lunedì 23 febbraio 2015

Il premier di lobby e di governo: un anno favore dopo favore

Il premier di lobby e di governo: un anno favore dopo favore (Marco Palombi).

La linea politica“PRO-BUSINESS”.
I tassisti. A leggere i giornali di ieri sono loro la lobby più potente del paese: il governo, infatti, ha rinunciato a inserire nel ddl sulla Concorrenza un articolo che regolamentasse i servizi di trasporto privato alternativi come Uber e Ncc. Hanno vinto, allora,ma hanno pure perso questi tassisti: la guerriglia senza regole per la conquista dei clienti continuerà esattamente come ora, in attesa di pronuncia giurisprudenziale definitiva.  POI CI SONO i farmacisti. Pare, a leggere quotidiani autorevoli editi da grandi imprese, che hanno vinto pure i farmacisti, anche se a metà: hanno evitato per l’ennesima volta che i farmaci di fascia C sottoposti a obbligo di ricetta possano essere venduti nelle parafarmacie. Solo che c’è scritto anche altro nella legge detta sulla Concorrenza: al contrario di quanto è previsto oggi, anche chi non è iscritto all’ordine dei farmacisti   - se il ddl sarà approvato senza modifiche – potrà aprire una farmacia.
Articolo che sembra aprire il mercato della vendita dei medicinali soprattutto alla lobby delle imprese farmaceutiche: chi meglio di loro potrebbe realizzare economie di scala e strozzare i piccoli con sconti mirati? Anche al netto degli obblighi deontologici che i farmacisti hanno e le società di capitale no, come può questa essere una legge pro-concorrenza?   Perdono invece i notai – perché aumentano di numero e il loro intervento non sarà più richiesto per alcune transazioni sotto i 100mila euro – e perdono pure avvocati e liberi professionisti: anche loro dovranno aprirsi alla presenza dei soci di capitale. Sconfitte anche le Poste, a cui viene sottratto il monopolio sulla consegna degli atti giudiziari. Sempre a stare ai giornali di ieri perdono pure le compagnie telefoniche: viene infatti semplificata la procedura per disdire i contratti. Anche qui, però, nel ddl Concorrenza c’è scritto anche altro: “L’eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”. Spiega Altroconsumo: Renzi reintroduce il concetto di “penale” cancellato da Bersani, che lo aveva sostituito con i “costi di uscita”, quelli sostenuti dall’azienda per gestire la disdetta. Però hanno perso, dicono. Del trionfo della potente lobby delle assicurazioni vi abbiamo raccontato ieri: checché ne dica la stampa italiana, le norme in materia di Rc Auto del governo sono esattamente quelle chieste da Ania. Giusto un promemoria: solo tre gruppi – Unipol/Fonsai, Allianz e Generali – si dividono i due terzi del mercato italiano dell’assicurazione per l’auto.   IL DISEGNO di legge approvato venerdì è però solo l’ultimo atto legislativo che realizza quella che è la vera linea politica di palazzo Chigi. Gli interessi del Paese – per la squadra del premier – sembrano coincidere con quelli delle grandi aziende, una tendenza che s’è andata accentuando col passare dei mesi. Prendiamo il caso più clamoroso, quella della legge delega sul lavoro – il Jobs Act – che, presentata ad aprile, fu ridisegnata a settembre e ottobre con emendamenti copiati alla letterada Proposte per il mercato del lavoro e della contrattazione, documento pubblicato da Confindustria a maggio. È lì che si trovano l’abolizione dell’articolo 18, i demansionamenti, l’abolizione del divieto dei controlli a distanza, etc. Anche gli interventi sul cuneo fiscale si sono spostati nei mesi sempre più verso i desiderata della grande impresa: dagli 80 euro di aprile – poi non estesi a incapienti e pensionati come promesso – si è arrivati al taglio dell’Irap sulla componente lavoro (scritta in modo da privilegiare le aziende con più addetti) e alla detassazione delle nuove assunzioni . Le banche, stangate inizialmente per pagare il bonus Irpef, hanno incassato la garanzia statale sulle operazioni in derivati e aspettano a breve la bad bank per i crediti in sofferenza. L’emblema di questa linea politica è però il famoso decreto sull’abuso di diritto, quella della manina che sanava penalmente le frodi fiscali sotto il 3% del fatturato: di comma in comma – da Finmeccanica a Unicredit e Banca Intesa, da Menarini a Ilva – quel testo era decisamente “pro-business”, come dice Renzi, socialista europeo di nome, rotondo conservatore di fatto.
Da Il Fatto Quotidiano 

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