martedì 24 febbraio 2015

LAVORO Albi professionali, rimangono i cocopro

da il manifesto
LAVORO

Albi professionali, rimangono i cocopro

Jobs Act. Testi del decreto sulle tipologie contrattuali. Per i giovani giornalisti, avvocati e architetti rimane il precariato senza diritti

Nei det­ta­gli si nascon­dono le — ulte­riori — beffe ai lavo­ra­tori. La let­tura dei testi defi­ni­tivi dei decreti attua­tivi del Jobs act porta alla luce tutta la carica di pro­pa­ganda delle affer­ma­zioni «sto­ri­che» di Renzi e dei vari espo­nenti del governo.
Alla vigi­lia della pub­bli­ca­zione dei primi due in Gaz­zetta Uffi­ciale, appena in tempo per ren­dere appli­ca­bile il nuovo con­tratto a tutele cre­scenti — e legare i rela­tivi sgravi fiscali per le imprese — per il primo marzo, sono arri­vati i testi del terzo e quarto: «sem­pli­fi­ca­zioni delle tipo­lo­gie con­trat­tuali e «con­ci­lia­zione dei tempi di vita e lavoro».
A tar­pare le aspet­ta­tive — sep­pur fle­bili — dei pre­cari di molti set­tori è arri­vata la let­tera B del comma 2 dell’articolo 47 con­te­nuto a pagina 33 delle 38 com­ples­sive. Che esclude l’«applicazione della disci­plina del lavoro subor­di­nato alle col­la­bo­ra­zioni orga­niz­zate dai com­mit­tenti» — leg­gasi coco­pro — dal primo gen­naio 2016 alle «col­la­bo­ra­zioni pre­state nell’esercizio di pro­fes­sioni intel­let­tuali per le quali è neces­sa­ria l’iscrizione in appo­siti albi pro­fes­sio­nali». I coco­pro — e dun­que il pre­ca­riato più spinto e senza diritti — rimar­ranno per i gio­vani avvo­cati pra­ti­canti, gior­na­li­sti di tutte le testate, gio­vani archi­tetti e qual­siasi altra cate­go­ria nella quale vige un ordine professionale.

Ancora peg­giore la situa­zione per i 30mila cococo — lì si chia­mano ancora così — del set­tore pub­blico. Il punto 3 dello stesso arti­colo pre­cisa: 3. «In attesa del rior­dino della disci­plina del lavoro alle dipen­denze della pub­blica ammi­ni­stra­zione, quanto dispo­sto non trova appli­ca­zione nei con­fronti delle pub­bli­che ammi­ni­stra­zioni fino al primo gen­naio 2017». Per loro le spe­ranze di una sta­bi­liz­za­zioni sono pochissime.

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