sabato 28 febbraio 2015

LANDINI APRE LA PIAZZA AI MOVIMENTI

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LANDINI APRE LA PIAZZA AI MOVIMENTI (Roberto Mania)

l leader offre alla “coalizione sociale” l’appuntamento del 28 marzo a Roma: il battesimo dell’alleanza anti-Renzi: “Palazzo Chigi attua il programma di Confindustria”. I dubbi di Camusso: “Ma noi non facciamo politica”.
Maurizio Landini, leader della Fiom, lancia la “coalizione sociale” e offre al dissenso di sinistra la piazza dei metalmeccanici: il 28 marzo a Roma. Sarà nei fatti l’esordio di quel progetto di rassemblement che il segretario dei metalmeccanici ha disegnato ieri a Cervia all’assemblea dei delegati di fabbrica della Fiom. Un progetto politico («facciamo politica da 114 anni, cioè da quando è nata la Fiom», rivendica), ma non partitico, che punta a mettere insieme l’associazionismo, che va da Libera di Don Ciotti a Emergency di Gino Strada, i movimenti di base sui beni comuni, le associazioni a difesa della Costituzione, la Rete degli studenti, e tutto ciò che si muove nella sinistra che non si riconosce più nel Pd renziano.
Un cantiere che si apre, con la Fiom, appunto, nel ruolo di aggregatore con al centro il lavoro, i diritti di chi lavora. Nel quale il sindacato – è del tutto evidente – non fa più solo il sindacato, tanto che da Bologna Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è costretta a sottolineare: «La Cgil non diventa una coalizione di associazioni o di movimenti perché la nostra funzione sociale, e quindi politica, parte dal rappresentare il lavoro». Landini ha scelto di andare oltre, senza uscire dal sindacato. Gli si incrina la voce e si commuove quando respinge l’accusa di perseguire con questa iniziativa un obiettivo personale: «C’è un solo fatto che potrebbe crearmi qualche problema: se ci fosse un solo iscritto alla Fiom con il dubbio che io faccio quel che sto facendo a fini personali io non ci starei». È il suo “non ci sto”, tra gli applausi dei delegati. È la sua risposta al presidente del Consiglio Matteo Renzi secondo il quale Landini si butterebbe in politica dopo essere stato sconfitto nel sindacato. «Bassezze», dice nel corso del suo intervento. Ed è anche la sua sfida alle politiche del governo guidato da chi, una volta, è «quel fenomeno di Firenze » e, l’altra, «il genio di Firenze».
Perché è Renzi l’avversario, con le sue politiche che pedissequamente – sostiene Landini – realizza le indicazioni della Bce e il programma della Confindustria. È Renzi che «mette a rischio la tenuta democratica», lui, non eletto direttamente dal popolo, che «cancella» lo Statuto dei lavoratori. «Chi gli ha detto di farlo? Quando?». Una «svolta epocale». «Che – aggiunge Landini – cambia la piramide democratica su cui si regge la nostra Costituzione». Landini la chiama la «centralità dell’esecutivo» che, non a caso, ignora i pareri delle Commissioni parlamentari sul Jobs act. L’atto che assume la fisionomia di uno spartiacque tra le anime della sinistra, dentro e fuori il Partito democratico.
Il leader della Fiom ricorre addirittura ai liberali del Settecento per ricordare che già allora si riconosceva «il diritto di coalizione». Coalizzarsi, intanto, per raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare per un Nuovo Statuto dei lavoratori, come ha proposto la Cgil, e poi arrivare al referendum abrogativo di parti della nuova legge sul lavoro. Perché – secondo Landini – è come se si fosse tornati agli anni Settanta, quando il sindacato era protagonista delle battaglie sociali dentro e fuori le fabbriche, per il diritto alla casa e per i diritti sindacali. Nella coalizione sociale a trazione fiommina c’è chi ripropone – come ha fatto Sergio Cofferati nei giorni scorsi – l’esperienza delle associazioni del mutuo soccorso di mazziniana memoria. Si arriva per questa strada al modello Syriza di Alexis Tsipras, che ha costruito anche su un welfare di sussidiarietà il suo successo, e poi a Podemos di Pablo Iglesias che supera sì le categorie della destra e della sinistra ma poi non esita a richiamarsi alla lotta contro il franchismo. Con entrambi Landini ha ormai un filo diretto.
La Fiom resta ancorata alla versione originale della Costituzione repubblicana, tanto che all’origine del progetto c’è l’appello (“La via maestra”) di Landini e alcuni intellettuali a difesa della Carta che Renzi sta cambiando. Vecchi e nuovi simboli si mescolano nel progetto landiniano: dal 19 ottobre una settimana di mobilitazioni territoriali con quattro ore di sciopero con assemblee; il 28 marzo a Roma; il 21 marzo a Bologna insieme a “Libera”. Poi il 25 aprile, nel settantesimo anniversario della Liberazione, fare della tradizionale manifestazione milanese qualcosa di più di una ricorrenza: «Decidiamo lì una presenza della Fiom, e non solo, per valorizzare la giornata delle nostre radici». Oggi voteranno i delegati. E non ci saranno sorprese.

