martedì 24 febbraio 2015

POLITICA Muro contro Renzi. Ma fra i ’compagni’ scende il freddo

da il manifesto
POLITICA

Muro contro Renzi. Ma fra i ’compagni’ scende il freddo

Sinistre. Vendola: Landini è una risorsa per tutti. Ma la minoranza Pd non ci sta. Gotor: «Un Landini radicale fa il gioco di un Renzi neo centrista»

Pippo Civati, deputato dem, e Nichi Vendola
In difesa di Lan­dini con­tro gli attac­chi di Renzi che gli ha appic­ci­cato il mar­chio di «sin­da­ca­li­sta scon­fitto». Sì ma, a tac­cuini chiusi, «la verità è che non si capi­sce quello che vuole dav­vero fare». Fanno qua­drato i ’com­pa­gni di strada’ della Fiom: quelli delle sini­stre della futu­ri­bile ’cosa rossa’, quelli che scen­dono in piazza con le tute blu «senza se e senza ma», quelli che da anni lo invo­cano come una madonna pel­le­grina per il suc­cesso delle loro ini­zia­tive e spe­rano che prima o poi ’scenda in campo’. Per tutti que­sti parla Nichi Ven­dola al Tg1: «Lan­dini rap­pre­senta una grande risorsa per la sini­stra, non certo un pro­blema. Lan­dini che è un uomo con la schiena dritta rap­pre­senta un pro­blema per Renzi e per Palazzo Chigi, per­ché dice le cose che il pre­mier non vor­rebbe sen­tir dire. E cioé che in Ita­lia si stanno can­cel­lando i diritti del mondo del lavoro».

Fin qui l’ufficialità. Ma in realtà ieri, per tutta la gior­nata, lungo le linee tele­fo­ni­che della sinistra-sinistra scor­re­vano dubbi, inter­ro­ga­tivi, anche fastidi. Il lea­der della Fiom ha smen­tito il suo diretto impe­gno in poli­tica attri­bui­to­gli dal Fatto quo­ti­diano sulla prima pagina di dome­nica. Ma, accet­tando per buona la smen­tita, resta il fatto che già da qual­che mese Lan­dini lan­cia segnali di insof­fe­renza, a volte di vera distanza, dal tor­men­tato per­corso di riu­nione dei pezzi della sini­stra divisa sotto le inse­gne di Tsi­pras. Pro­po­nendo a sua volta un’ idea diversa — se non alter­na­tiva — di «coa­li­zione sociale». Dai con­torni però ancora non chiari ai più. A defi­nirla — si fa per dire — con entu­sia­smo è Fau­sto Ber­ti­notti, oggi grande fan di Lan­dini e secondo alcuni anche suo con­si­gliere: «È un met­tersi a dispo­si­zione di quello che può cre­scere da una strut­tura oriz­zon­tale e non ver­ti­ci­stica come i par­titi tra­di­zio­nali. Lan­dini vede l’insufficienza del sin­da­cato ma giu­sta­mente non indi­vi­dua la via d’uscita attra­verso un nuovo ‘patro­nage’ sui movi­menti. Bensì mette la Fiom e il con­cetto di una sua nuova auto­no­mia a dispo­si­zione di quello che potrà nascere dai movi­menti di pre­cari, No Tav, par­tite iva e ciò che si muove in società e fa sì che, quando emer­gono, abbiano una voca­zione mag­gio­ri­ta­ria che non tro­ve­reb­bero altri­menti», dichiara all’Huffington Post. L’oggetto a venire resta però miste­rioso. Per esem­pio, com­prende le forze di sini­stra già esi­stenti? «Noi siamo parte di que­sta sfida che è quella di difen­dere chi vede limi­tare sem­pre più gli spazi dei pro­pri diritti e della pro­pria par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, chi più debole subi­sce fero­ce­mente i colpi della crisi eco­no­mica», non ha dub­bio Nicola Fra­to­ianni di Sel. Invece Pippo Civati, che ha un piede fuori dal Pd e con quel piede tasta un ter­reno che si rivela molto fra­noso, ne è meno sicuro: «Par­lerò con Lan­dini, non attra­verso un’intervista, ma di per­sona». È il momento di scri­vere «un pro­getto poli­tico intorno al quale misu­rarsi, che metta in discus­sione le mino­ranze del Pd, che hanno molto trac­cheg­giato nella spe­ranza che il pre­mier cam­biasse verso». Ma fra i suoi col­le­ghi delle mino­ranze Pd l’ultimo Lan­dini non riscuote grandi entu­sia­smi: «Un Lan­dini radi­cale fa il gioco di un Renzi neo cen­tri­sta», avverte il ber­sa­niano Miguel Gotor.

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