mercoledì 25 febbraio 2015

Processo P3, il filone sardo. Gli affari di Carboni, le pressioni su Cappellacci

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Processo P3, il filone sardo. Gli affari di Carboni, le pressioni su Cappellacci

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Si è aperto a Roma, ieri, il dibattimento sul filone sardo del processo P3. All’esame dei giudici del tribunale di Roma il corposo faldone di intercettazioni che riguardano anche il rapporto tra l’ex presidente di centrodestra della Regione, Ugo Cappellacci, e il faccendiere sassarese, di Torralba, Flavio Carboni. Il contenuto dell’udienza si legge nelle cronache deL’Unione sarda e de La Nuova Sardegna oggi in edicola. I fatti su cui si indaga risalgono al 2009, quando Cappellacci era stato appena eletto anche grazie all’appoggio e al sostegno in prima persona dell’allora premier Silvio Berlusconi. A suo carico le accuse di abuso d’ufficio e corruzione per la nomina sospetta di Ignazio Farris ai vertici dell’agenzia regionale Arpas nel ruolo chiave per le autorizzazioni ambientali. In tutto sono 20 gli imputati, 8 i sardi coinvolti: le altre accuse vanno dall’associazione a delinquere e segreta, illecito finanziamento e diffamazione.
Sul neo-governatore si scatenano allora pressioni evidenti per gli interessi che ruotano attorno a due settori: le bonifiche del Sulcis e di Porto Torres ma soprattutto l’energia eolica, da sfruttare attraverso i parchi. Pressioni ammesse dallo stesso Cappellacci, ora consigliere regionale di Forza Italia, davanti ai pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli. Servono però le autorizzazioni, ecco quindi entrare in scena – secondo la ricostruzione degli inquirenti – due personaggi di spicco, vicini a Berlusconi: Denis Verdini e Marcello Dell’Utri. Nonché il dirigente regionale Gabriele Asunis. Il contatto chiave da nominare al posto giusto, ai vertici dell’agenzia regionale Arpas, da cui dipendevano le concessioni era appunto Ignazio Farris. E così è stato.
Da allora una serie fitta di incontri a Roma e a Cagliari, per mettere a punto l’atto di governo regionale necessario per dare il via libera ai progetti di Carboni. Si tratta dell’ “autorizzazione unica” oggetto di scambi tra Carboni e Farris, addirittura una bozza della possibile norma viene inviata via fax. Così la presunta organizzazione criminale segreta, la P3 appunto, ha un filo diretto con i vertici della Regione. Ma qualcosa va storto: nel 2010 spunta l’inchiesta “Grandi opere” della Procura di Firenze, alcune indiscrezioni vengono pubblicate sui giornali: Denis Verdini è indagato. Da qui le perquisizioni nelle case di Carboni, Verdini e negli uffici della Regione. Salta tutto e si tenta di ricostruire il giro di denaro e dei prestanome attorno al faccendiere di Torralba: gli imprenditori forlivesi avrebbero passato ben 4 milioni di euro, una parte sarebbe stata utilizzata anche per l’organizzazione del mega convegno al Forte Village di Pula, invitati costituzionalisti, imprenditori, politici il tutto finalizzato – secondo l’accusa – di forzare la mano sul Lodo Alfano.
La difesa. L’ex presidente della Regione Ugo Cappellacci è difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti. La sua linea punta al fatto che la nomina di Farris, contestazione principale, era stata predisposta formalmente dalla giunta regionale mentre il mancato passaggio di competenze sulle energie era a carico del governatore. E che il noto convegno al Forte village fosse avvenuto alla luce del sole, davanti a tutti.

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