniformità di giurisprudenza”, spiega Dambruoso: “È inutile intervenire con un provvedimento che rischia di essere bocciato dalla Consulta solo per dare soddisfazione a una richiesta dell’opinione pubblica”. Non entriamo nel merito. Ma i parlamentari non sentono la responsabilità politica? Non siete in ritardo su un tema così delicato? “Tardi rispetto a cosa? Il tema esiste da 50 anni. Io sono qui da poco”. Dambruoso, paradossalmente, è il più concreto. Il collega Gregorio Fontana, questore di Forza Italia, non nasconde di non avere alcuna fretta: “Decideremo, con serenità. Effettivamente c’è stato un ping pong un po’ ridicolo tra Camera e Senato. ‘Tocca a me, no, tocca a te’, ‘Vado io, no vai tu’. Bisogna agire in maniera coordinata”. Ma con serenità, mi raccomando. “Non le so dire i tempi”.Appunto. “Certo, non ci vorranno anni”. Fosse per Forza Italia, lascerebbe tutto così. “Mi sembra scorretto dire la mia opinione. Sono parte di una sintesi. Domani ci riuniamo con i questori”. Una sintesi. Finalmente. “Finalmente o non finalmente lo dice lei”.   E IL PD? Roberto Giachetti, vicepresidente di Montecitorio, riconosce la gravità della questione. “Deve essere messa all’ordine del giorno, negli uffici, dai presidenti di Camera e Senato, non lo hanno mai fatto”. Ma come, la Boldrini tuona contro i vitalizi, Grasso idem? “Appunto, c’è un rimpallo tra i due rami del Parlamento”. E il questore del Pd, Paolo Fontanelli? È molto seccato: “Non leggo i giornali, non ne so niente”. Come non ne sa niente, si parla dei vitalizi ai condannati. “Non mi interessano a me, ‘ste cose”. Non le interessano? È il suo lavoro. “Non ho tempo da perdere”. Meno male.
Da Il Fatto Quotidiano del 25/02/2015.

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