mercoledì 25 febbraio 2015

POLITICA Camusso a Renzi: “Ti allontani dalla Costituzione”

da il manifesto
POLITICA

Camusso a Renzi: “Ti allontani dalla Costituzione”

Scontro Pd-Cgil. La numero uno del sindacato accusa il premier di "torsione democratica" nei confronti di Parlamento e parti sociali. Poi conferma la proposta di legge per un nuovo Statuto dei lavoratori, e non esclude un referendum. Taddei difende il governo: "Abbiamo messo fine al precariato"

Susanna Camusso e Maurizio Landini
Torna ad infiam­marsi lo scon­tro tra la Cgil e il governo, e tra i due con­ten­denti Renzi-Landini, nono­stante le fri­zioni di sem­pre, Susanna Camusso alla fine sce­glie il com­pa­gno della Fiom. La segre­ta­ria della Cgil ha rispol­ve­rato per l’occasione una for­mula che aveva già esi­biito al con­gresso di mag­gio, la «tor­sione demo­cra­tica», attri­buen­dola all’azione del pre­mier nei con­fronti del Par­la­mento e dei sin­da­cati in tutta la gestione della vicenda Jobs Act: e quindi ha sostan­zial­mente appog­giato la “ver­sione Lan­dini”, sot­to­li­neando che in effetti il pre­si­dente del con­si­glio è «distante dal det­tato costi­tu­zio­nale». «È indub­bio che c’è una tor­sione rispetto al rap­porto con il Par­la­mento e l’idea che il potere legi­sla­tivo sia tutto nel governo e non nel Par­la­mento», ha spie­gato la numero uno della Cgil.
Tutto que­sto nel corso di un con­ve­gno a Roma — «The New Order — Diritti alla con­trat­ta­zione nell’era del Jobs Act », orga­niz­zato dalla Fil­cams Cgil — ini­zia­tiva a cui era invi­tato anche uno dei fede­lis­simi di Renzi, il respon­sa­bile eco­no­mico del Pd Filippo Taddei.
E la distanza tras i due impianti, quello della Cgil e quello del Pd — come la distanza Renzi-Costituzione impu­tata da Camusso — si sente tutto, già a par­tire dalla nozione di “lavo­ra­tore”: «Il lavo­ra­tore è un insieme di com­pe­tenze», dice Tad­dei. «No, è soprat­tutto una per­sona e il pro­blema è pro­prio costruire le com­pe­tenze per chi è stato sem­pre in un mer­cato del lavoro a ribasso», ribatte Camusso. Intanto la pla­tea a tratti bor­botta, in altri momenti applaude.
«La riforma del mer­cato del lavoro cam­bia il para­digma e ha l’obiettivo di creare nuovi posti», dice Tad­dei subito coperto dal bru­sio della sala. «Non par­lare della teo­ria, parla delle realtà che è diversa», gli ribatte il par­terre, chie­dendo spie­ga­zioni sul regime dei licen­zia­menti varato anche per i lavo­ra­tori negli appalti: ovvero sul rischio che al cam­bio com­messa si possa per­dere anche l’articolo 18, ripar­tendo da zero con il contratto-“bidone” a tutele crescenti.
Tad­dei, da bravo poli­tico (ren­ziano), quindi glissa: ripete più volte, come una sorta di man­tra, che «non ci si può sof­fer­mare solo sul tema dei licen­zia­menti, ma biso­gna guar­dare all’equilibrio del nuovo mer­cato del lavoro nel suo com­plesso e al pas­sag­gio da forme pre­ca­rie di occu­pa­zione a rap­porti con la mas­sima pos­si­bi­lità di sta­bi­lità». Come si fa ad argo­men­tare, dice ancora l’esponente Pd, «che que­sto è peg­gio e che il Jobs Act aumenta la fra­gi­lità del lavo­ra­tore se garan­ti­sce la pos­si­bi­lità di mag­giori tutele ai quasi 500 mila coco­pro?». Senza con­tare «che è la prima volta che il governo vara incen­tivi per con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato di que­sta por­tata, per­ché que­sta è la sua scom­messa. Capi­sco il dis­senso ma non si può dire che togliendo il rein­te­gro a favore di un inden­nizzo si riporta indie­tro il mer­cato del lavoro e ci si allon­tana dall’Europa. Dis­sen­tire va bene ma non misti­fi­care. L’unico nemico da temere è il lavoro parasubordinato».
Lavoro para­su­bor­di­nato che, tra paren­tesi, non spa­rirà affatto: è ormai più che noto infatti che i con­tratti cococò soprav­vi­ve­ranno negli ordini pro­fes­sio­nali e nel lavoro pub­blico. E infatti Camusso replica a testa bassa, tac­ciando l’esecutivo di fare «pro­pa­ganda», e negando sem­pre al “tutele cre­scenti” il suo nome ori­gi­na­rio, pre­fe­rendo invece nomi­narlo come «con­tratto a mone­tiz­za­zione»: «Il nodo vero è che il governo non ha un’idea di quale sia l’orizzonte ma ha solo una dispe­rata voglia di pro­pa­ganda per poter dire avevo ragione», dice. «Tra 3–4 mesi infatti, ci spie­gherà che i con­tratti a ter­mine hanno avuto uno straor­di­na­rio suc­cesso: certo, solo che si trat­terà di un cam­bio di nome. Lad­dove si potrà, i con­tratti di lavoro dipen­dente saranno tra­sfor­mati in con­tratti a tutele cre­scenti con una ridu­zione di diritti. Non si trat­terà quindi di nuovi posti di lavoro ma solo di una loro sosti­tu­zione, di una crea­zione “al rove­scio” di occu­pa­zione Senza con­tare — incalza la segre­ta­ria Cgil — che le forme più odiose di pre­ca­riato sono ancora tutte lì e cono­sce­ranno una crescita».

Infine la con­ferma che la Cgil «pre­sen­terà una pro­po­sta di legge per un nuovo Sta­tuto dei lavo­ra­tori», men­tre il refe­ren­dum «se neces­sa­rio lo soster­remo anche con delle forme abro­ga­tive». E inter­ro­gata sull’ipotesi “Lan­dini in poli­tica”, Camusso taglia corto: «Abbiamo avuto una riu­nione, in cui abbiamo con­fer­mato l’impostazione sin­da­cale: noi dob­biamo fare il nostro lavoro di orga­niz­za­zione sin­da­cale e di rap­pre­sen­tanza dei lavoratori».

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