Landini: «Sì, voglio fare politica» Ecco la rete oltre il lavoro
di Antonio Sciotto 
«Alcuni mi dicono: ma tu così vuoi fare poli­tica! E io rispondo: sì, voglio fare poli­tica!». Que­sta frase, pro­nun­ciata all’Assemblea dei metal­mec­ca­nici di Cer­via, potrebbe sem­brare quella che tutti cer­cano: l’ammissione di Mau­ri­zio Lan­dini, final­mente. Che dirada le neb­bie della «coa­li­zione sociale», diven­tata quasi il sacro Graal della sini­stra, per but­tarsi in poli­tica. Eppure no, non ci siamo ancora. Per vin­cere le accuse di ambi­guità, il segre­ta­rio Fiom cerca allora di spie­gare l’origine della «coa­li­zione sociale», e anche il suo signi­fi­cato, con esempi di vita quo­ti­diana.
Innan­zi­tutto la genesi. Dob­biamo risa­lire agli anni Set­tanta, e poi spo­starci velo­ce­mente al set­tem­bre scorso. «Cosa face­vamo quando negli anni Set­tanta chie­de­vamo che l’1% degli utili di impresa non andasse al nostro sala­rio, ma a costruire ser­vizi sociali? Non chie­de­vamo asili e mense non solo per i lavo­ra­tori, ma per tutti i cit­ta­dini? Non era quello un punto di vista gene­rale? Il pro­blema è che abbiamo smesso di farlo, non che qual­cuno voglia farlo oggi». E ora, sì: «Alcuni mi dicono: ma tu così vuoi fare poli­tica! E io rispondo: sì, voglio fare politica!».
Frase che nel suo con­te­sto si com­prende meglio. Quindi Lan­dini riporta quell’esempio a oggi: «A Pomi­gliano metà lavo­rano e metà no. Allora con Libera abbiamo creato un fondo, che si ali­menta con gli straor­di­nari di chi lavora ma anche con altre dona­zioni, e potrà ser­vire a chi non rie­sce a pagare le bol­lette, a chi rischia lo sfratto».
La «coa­li­zione sociale» esce dai can­celli delle fab­bri­che e va a incon­trare i pro­blemi delle fasce deboli, ovun­que esse siano, che lavo­rino o no. L’esegesi ci porta poi al set­tem­bre scorso: «Nel docu­mento che pro­prio qui, da Cer­via, lan­ciava la mani­fe­sta­zione del 25 otto­bre con la Cgil, scri­ve­vamo che la coa­li­zione sociale ‘uni­fica le lotte per il lavoro e i diritti sociali, ed è fatta di lavo­ra­tori, stu­denti, pre­cari, disoc­cu­pati, migranti’».
Per con­cre­tiz­zare Lan­dini non cita la clas­sica tuta blu. «L’altra sera all’Autogrill la ragazza che ci ha ser­vito il caffè mi ha spie­gato che è un inge­gnere elet­tro­nico, e che lavora per 700 euro, con un con­tratto che scade tra 14 giorni. Se non me lo rin­no­vano, mi ha detto, vado all’estero». Un’assistente per gli anziani, rac­conta poi, «prima ha rifiu­tato lavori per 3,5 euro l’ora, poi per 3. Ma alla fine, quando l’hanno chia­mata per 2,5, non ce l’ha fatta: ‘Devo accet­tare — mi ha detto — ho una figlia pic­cola e il marito in cassa’. Ecco, que­ste per­sone qui, come le rappresento?».
Ci pen­serà, appunto, la coa­li­zione sociale. Che legherà diverse figure, di lavo­ra­tori e non, movi­menti, asso­cia­zioni, lo stesso sin­da­cato. E che un giorno potrebbe avere uno sbocco poli­tico, per­ché no, come Syriza o Pode­mos, ma per ora Lan­dini glissa: «I poli­tici fanno i poli­tici, e magari si con­fron­te­ranno con le mobi­li­ta­zioni che ven­gono dal basso». Lo spa­zio c’è, per­ché «nono­stante il genio di Firenze e Grillo, l’astensionismo aumenta».
Quindi si parte da «cose molto sin­da­cali»: «Il nuovo Sta­tuto dei lavo­ra­tori, un refe­ren­dum per abro­gare il Jobs Act, le rac­colte di firme per gli appalti e per can­cel­lare il pareg­gio di bilan­cio in Costi­tu­zione». Ma poi la lotta si allarga, e allora chissà: «Ci bat­te­remo con altri per la difesa dei diritti, per la casa, la salute, la lega­lità, per rein­ve­stire i beni con­fi­scati alle mafie».

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