mercoledì 25 febbraio 2015

L’ULTIMA MEDIAZIONE DI PALAZZO CHIGI: “TRA SEI MESI UN TAGLIANDO”


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L’ULTIMA MEDIAZIONE DI PALAZZO CHIGI: “TRA SEI MESI UN TAGLIANDO” (Liana Milella)

Il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, ex berlusconiano ora Ncd: «È la legge che noi del centrodestra abbiamo inseguito per anni».
«Faremo il tagliando». Quando? «Tra sei mesi». Il Guardasigilli Andrea Orlando entra in aula alla Camera quando sono le 18 in punto. Apparentemente rilassato. Anche sorridente. È un politico che sa dissimulare la preoccupazione. Sa bene che, fuori dal palazzo, le toghe di tutta Italia, negli stessi minuti, sono incollate alla tv, in ansia per quella legge che hanno combattuto per anni, ma che adesso sta per materializzarsi. «Non ce l’ha fatta Berlusconi, ce la fa Renzi…» dicono sconsolati. Certo, «non è la responsabilità diretta», come ammette più d’uno, «non è l’emendamento Pini», ma è pur sempre la legge, come dice il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, ex berlusconiano ora Ncd, «che noi del centrodestra abbiamo inseguito per anni».
Qui sta il punto, e Orlando lo sa bene. Da una parte, convinto di aver raggiunto il massimo della mediazione possibile, parla di «risultato storico», dall’altro annuncia subito le possibili modifiche. Lo sta facendo da una settimana, e in questo modo ha evitato anche lo sciopero dei magistrati. Al punto che c’è chi ipotizza una trattativa e una sorta di scambio, niente sciopero, ma modifiche al più presto.
Due scenari, la politica in Transatlantico, la magistratura asserragliata e in conflitto. Di mezzo una legge che divide fortemente. Su cui subito un ex toga come la Pd Donatella Ferranti cerca di correre ai ripari. Anche lei, da giorni, batte il tam tam delle modifiche. Poi, anche lei come Orlando a ridosso dell’aula, esce allo scoperto, parla di «un monitoraggio necessario ». Ammette che «bisognerà verificare il funzionamento del filtro…». Già, proprio quel filtro, quell’argine ai ricorsi cancellato su pressione del centrodestra e dell’ala più garantista del Pd. Proprio il filtro diventa lo spauracchio delle toghe e allo stesso tempo del Pd. Un filtro da esorcizzare con il tagliando e con il monitoraggio.
Rivelano dall’entourage più stretto di Orlando, fatto anche di magistrati: «Noi siamo convinti che non ci sarà quella valanga di ricorsi di cui parlano fuori i nostri colleghi. Ce ne saranno, certo, ma anche senza il filtro, non potranno mai essere migliaia». Invece proprio questo paventano i colleghi “di fuori”, le toghe sul campo, quelle che ogni giorno hanno a che fare con imputati potenti e con difensori scatenati. Loro temono — e il tam tam nelle liste è ogni giorno più forte — la paralisi totale della giustizia.
È l’effetto boomerang, quello che potrebbe trasformare il ddl di Salvo Buemi, il senatore socialista che ha fatto della nuova responsabilità civile la battaglia della vita, non solo nel grimaldello che potrebbe scardinare la giustizia laddove non sono arrivate le leggi ad personam di Berlusconi, ma soprattutto in una disfatta per il governo Renzi. Ne è convinta la corrente più a destra dei giudici, Magistratura indipendente, che capitanata dal pm di Roma Antonello Racanelli, un “figlioccio” del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, già da 24 ore ha scatenato un’offensiva contro l’Anm di Rodolfo Sabelli. Racanelli, che si è visto rifiutare lo sciopero ad horas, adesso chiede un’assemblea plenaria in cui denunciare la prossima impotenza della giustizia.
Sta qui il pericoloso effetto boomerang. Palazzo Chigi e l’Avvocatura dello Stato assediati di ricorsi. Di cause dei cittadini contro i giudici che si rivolgono allo Stato per avere giustizia. Pubblici ministeri e giudici costretti, a loro volta, a lasciare le inchieste e i processi che stanno gestendo perché diventati clamorosamente incompatibili per via dei ricorsi stessi. Come dice più di un magistrato «altro che legge storica, questa sarà la débacle della giustizia». È lo scenario apocalittico che proprio un avvocato come il grillino Alfonso Bonafede disegna in aula facendo infuriare Orlando. «Intimidazione» dice Bonafede. «Non ti permettete nemmeno di pensarlo» mormora il Guardasigilli.

Ma la paura si sta facendo strada anche nel Pd. E si fa strada pure la strategia del «tagliando », un monitoraggio stretto della legge per verificarne gli effetti, per cambiarla nei tempi più stretti possibili, se proprio dovesse paralizzare la giustizia. Ma a quel punto, di certo, Ncd non starà col Pd.

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