lunedì 23 febbraio 2015

LA PROTESTA DEI PRECARI DELLA SCUOLA CONTRO RENZI

LA PROTESTA DEI PRECARI DELLA SCUOLA CONTRO RENZI.

ScuolaStudenti e insegnanti contestano e interrompono il premier durante il discorso sulla buona scuola: «Parlate anche con gli insegnanti». «Sono sei mesi che ci parliamo», risponde lui.
Una trentina di studenti ha manifestato all’esterno della sala convegni dove è in corso l’iniziativa del Pd sulla scuola al grido “la scuola pubblica non si tocca”. I ragazzi hanno anche acceso un fumogeno ma sono intervenute le forze dell’ordine allontanandoli dall’ingresso del centro congressi. Nel frattempo un gruppetto di contestatori si è rivolto al premier nel corso dell’iniziativa organizzata dal Pd ‘La scuola che cambia, cambia l’Italia’ urlando «Parlate anche con gli insegnanti». «Sono sei mesi che ci parliamo», ha risposto il premier dal palco. “Fateci parlare”,”Abbiamo diritto di dire la nostra”, hanno continuato a urlare alcuni docenti precari interrompendo il premier all’incontro sulla scuola. «Sono un insegnante precario,anch’io sono iscritto al Pd e voglio dire la mia davanti a tutti» spiega uno dei contestatori, aggiungendo che quello che sta andando in scena oggi «è solo demagogia».
«Lo so che gli addetti ai lavori non ne possono più e non si fidano della politica. La frustrazione degli annunci fatti cui non è corrisposto un impegno porta gli insegnanti a non crederci e questa è una partita difficile. Ma la responsabilità è far ripartire l’Italia dalla scuola», ha poi detto Renzi parlando a braccio alla fine della contestazione. «Siamo nell’imminenza di un momento molto importante dal punto di vista normativo: stiamo per riscrivere le regole sulla scuola», ha proseguito. «Tutto ciò che abbiamo fatto, le riforme, è fondamentale ma ci aiuterà a cambiare per i prossimi anni e mesi. Ma il discorso politico è che se si vuole mettere in moto il Paese per i prossimi 30 anni serve una riflessione sul capitale umano, sulla scuola e la ricerca». Uno dei punti contestati, raccontava qualche tempo fa il Corriere della Sera è l’anno di prova:
I 150 mila neo assunti saranno tutti all’altezza del ruolo? Molti di loro (uno su cinque) non insegnano più da anni, altri hanno abilitazioni per materie ormai uscite dai programmi. L’allarme lanciato dagli esperti è stato raccolto anche dal governo. «Forse dal piano di assunzioni — ammette il sottosegretario Davide Faraone— si potrebbero escludere i docenti di materie non più utili come la dattilografia». E tuttigli altri? Bisognerebbe formarli. Sì, ma con quali soldi? E allora ecco che si profila una soluzionepiù drastica: il cosiddetto anno di prova previsto per legge ma finora solo sulla carta. «Quell’anno deve diventare decisivo per la permanenza dei neoassunti», taglia corto Faraone. Più facile a dirsi che a farsi:come non immaginare la valanga di ricorsi da cui sarebbe sommerso il ministero?
Poi c’è un altro problema:
Se è vero che l’assunzione dei precari storici è stata pensata per sanare un’ingiustizia, in realtà ne apre un’altra. Ci sono infatti decine di migliaia di prof (circa centomila) che prestano servizio nelle nostre scuole ma sono rimasti tagliati fuori. Loro dovranno aspettare il concorso del 2016. Unica concessione al vaglio del governo: una «quota riservata» dei 40mila posti in palio.
Da nextquotidiano.it

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