Lo stesso Incalza che poche settimane fa è invece finito agli arresti nell’ambito dell’Inchiesta Sistema. Ancora una volta la procura di Firenze svela quello che, a parere dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei, è un vero e proprio sistema corruttivo che influenza le più grandi opere italiane. Tra gli indagati non ci sono questa volta manager di coop rosse. Tuttavia nelle carte dei magistrati il riferimento al mondo della cooperazione torna sotto il nome della Cmc, la Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, la stessa che oggi sta scavando il tunnel per la Tav Torino-Lione in Val di Susa. La Cmc infatti faceva parte del consorzio Cavet, che anni fa ha portato a termine lo scavo nell’appennino per fare la tratta Tav Bologna Firenze. Secondo i magistrati la stessa Cmc aveva corrisposto a Incalza, capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, compensi per 500 mila euro tra il 1999 e il 2008.
Il porto di Molfetta il senatore Ncd Azzollini. È ancora la Cmc un anno e mezzo fa a finire sotto i riflettori delle cronache giudiziarie, questa volta per la vicenda del Porto di Molfetta. Il Gip di Trani nell’ottobre 2013 infatti ordina i domiciliari per un dirigente comunale e per il procuratore speciale della Cmc,Giorgio CalderoniTra gli indagati spunta il nome del presidente della commissione bilancio al SenatoAntonio Azzolliniche per anni è stato sindaco di Molfetta e che i lavori per il porto (ora fermi) li aveva voluti. Secondo quanto ricostruiscono i pm, i costi sarebbero lievitati dai 70 milioni iniziali a quasi 150 milioni e gran parte di questi sarebbero andati a finanziare altre spese del comune (retto allora da Azzollini) che niente avevano a che fare con il porto. Nell’ottobre 2014 il Pd è stato determinante per respingere la richiesta della Procura di Trani di utilizzare alcuneintercettazioni telefoniche – sempre relative all’inchiesta sul porto – in cui compariva il parlamentare.
Levorato e la Manutencoop. Parlare di Manutencoop significa parlare di chi in Italia, e forse in Europa, ha inventato il facility management: pulizie di uffici, ospedali, aeroporti, stazioni,manutenzione di impianti elettrici, idraulici, d’illuminazione, giardinaggio. Manutencoop fa un miliardo di fatturato l’anno. Intanto il suo numero uno Claudio Levorato è già finito indagato in diverse grandi inchieste. L’ultima in questione, a maggio 2014, è quella della procura di Milano sull’Expo. Levorato è indagato per rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio e turbativa d’asta in concorso. A trascinare Manutencoop e Levorato nell’inchiesta milanese è la gara per la Città della Salutedi Sesto San Giovanni, un affare da 323 milioni di euro. Secondo la procura la gara sarebbe stata influenzata per finire poi in mano alla associazione temporanea d’imprese che Levorato e l’imprenditoreEnrico Maltauro avevano costituito per l’occasione. Levorato è finito sotto indagine anche a Brindisi. Il manager e altri due uomini di Manutencoop nel maggio 2014 hanno infatti ricevuto un avviso di fine indagine. I sospetti riguardano una gara da quasi 10 milioni di euro per dei lavori all’ospedale Perrino della città pugliese. Secondo l’accusa le buste della gara d’appalto sarebbero state manomesse.
Tutte le inchieste del Ccc. E poi c’è il Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna. Un altro gigante coinvolto in tutte le grandi opere d’Italia degli ultimi 10 anni. Ma anche nei più grandi scandali giudiziari. Il Consorzio, 20 mila dipendenti e decine di cooperative affiliate, finisce implicato nel cosiddetto Sistema Sesto, lo scandalo che porta alla rovina politica di Filippo Penati, ex braccio destro di Pierluigi Bersani. I pm ipotizzano un giro di mazzette per ottenere concessioni edilizie sulle ex aree Falck di Sesto San Giovanni, tramite pagamenti ai Ds a livello localeI reati contestati sono corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partitiA essere indagato per il Ccc è il numero due, Omer Degli Esposti che risponde di concorso in concussione. Ma tutti i reati cadono in prescrizione va in prescrizione e l’inchiesta non arriva neppure a processo.
Il Ccc però balza agli onori delle cronache anche per due vicende di casa sua. Due grandi opere bolognesi mai entrate in funzione ma che si sono portate dietro grossi strascichi giudiziari. Per l’appalto del Civis, un curioso e mai entrato in funzione tram su gomma a guida vincolata, è indagato dalla procura di Bologna il numero uno di Ccc, Piero Collina, accusato di corruzione, frode e inadempimento di contratti in pubbliche forniture. Per quanto riguarda il People mover, la monorotaia che dovrebbe unire stazione e aeroporto, lo stesso Collina è invece imputato per i reati di turbativa d’asta e abuso d’ufficio: secondo i pm ci furono accordi occulti illeciti perché l’appalto venisse cucito addosso proprio al Ccc. Il 9 aprile partirà il processo.
Infine c’è Roma, dove l’inchiesta Mafia Capitale scoperchia un sistema in cui, secondo i pm capitolini, una banda criminale con a capo l’ex Nar Massimo Carminati, controllava molti appalti pubblici, molti dei quali comunali. Numero due di quella che è stata definita una vera e propria organizzazione mafiosa è Salvatore Buzzi, uomo di sinistra e capo della coop rossa 29 giugno, aderente a Legacoop. Una realtà nata dietro le sbarre a Rebibbia come sbocco per i detenuti che volevano rifarsi una vita con il lavoro. Ma finita inevitabilmente nella bufera dopo l’arresto del suo presidente.