venerdì 27 febbraio 2015

RAI-MEDIASET, NESSUNO FERMA IL PIANO TORRI GEMELLE DI B.

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RAI-MEDIASET, NESSUNO FERMA IL PIANO TORRI GEMELLE DI B. (Carlo Tecce)

Il Biscione aveva sondato Palazzo Chigi e messo in conto la reazione: ora può prendersi la sua fetta di Rai Way. Verifiche della Consob.
Il copione è rispettato nei dettagli e la messa in scena non stupisce i dirigenti Mediaset. Elettronica Industriale Towers, la società controllata dal Biscione che possiede 2.300 antenne di trasmissioni, lancia l’operazione di acquisto con scambio di azioni per Rai Way, l’altra metà del monopolio. E per due volte, prima attraverso un comunicato ufficiale e poi con una dichiarazione di Matteo Renzi, il governo ricorda che un decreto ha fissato il limite di vendita al 51 per cento. Poi s’appella al mercato e non pronuncia un “no” definitivo. Cologno Monzese aveva sondato le intenzioni di Palazzo Chigi e conosceva la reazione, ma anche la disponibilità a valutare una collaborazione fra Elettronica Industriale e Rai Way perché, fa notare Renzi, ci sono le regole di legge (il tetto al 51 per cento) e di Borsa. La trasferta romana di Fedele Confalonieri di ieri è servita a verificare che il canovaccio si sviluppi senza imprevisti. Il richiamo al 51 per cento viene considerato quasi automatico. Il contorno retorico, che narra di un Renzi che s’immola per fermare l’ex Cavaliere, pure. Ma quel che Palazzo Chigi non dice o non vieta è possibile. Non è vietato, allora, rastrellare il 35 per cento di Rai Way già ceduto a Piazza Affari oppure sottrarre un quinto del 65 per cento in mano a Rai Way cioè al Tesoro. Così traducono dentro Mediaset le esternazioni di Palazzo Chigi.
Con una quota di minoranza fino al 49 per cento, EI Towers potrebbe entrare in Rai Way. Per il governo, su questa ipotesi, contano le Autorità di garanzia. E la tendenza ad accontentare l’ex Cavaliere di Agcom è, appunto, una garanzia di successo per il Biscione. A Cologno Monzese ripetono che l’affare ha un valore industriale prezioso per gli investitori italiani e stranieri e che conviene gestire assieme un settore centrale per le frequenze televisive, la banda larga, le comunicazioni militari e le intercettazioni telefoniche. E il governo, che non vuole trascinare la contesa nei melmosi confini politici, finge di dimenticare, o sbaglia a sottovalutare, che qualsiasi tipo di intesa tra Viale Mazzini e Cologno Monzese andrebbe a riattizzare la procedura d’infrazione aperta in Europa contro l’Italia per la legge Gasparri. Perché, va sottolineato, la pubblica Rai e la privata Mediaset già sono in posizione dominante congiunta e già bloccano la concorrenza.
Renzi è intervenuto senza aggiungere un inciso al testo diffuso da Palazzo Chigi mercoledì pomeriggio: “La vicenda è il mercato, credo che dovrete abituarvi a considerare le operazioni di mercato per quelle che sono, non operazioni politiche ma di mercato. Il governo ha messo delle regole su Rai Way che non intende modificare. Sono regole giuste, quelle sul 51 per cento, la discussione è finita qui”. EI Towers ha annunciato un’Opa totalitaria, che il governo, un po’ sbrigativo, non ha definito ostile, aggressiva nei confronti di un unico (e pubblico) azionista di maggioranza, il Tesoro. Ormai compreso che Rai Way dovrà mantenere almeno il 51 per cento del capitale, vincolo che non sarà sfuggito a Mediaset prima di avanzare con le truppe per l’Opa da 1,22 miliardi di euro, il resto è contendibile. E non è mica poco per il paese dei conflitti d’interessi con l’alibi di un patto del Nazareno che ha smesso di esistere e, dunque, l’imprenditore Silvio Berlusconi deve procedere senza intoppi normativi. Il deputato Michele Anzaldi (Pd) ha chiesto a Consob di indagare sui rialzi in Borsa di EI Towers e Rai Way, perché l’Opa di Mediaset era tecnicamente destinata a fallire. La Commissione per le società e la Borsa, guidata da Giuseppe Vegas, ha avviato gli accertamenti.

A Cologno Monzese osservano a distanza le riunioni dei Cda di Rai e Rai Way che spiegano di aver “preso atto” della proposta di EI Towers; non ritirano l’Opa e confidano in un accordo seppur ridimensionato. Ma il Cda Rai, che s’è tenuto a Milano, era impegnato sul piano per l’accorpamento dei telegiornali ispirato dal direttore generale Luigi Gubitosi: i consiglieri l’hanno approvato, contrari il terzetto berlusconiano composto da Antonio Verro, Guglielmo Rositani e Rodolfo De Laurentiis. Il progetto d’integrazione fra le redazioni, secondo Gubitosi, farà risparmiare dagli 80 ai 100 milioni di euro all’azienda: si riducono le testate con la creazione di due gruppi, Tg1 con il Tg2 e Tg3 con Tgr e RaiNews. Vanno nominati due mega-direttori, onere che non toccherà al Cda in scadenza di mandato.

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