mercoledì 25 febbraio 2015

SVOLTA PER I MAGISTRATI, PAGHERANNO I LORO ERRORI. “NO, “È INCOSTITUZIONALE, MINA LA NOSTRA INDIPENDENZA”

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SVOLTA PER I MAGISTRATI, PAGHERANNO I LORO ERRORI. “NO, “È INCOSTITUZIONALE, MINA LA NOSTRA INDIPENDENZA” (Custodero e Milella)

Con il sì della Camera è legge la proposta sostenuta dal governo. Anm: si tratta di un attacco ai giudici
Cambiano le regole sulla responsabilità civile dei magistrati. Il sì definitivo – e bipartisan – dell’Aula della Camera al disegno di legge (primo firmatario il senatore Enrico Buemi, capogruppo Psi in commissione Giustizia), sulla responsabilità civile dei magistrati è arrivato ieri sera alle 22. Il testo è stato approvato con 265 sì, 51 no e 63 astenuti. La Lega, Fi, Sel, Fdi e Alternativa Libera si sono astenuti. Il M5S ha votato contro. Con il nuovo testo, è stata superata la legge Vassalli che, a detta di molti, s’è rivelata inefficace: dal 1988 ha fatto registrare dalle 4 alle 7 condanne. Ma l’approvazione del ddl è stata anche una risposta a due procedure di infrazione che rischiavano di essere pesantissime aperte dall’Unione Europea che riteneva inadeguato l’impianto normativo del nostro Paese. I punti innovativi del ddl sono tre. C’è stata l’eliminazione del filtro di ammissibilità per le azioni di responsabilità civile. È stato deciso l’ampliamento della responsabilità dello Stato. E infine è stato approvato l’aumento della quota di rivalsa a carico del magistrato. «È un passaggio storico. La giustizia sarà meno ingiusta e i cittadini saranno più tutelati», commenta il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Pd. Sulla stessa linea il viceministro Costa, Ncd: «Un traguardo storico, io dico il coronamento di anni di battaglie del centrodestra italiano». Nonostante il Guardasigilli Orlando abbia assicurato che il ddl «non è un’intimidazione per le toghe», l’Associazione nazionale magistrati insorge. «È un pessimo segnale commenta l’Anm – la politica approva una legge contro i magistrati mentre nel Paese c’è una “corruzione dilagante”». «Ma quale rivoluzione, quale passaggio storico – attacca il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli – è una rivoluzione contro la giustizia, contro l’indipendenza dei magistrati». «Una norma ricorda Sabelli – che contiene profili di illegittimità costituzionale e che al di là dei gravi effetti che avrà, è un segnale negativo per il presidio della legalità».
“È INCOSTITUZIONALE, MINA LA NOSTRA INDIPENDENZA”
di Liana Milella
Ezia Maccora, il gip del caso Yara, toga storica di Md ed ex Csm, sulla legge non fa sconti alla politica.
A questo punto non è troppo debole il no allo sciopero?
«La decisione dell’Anm è stata di grande responsabilità. Non aver scelto forme estreme di protesta nulla toglie al giudizio fortemente negativo sulla riforma della responsabilità civile».
Preoccupati ma responsabili?
«Assolutamente. Alla incomunicabilità dello scontro e alla logica degli slogan preferiamo la forza delle argomentazioni e del ragionamento in grado di far comprendere ai cittadini la vera posta in gioco: permangono criticità che minano l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati e, quindi, il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge».
Legge incostituzionale: dove?
«Nel 1990 la Consulta ha sottolineato l’importanza del filtro di ammissibilità dell’azione civile di responsabilità per escludere azioni temerarie e intimidatorie. Oggi quel filtro viene eliminato, senza alcun studio sull’impatto della legge e in controtendenza rispetto a leggi deflative varate dal legislatore. Da domani potrà essere più facile arginare i magistrati “scomodi”, con azioni pretestuose che faranno proliferare incompatibilità».
Avete paura di fare i magistrati?
«La riforma coinvolge direttamente l’attività valutativa e interpretativa del giudice, cioè il cuore della giurisdizione, in contrasto con le pronunce della Consulta».
Che pericoli vede?
«Il mestiere del giudice è dare ragione a una parte e torto all’altra. E quindi ci sarà sempre una parte, quella a cui il giudice ha dato torto, che potrebbe valutare utile intraprendere strumentalmente un giudizio contro il giudice che l’ha condannata ».
Se così fosse i ricorsi sarebbero migliaia…
«Certamente e se questa parte è economicamente forte, l’azione contro il giudice sarà la regola. C’è il rischio che in futuro i magistrati, soprattutto i più giovani, non privilegeranno interpretazioni innovative e saranno molto “timidi” nei confronti dei «poteri forti» se dovranno discostarsi da una consolidata giurisprudenza».

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