giovedì 26 febbraio 2015

IL TORMENTONE FALSO IN BILANCIO: IL TESTO C’È MA NON SI VEDE

IL TORMENTONE FALSO IN BILANCIO: IL TESTO C’È MA NON SI VEDE (Wanda Marra).

OrlandoTUTTO FERMO IN SENATO: GLI OSTACOLI DI FORZA ITALIA, NCD E CONFINDUSTRIA.
Era il 5 febbraio quando il ministro della Giustizia, Andrea Orlando annunciava trionfante agli organi di stampa un accordo fondamentale, importantissimo. Sembrava di sentir parlare del patto “Molotov-Ribbentrop”. Invece, i contraenti erano lo stesso ministro della Giustizia e il vice ministro in quota Ncd, Enrico Costa. Oggetto dell’intesa? Il decreto anti-corruzione e soprattutto l’inasprimento del falso in bilancio. L’intenzione annunciata dal guardasigilli era quella di “contenere l’area di non punibilità, mantenendo il principio di tener conto della dimensione delle imprese e della rilevanza del fatto”.   Sono passati altri 20 giorni e il falso in bilancio assomiglia sempre di più al provvedimento impossibile. Il governo dichiara tutte le intenzioni di mantenere la linea annunciata. Ma l’accordo politico non si trova.

L’emendamento è già pronto e scritto: non ci sono le soglie di non punibilità, dovrebbe esserci solo una esclusione per le aziende che sono talmente piccole che non possono nemmeno dichiarare bancarotta.   L’EMENDAMENTO è pronto, appunto. Peccato che non venga presentato: sono giorni che viene annunciato in commissione Giustizia al Senato, dove il provvedimento anti corruzione è in esame. Il governo intanto, ieri, ha portato a casa l’aumento delle pene, sia minime che massime, per il reato di corruzione dei pubblici ufficiali. Che ora passano da un minimo di sei a un massimo di dieci anni. Ma l’esame del ddl slitta ancora: la notturna salta e tutto viene rimandato a martedì prossimo.   Perchè? Per il falso in bilancio non è mai il momento giusto: l’esecutivo sta pensando di portare l’emendamento direttamente in Aula. Per evitare i subemendamenti di Forza Italia. Su questo tema la pressione è altissima. Forza Italia, ma anche Confindustria, il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi (che da quel mondo arriva) e Ncd stanno facendo le barricate. Gli ostacoli più insidiosi sono proprio quelli messi sul percorso dal partito di Alfano: hanno solo il 2 per cento, ma senza di loro Renzi la maggioranza non ce l’ha.   Prima dell’estate, il falso in bilancio veniva tenuto in sospeso: erano i tempi d’oro del Patto del Nazareno. Quando la giustizia era ancora materia di scambio con le riforme costituzionali.   ADESSO, in commissione in Senato, gli azzurri, capeggiati dal presidente Nitto Palma, fanno fermamente opposizione. L’inasprimento delle pene per la corruzione è stato commentato da un tweet trionfale del premier (“Prima l’Autorità affidata a Cantone. Poi i commissariamenti col decreto Madia. Adesso aumentiamo le pene per i corrotti #lavoltabuona”). Forza Italia ha fatto ostruzionismo. E annuncia battaglia anche in Aula. Ma il problema sono i centristi. Senza i quali i voti non ci sono. Il relatore Nico D’Ascola (Ncd) promette, o forse minaccia, di presentare un emendamento correttivo sulla corruzione. Che è la parte più facile.   INTANTO, il falso in bilancio si allontana ancora. E dire che Orlando aveva già annunciato in un’intervista al Fatto esattamente un anno fa (il 25 febbraio 2014) l’intenzione di “rimetterlo in carreggiata”. E Renzi il pacchetto anti corruzione se l’era venduto in un video messaggio del 10 dicembre, quando era appena scoppiata la bomba di Mafia Capitale. Passare dalle intenzioni ai fatti è un altro paio di maniche. Anche se è stato decisamente più facile per quel che riguarda la responsabilità civile dei magistrati, diventato legge l’altroieri sera tardi.   Il provvedimento va in Aula la prossima settimana. E si vedrà se alle buone intenzioni seguiranno i fatti.
Da Il Fatto Quotidiano del 26/02/2015.

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