venerdì 27 febbraio 2015

POLITICA Tv, Renzi non butta Berlusconi dalla torre

da il manifesto
POLITICA

Tv, Renzi non butta Berlusconi dalla torre

Nazareno Tv. Il presidente del consiglio sull’Opas per Raiway: «E’ il mercato, abituatevi. Ma il 51% resta pubblico». Via libera dal cda di viale Mazzini al piano per il riordino dei tg
Bianca Berlinguer e Maurizio Mannoni
E' il mer­cato, bel­lezza, e biso­gnerà «abi­tuarsi a pren­dere le ope­ra­zioni di mer­cato per quello che sono». Il mes­sag­gio che Mat­teo Renzi invia a Sil­vio Ber­lu­sconi da palazzo Chigi, durante la con­fe­renza stampa con il segre­ta­rio gene­rale della Nato Jens Stol­ten­berg, non somi­glia affatto a una con­trof­fen­siva dopo una dichia­ra­zione di guerra. L’Opas lan­ciata da Ei Towers — la società delle torri di tra­smis­sione del segnale tv con­trol­lata da Media­set — su Rai­way, l’omologa società con­trol­lata dall’azienda di ser­vi­zio pub­blico, va presa per quello che è, un’operazione di mer­cato, appunto, e «le regole del mer­cato vanno rispet­tate». Certo, il pre­si­dente del con­si­glio aggiunge che biso­gna rispet­tare anche le regole sta­bi­lite dal governo, in que­sto caso «quelle che riguar­dano il 51%» di Rai­way, che deve restare pub­blico, men­tre Ei towers vuole acqui­sire «almeno» il 66,67% della società delle torri Rai. Ma non si tratta di un’«operazione poli­tica» e «punto», taglia corto Renzi.
Nes­sun Naza­reno delle tv, insomma. Eppure il rico­no­sci­mento da parte del pre­mier del gruppo di Sil­vio Ber­lu­sconi come pro­ta­go­ni­sta della par­tita delle tele­co­mu­ni­ca­zioni, che va oltre quella, comun­que impor­tan­tis­sima, dell’infrastruttura di rete, a Colo­gno non passa inos­ser­vato. E comun­que la stessa par­tita delle torri resta aperta, nono­stante Renzi riba­di­sca il paletto del 51% in capo alla Rai, il che signi­fica che Ei Towers potrebbe comun­que arri­vare fino al 49 acqui­sendo il restante 14% del capi­tale non col­lo­cato quo­tato in borsa. Del resto il cda di Ei Towers ha già spie­gato che le con­di­zioni poste per­ché l’Opas vada a buon fine (come appunto quella sul 66,67%) pos­sono essere modi­fi­cate o annul­late.
Per deci­dere la società aspetta che la Rai batta un colpo. Il pre­si­dente di Rai­way Camillo Ros­sotto spiega che il con­si­glio d’amministrazione con­vo­cato d’urgenza per ieri pome­rig­gio dopo le ultime noti­zie è ser­vito per il momento solo a infor­mare i con­si­glieri, ma «nes­suna deci­sione è stata presa». E’ pre­ma­turo, ha spie­gato Ros­sotto, anche par­lare della nomina di un advi­sor, e resta al momento in pro­gramma solo la pros­sima riu­nione del 12 marzo, già pre­vi­sta prima del lan­cio dell’Opas. L’attenzione resta anche pun­tata sui titoli azio­nari: Rai­way, dopo il balzo di mer­co­ledì, ha perso il 2,86%; viene regi­strata invece ancora favo­re­vol­mente, con un leg­gero rialzo (+0,54% per Ei Towers, +0,25% per Media­set), la recente aggres­si­vità del Biscione sul mercato.
Ieri si è riu­nito anche il cda della Rai, nella sede mila­nese di corso Sem­pione. Una seduta fiume di oltre 7 ore durante la quale si è «preso atto» dell’Opas su Rai­way ed è stato appro­vato a mag­gio­ranza il piano del diret­tore gene­rale Luigi Gubi­tosi sulla rior­ga­niz­za­zione dei tg, con la crea­zione di due new­sroom con due soli diret­tori: in una con­flui­ranno Tg1, Tg2 e Rai Par­la­mento, nell’altra Tg3, Tgr e Rai­News. Ogni testata man­terrà il suo logo e per la scelta dei diret­tori dovrà essere pub­bli­cato sul sito dell’azienda un avviso pub­blico rivolto sia ai dipen­denti che agli esterni. «Dopo 35 anni cade un muro invi­si­bile ma sto­rico — com­menta Gubi­tosi — con­tiamo di poter rispar­miare 70 milioni l’anno». E il dg si lan­cia nel para­gone con la Bbc. Ma nel governo tale para­gone sem­bra azzar­dato, per­ché si ritiene che si possa fare molto di più.
Nei pros­simi giorni Renzi infatti spin­gerà l’acceleratore sulla riforma della gover­nance di viale Maz­zini. L’idea del decreto è stata accan­to­nata, nono­stante Fran­ce­sca Puglisi, respon­sa­bile scuola del Pd, non trovi di meglio, per soste­nere la vali­dità di una simile solu­zione, che citare il pre­ce­dente del decreto «salva Rete­quat­tro» appro­vato a fine 2003 dal governo Ber­lu­sconi dopo che Ciampi aveva rin­viato alle camere il ddl Gasparri. Il dise­gno di legge del governo dovrebbe arri­vare in con­si­glio dei mini­stri entro due set­ti­mane. La par­tita, tanto per cam­biare, intende gio­carla il pre­mier in prima per­sona. E nell’opposizione cre­sce il timore della pros­sima nascita di Tele Matteo.

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