sabato 28 febbraio 2015

«L’AMACA» DEL 28 FEBBRAIO 2015 (Michele Serra)

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«L’AMACA» DEL 28 FEBBRAIO 2015 (Michele Serra)

Le statue sono pezzi di pietra, non dovrebbe succedere che la loro distruzione desti uno sgomento perfino superiore a quello dell’assassinio di un essere umano. Eppure succede; e se succede è perché ognuno di quei pezzi di pietra incarna non solamente chi lo ha concepito, ma le decine di generazioni (centinaia nel caso dei reperti assiri) che lo hanno visto e toccato lungo i secoli. Sono, quei pezzi di pietra, stratificazioni di innumerevoli vite umane, e distruggerne uno significa uccidere simbolicamente, con un solo gesto, il figlio, il padre, il padre del padre, e a ritroso fino all’inizio della storia, strappando alle tombe anche chi è già morto per farlo morire di nuovo.
Come quando si sradica un albero millenario, a morire, attraverso la morte di quelli che non per caso chiamiamo “monumenti vegetali”, è il tempo. È la storia umana tutta intera che questi bruti obbrobriosi vorrebbero uccidere riducendo in cocci, in pochi minuti, ciò che i millenni ci hanno consegnato intatto. Si odia sempre ciò di cui si ha terrore, e la sproporzione tra la civiltà (qualunque civiltà) e questi miserabili fanatici è così annichilente che non possono che odiarla, e sognarne la distruzione.

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