lunedì 23 febbraio 2015

Renzi: “La Fiom ha perso, perciò entra in politica”

Renzi: “La Fiom ha perso, perciò entra in politica” (Luca De Carolis).

LandiniDI NUOVO CONTRO IL SINDACATO.
Prima candelina del governo rottamatore, Matteo Renzi è ovunque. Corre tra palchi, contestazioni e programmi tv. E morde alla gola il possibile avversario Landini, che sulle pagine del Fatto ha annunciato di volerlo sfidare: “Vuole scendere in politica perché ha perso sul piano sindacale, ha bisogno di cambiare pagina”. Poi lascia a piedi Prodi: “Come mediatore in Libia l’Onu non vuole un italiano”. E promette di partire per marzo con la riforma della Rai: addirittura per decreto, se il Parlamento non dovesse sbrigarsi. Parla e annuncia su tutto, il premier che a inizio marzo andrà in Russia da Putin perché “voglio portarlo al tavolo sulla Libia”. Euforico: “Questo Paese lo cambiamo, gufi o non gufi, piccioni o non piccioni”. Perché è un giorno renzianissimo.
Per celebrarlo il Pd ha organizzato a Roma la manifestazione “Un anno di governo: la scuola cambia, cambia l’Italia”, manifestazione anche per lanciare il decreto-legge e il disegno di legge delega di riforma (dovrebbero presentarli venerdì, in ballo l’assunzione da settembre di almeno 100mila precari). C’è ressa, in parecchi rimangono fuori. Renzi si siede in platea per ascoltare insegnanti e studenti. Poi sale sul palco per la chiusura ed è contestazione, da parte di docenti precari: “Lasciateci parlare, basta demagogia”. Alle telecamere de ilfattoquotidiano.it   uno del gruppo assicura: “Sono iscritto al Pd, vogliamo dare consigli”. Ma dal microfono il premier è duro: “A chi viene qui a fare pagliacciate per andare in tv lo spazio glielo diamo tranquillamente, ma noi stiamo facendo un’altra cosa”.   SULLA RIFORMA della scuola abbonda di promesse, poi accenna a “un meccanismo sul modello del 5 x mille, per cui nella dichiarazione dei redditi barro per il singolo istituto. Dovrà essere pensato per scuola e cultura, spero funzioni dal 2016”. Ma ha voglia di parlare di Rai: “La cambieremo, non può essere disciplinata da una legge che si chiama Gasparri. A marzo si parte con la riforma”. Auto-celebrazioni (“Noi decidiamo, basta con la palude”), poi scappa via. Ricompare a In mezz’ora, su Rai3. E da lì risponde a Landini. Al sindacalista che vuole “sfidarlo democraticamente” è già arrivato il gelo via Twitter di Massimo Gibelli, il portavoce della segretaria Cgil Susanna Camusso: “Se Maurizio Landini vuole scendere in politica tutti i nostri auguri, ma il sindacato, la Fiom, è un’altra cosa”. Ma Renzi è quasi feroce: “Non credo che Landini abbandoni il sindacato, è il sindacato che ha abbandonato Landini. Il progetto Marchionne sta partendo, la Fiat sta tornando a fare le macchine. La sconfitta sindacale gli pone l’obbligo di voltare pagina, il suo impegno in politica è scontato”. Affonda la lama, il premier: “Landini non è il primo sindacalista che fa politica. Sul jobs act ognuno può avere l’opinione che vuole, ma è difficile pensare che tutte le manifestazioni non fossero propedeutiche alla entrata in politica”. Sabato aveva protestato anche la Boldrini (“Sul jobs act bisognava tener conto dei pareri negativi di Camera e Senato, non mi piace l’uomo solo al comando”). Renzi le replica sbrigativo: “Un problema suo, non nostro. Noi mandiamo avanti il programma di governo su cui abbiamo chiesto la fiducia“ e come dobbiamo fare”. Poi torna sulla Rai, con avviso ai naviganti: “Se ci sarà un decreto legge per la riforma dipende dal Parlamento e dai suoi tempi, un dl è possibile”. Ha fretta di cambiare, il segretario Pd: “L’obiettivo è non eleggere il prossimo Cda con la Gasparri”. Corre pure con le parole e infila toscanismi, il premier che giura: “Il mio obiettivo non è costruire una leadership democratica”. Sulla politica estera svicola un po’. Poi però si parla del mediatore per la crisi in Libia: “Nel settembre scorso, quando ho chiamato Ban Ki Moon (il segretario Onu, ndr) su questo punto, mi ha spiegato che per il passato coloniale era meglio un non italiano. Già allora si parlava di Prodi o di D’Alema: erano ipotesi dei giornali”. Ipotesi che resteranno tali, per il Renzi che sogna in grande sulla politica estera: “Voglio portare Putin al tavolo sulla Libia, ma lui prima deve lasciare l’Ucraina”. L’Annunziata va di contropiede: “Lo ha detto agli americani?”. E lui assicura: “Ci sentiamo spesso”. Capitolo Isis: “Non siamo sotto attacco, l’espressione ‘siamo a sud di Roma’ è un’indicazione geografica, non una minaccia. Loro non sono così forti come vogliono far credere, e comunque i terroristi non arrivano con i barconi”. C’è tempo anche per il caso banche Popolari: “Un conflitto d’interessi del governo sul decreto di riforma? Castroneria galattica, sono pronto a tutte le verifiche”. Renzi si congeda, da Renzi: “Cambieremo l’Italia”. Prosit.
Da Il Fatto Quotidiano del 23/02/2015.

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