sabato 28 febbraio 2015

ITALIA Antiterrorismo finanziato con i soldi dei migranti

da il manifesto
ITALIA

Antiterrorismo finanziato con i soldi dei migranti

ROMA. Al parlamento la relazione dei servizi segreti sulla sicurezza

Paolo Gentiloni
Il governo fa pagare ai migranti la lotta al ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale. Quasi 15 milioni di euro presi dal Fondo desti­nato all’accoglienza e all’asilo di quanti arri­vano sulle nostre coste e dirot­tati per finan­ziare l’aumento di 1.800 sol­dati da impie­gare nell’operazione Strade sicure, come pre­vi­sto dal decreto appro­vato nei giorni scorsi da Palazzo Chigi. Ed è pro­prio in quel prov­ve­di­mento, all’articolo 5, che è inse­rito l’inedito pre­lievo. Nel testo si pre­vede infatti l’aumento da 3.000 a 4.800 del numero dei mili­tari uti­liz­zati per la sor­ve­glianza di obiet­tivi sen­si­bili con­si­de­rati pos­si­bili ber­sa­gli di un atten­tato. Per que­sto sono pre­vi­sti 29.661.258 euro che l’esecutivo ha deciso di recu­pe­rare per più della metà, per la pre­ci­sione per una cifra pari 14.830.629 euro, attin­gendo al Fondo nazio­nale per le poli­ti­che e i ser­vizi dell’asilo. Soldi desti­nati a finan­ziare l’accoglienza dei pro­fu­ghi ma che ora ver­ranno uti­liz­zati in altro modo. «Un fatto gra­vis­simo», denun­cia Arturo Scotto, capo­gruppo alla Camera di Sel. «Sull’asilo ci sono stati già tagli impres­sio­nanti negli ultimi mesi. Ora si abbatte una nuova scure sulla pro­spet­tiva di creare inte­gra­zione, acco­glienza, convivenza».
Ieri è stata anche la gior­nata in il cui al par­la­mento è stata pre­sen­tata la rela­zione dei ser­vizi segreti sulla sicu­rezza nel nostro Paese. E l’Italia, secondo gli 007, con­ti­nua a rap­pre­sen­tare un obiet­tivo per il ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale soprat­tutto per il suo valore sim­bo­lico come sede della cri­stia­nità. L’allarme, per noi come per il resto dell’Europa, è alto soprat­tutto per il rischio di atten­tati simili a quelli avve­nuti a Parigi o Cope­n­ha­gen. «E’ da rite­nersi cre­scente — è scritto nella rela­zione al par­la­mento — il rischio di attac­chi in ter­ri­to­rio euro­peo ad opera id varie cate­go­rie di attori esterni o interni ai paesi-bersaglio: emis­sari adde­strati e inviati dall’Is o da altri gruppi, com­presi quelli che fanno tut­tora rife­ri­mento ad al Qaida, cel­lule dor­mienti, foreign fighters di rien­tro o pen­do­lari dal fronte (com­mu­ters), familiari/amici di com­bat­tenti (donne incluse) attratti dall’“eroismo” dei pro­pri cari, spe­cie se mar­tiri, lui soli­tari e micro­gruppi che deci­dano di atti­varsi auto­no­ma­mente (self star­ter)». Un peri­colo accre­sciuto dalle com­pa­gne pro­pa­gan­di­sti­che con­dotte dall’Isis con­tro l’Occidente e che pun­te­reb­bero, secondo i ser­vizi, a tra­sfor­mare il con­ti­nente euro­peo in «ter­reno di con­fronto: con l’Occidente, in chiave di rivalsa, e tra le stesse com­po­nenti della galas­sia jiha­di­sta, nel qua­dro di dina­mi­che di com­pe­ti­zione tutt’altro che univoche».
«La minac­cia del ter­ro­ri­smo in Ita­lia è reale, ma va affron­tata con luci­dità senza creare panico, senza agi­tarsi scom­po­sta­mente», ha detto l’alto rap­pre­sen­tante per la poli­tica estera dell’Ue Fede­rica Moghe­rini. Fon­da­men­tale, per dimi­nuire il rischio atten­tati è disin­ne­scare la situa­zione libica. «Per que­sto stiamo lavo­rando giorno e notte, sette giorni su sette per fare i modo che in Libia ci sia un ini­zio di dia­logo all’interno del paese, ci sia un ini­zio di punto di rife­ri­mento isti­tu­zio­nale». Smen­tita infine per l’ennesima volta anche la voce secondo cui i ter­ro­ri­sti arri­ve­reb­bero a bordo dei bar­coni cari­chi di migranti. «Gli attac­chi che ci sono stati su ter­ri­to­rio euro­peo sono stati fatti da cit­ta­dini euro­pei, nati e cre­sciuti in Europa», ha ricor­dato la Mogherini.

Resta infine il pro­blema del reclu­ta­mento di nuovi ter­ro­ri­sti, pos­si­bile sia attra­verso il web che nelle car­ceri. Una pos­si­bi­lità quest’ultima con­si­de­rata reale dal mini­stero della Giu­sti­zia Andrea Orlando che la col­lega alla «per­cen­tuale alta di dete­nuti che pro­viene da paesi i cui sono attive orga­niz­za­zioni jihadiste».

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