martedì 24 marzo 2015

AAA cercasi Ddl Buona Scuola in Parlamento

da il manifesto
SCUOLA

AAA cercasi Ddl Buona Scuola in Parlamento

Il governo del fare. La discussione sulla riforma della scuola doveva partire oggi, ma è stata rinviata forse al 31 marzo. Poi c’è Pasqua. Il caos continua e 100.701 precari attendono di conoscere il loro futuro. Il governo parla d'altro lanciando boutade a grappolo: Renzi vuole proibire i Promessi Sposi e pensa che la sua riforma renderà la scuola italiana "una superpotenza mondiale"

 '' AAA cer­casi» Dise­gno di legge «Buona Scuola». L’improrogabile, impre­scin­di­bile, urgen­tis­simo prov­ve­di­mento che il governo Renzi ha con­cesso alla discus­sione del par­la­mento doveva essere calen­da­riz­zato in com­mis­sione oggi. Non si sa però se alla Camera o al Senato. Oggi però la discus­sione non par­tirà per­ché il Ddl è sem­pli­ce­mente scom­parso. La discus­sione, da cui dipen­dono le sorti di 100.701 docenti pre­cari, par­tirà, forse, il 31 marzo. Per poi inter­rom­persi dopo una man­ciata di giorni. Ci sono le vacanze di Pasqua. Poi il primo maggio.
A quel punto l’ultimatum impo­sto dal governo alle camere, appro­vare il Ddl in 40 giorni, ha dun­que già perso 14 giorni. Ven­ti­cin­que se si con­tano i giorni pas­sati dall’approvazione in Con­si­glio dei mini­stri. Dato che i tempi medi di appro­va­zione di un Ddl è di 35 giorni alla Camera e di 45 al Senato il governo Renzi si è impe­gnato in una sfida inve­ro­si­mile. Fare in 40 giorni ciò che si fa in 80. Si tratta di una sfida alle leggi della fisica. È come met­tere Phi­leas Fogg, il pro­ta­go­ni­sta del giro del mondo in 80 giorni, su un Con­corde per far­gli bru­ciare le tappe.
Sarà dun­que un mira­colo se il Ddl dovesse essere appro­vato a fine mag­gio, con­si­de­rando che dovrà pas­sare l’esame della Camera e del Senato, o vice­versa. Il ter­mine è cate­go­rico: entro quella data dovranno essere ter­mi­nate le ope­ra­zioni di immis­sione in ruolo dei docenti. Per farlo c’è biso­gno di una legge che al momento non esi­ste. Poi il Miur e i prov­ve­di­to­rati dovranno avviare la mac­china ammi­ni­stra­tiva per le assunzioni.
Il pros­simo anno sco­la­stico è a rischio, anche per­ché non si sa quale testo uscirà dalle camere dove si annun­ciano scon­tri molto duri su un testo che intro­duce nella scuola la figura del pre­side mana­ger e padrone. Forza Ita­lia pre­sen­terà un emen­da­mento sulla chia­mata diretta da parte dei diri­genti sco­la­stici, chia­rendo così il tra­nello degli albi regio­nali. Dall’altra parte il Movi­mento 5 stelle pre­sen­terà la sua «con­tro­ri­forma». Sem­pre che l’esecutivo non si esi­bi­sca in un colpo di tea­tro: un decreto d’urgenza sulle assunzioni.
Dopo avere nasco­sto sotto il tap­peto il Ddl, il governo vive in una bolla di sapone dove boc­cheg­gia tra dedu­zioni assurde e pas­sa­tempo insensati.
Le dichia­ra­zioni di ieri sono da incor­ni­ciare. Il mini­stro Poletti (ne par­liamo qui) non ha rinun­ciato alla regola degli ultimi governi. Chi accede ad una carica supe­riore a quella di sot­to­se­gre­ta­rio si sente auto­riz­zato ad espri­mere la sua per­so­nale visione sulla scuola e sulla vita. Quella di Poletti è di ridurre le vacanze estive da tre a un mese. E man­dare gli stu­denti a lavo­rare «come hanno fatto i miei figli d’estate che sono sem­pre andati per un mese al magaz­zino gene­rale a spo­stare le casse della frutta».
Il pre­si­dente del Con­si­glio Renzi ha pre­fe­rito lan­ciare una duplice bou­tade a fram­men­ta­zione. La prima: abo­lire i Pro­messi Sposi per legge, «una volta proi­biti sono affa­sci­nanti, e si rive­lano essere un capo­la­voro asso­luto» ha detto ieri alla Luiss. Il pros­simo Cdm pren­derà dun­que una deci­sione epo­cale degna dell’Inquisizione? Tutto è pos­si­bile, l’importante è ingan­nare il tempo e par­lare di tutto tranne che del vicolo cieco in cui Renzi ha messo la scuola.
La seconda bou­tade: «L’Italia dei pros­simi 50–100 anni sarà sul modello edu­ca­tivo. Su que­sto ci gio­chiamo una delle chance di essere super­po­tenza mon­diale». Per capire tale modello biso­gna leg­gere il testo defi­ni­tivo del Ddl al capi­tolo «presidi-manager» alla ricerca della squa­dra del cuore. I nuovi padri-padroni potranno assu­mere i docenti dagli albi regio­nali, divisi in liste pro­vin­ciali o sub­pro­vin­ciali. Il diri­gente pro­porrà ai docenti, anche quelli in altre scuole, un lavoro in base alla cat­te­dra o all’organico fun­zio­nale stu­diando il suo cur­ri­cu­lum. E potrà pro­porre un aumento di sti­pen­dio. Pro­prio come si fa in un’azienda, dove decide il mana­ger. L’incarico durerà tre anni. Poi si rico­min­cia tutto d’accapo. Il vec­chio sogno della scuola-azienda con un turn-over. È il «modello edu­ca­tivo» che ren­derà il nostro paese «una super­po­tenza mon­diale». In realtà è ciò che il neo­li­be­ri­smo di destra e di sini­stra ha ribat­tez­zato scuola «dell’autonomia».

Ter­mi­nate le comi­che di gior­nata, sul tavolo restano i pro­blemi. In sol­doni: a set­tem­bre dovreb­bero essere assunti 48.818 docenti sui posti vacanti e lavo­re­ranno subito. Tutti gli altri ver­ranno assunti, ma solo for­mal­mente. Per­ché la loro cat­te­dra par­tirà dal 2016. E que­sto anche nel caso in cui il Ddl dovesse essere appro­vato, per mira­colo, dal parlamento.

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