martedì 24 febbraio 2015

Landini “politico”. Ecco la coalizione della nuova sinistra

Landini “politico”. Ecco la coalizione della nuova sinistra (Salvatore Cannavò).

Landini
Rodotà, Gino Strada, don Ciotti e…
 Il leader Fiom tira diritto: “Non faccio un partito, ma mi muovo dal basso. Renzi dice che come sindacalista ho perso? Vorrei ricordargli che abbiamo 350mila iscritti, più del Pd. E che non facciamo cene da mille euro”. La Cgil: insieme per il referendum sull’art. 18.
SINISTRA, VENERDÌ LA FIOM DÀ IL VIA LIBERA A LANDINI. NEL PROGETTO UN’AGGREGAZIONE DI SOGGETTI SOCIALI, SENZA LEADER DI PARTITO. IL SINDACALISTA: “ABBIAMO 350 MILA ISCRITTI, PIÙ DEL PD E SENZA FARE CENE”.
La Fiom fa politica da 114 anni”. Maurizio Landini per spazzare via le polemiche seguite alla sua intervista al Fatto sceglie la trasmissione di Lilli Gruber 8 e 1/2 ispirandosi a uno dei padri della nuova Fiom, Claudio Sabattini, quando diceva che il sindacato fa politica “perché ha delle idee sulla società”.   Dopo l’affondo di Matteo Renzi – domenica scorsa, anch’esso via tv – il segretario della Fiom rilancia tutto. Difende la propria organizzazione che, sia pure in difficoltà negli stabilimenti Fiat, “è ancora il primo sindacato italiano dei metalmeccanici, con 350 mila iscritti, più del Pd e senza fare cene” ma anche la sostanza del proprio progetto, la “coalizione sociale” confermando l’intervista al Fatto. 
IL PROBLEMA è che su questo terreno la comunicazione diventa difficile e le parole assumono significati diversi. Per gli osservatori, infatti, “fare politica” significa fare un partito e farsi eleggere in Parlamento. Per Landini no: “Io voglio fare una politica più larga, dal basso, offrendo una rappresentanza a tutti i soggetti colpiti dalla crisi. Voglio unire coloro che non sono rappresentati da un Parlamento che rappresenta solo gli interessi di Confindustria”. Lo schema di gioco è diverso e si colloca a metà strada tra la storica divisione a cui tutti sono abituati: da una parte la politica, i partiti, le elezioni, dall’altra i sindacati, i movimenti sociali, le associazioni. La “sfida”, in realtà, è più ampia.   Per capirla meglio, occorre guardare chi sono i soggetti a cui pensa il segretario della Fiom. Nelle riunioni preparatorie di un progetto che vedrà la luce in primavera, non si ritrovano i protagonisti della sinistra politica: non ci sono Vendola, Civati o Fassina. La Fiom si incontra con Emergency di Gino Strada, con Libera di don Ciotti, con Stefano Rodotà, punto di riferimento ideale di un’area ampia a sinistra, di strutture come la Rete degli studenti. I rapporti sono costanti con Sergio Cofferati che si dice “molto interessato” al progetto. Si guarda con interesse, anche se incontri finora non ci sono stati, ai comitati ambientalisti disseminati sul territorio, a esperienze di mutualismo sociale o ad alcuni settori dei centri sociali. La rete che si sta tessendo è lontana dal campo d’azione della politica più tradizionale.   Non è un caso che quella sinistra sia diffidente o a disagio. Pippo Civati ha detto di non capire questa distinzione tra politica e sociale e ha annunciato di voler incontrare Landini. Sel, per ora, sta a guardare. “Non ci sfugge la valenza politica del nome di Landini” spiega al Fatto il responsabile organizzativo Massimiliano Smeriglio, “ma a oggi non si riesce a comprendere dove voglia andare”.   Un discorso a parte va fatto per la Cgil. Landini nella sua iniziativa non ha mai fatto mistero di voler parlare a tutto il sindacato che “ha bisogno di riformarsi perché la crisi è generalizzata”. Nella Cgil, però, trova forti resistenze sia perché questa nuova relazione tra sindacato e politica non è compresa sia perché non è gradita la sua leadership. Ma, a quanto si coglie nei corridoi di Corso Italia, l’asse con Susanna Camusso per ora tiene. E potrebbe rinsaldarsi se la Cgil deciderà di andare a un referendum abrogativo sul Jobs Act. L’ultimo direttivo ha infatti deciso di “non escluderlo” affidandosi a una consultazione degli iscritti. Nel corso della riunione, però, si sono notati soprattutto i silenzi come quello della segretaria dei Pensionati, Carla Cantone. Eppure, l’ipotesi resta sul tavolo. Ieri i due ne hanno riparlato in un faccia a faccia previsto da giorni e che, secondo le ricostruzioni fatte da chi ha partecipato, è andato abbastanza bene. Camusso non ha preso nessuna distanza ufficiale da Landini anche se la preoccupazione che il suo attivismo possa nuocere alla Cgil c’è tutta. Soprattutto che il sindacato possa essere accusato di essersi mobilitato contro il Jobs Act per fini politici.   IL REFERENDUM, comunque, qualora si celebrasse, sarebbe un test dello spazio politico esistente per questa coalizione sociale. Se ne discuterà venerdì a Cervia, all’assemblea dei delegati della Fiom. Circa 600 dirigenti locali e di fabbrica chiamati ad ascoltare, dal loro segretario, le coordinate di questo progetto e ad esprimersi. Dopo di che, la macchina organizzativa per la “coalizione sociale” si metterà davvero in moto.
Da Il Fatto Quotidiano del 24/02/2015.

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