venerdì 20 marzo 2015

Accattoni e graffitari, Alfano ha trovato l’origine del male

ALESSANDRO ROBECCHI - Accattoni e graffitari, Alfano ha trovato l’origine del male

arobecchiForse vi siete distratti con le avventure dei due Mattei nazionali, ma vorrei ricordarvi che – anche se personaggio minore – Angelino è sempre lì e lotta insieme a noi. Così, mentre tutti guardavano da un’altra parte, lui ha incontrato i sindaci e ha puntato il dito sulle piaghe nazionali: “Graffitismo, parcheggiatori abusivi, contraffazione e accattonaggio”. Che si traduce con “sicurezza urbana”, che naturalmente è una “priorità del governo”, e lui – lui Angelino Alfano – sta preparando un disegno di legge per dare più poteri di pubblica sicurezza ai sindaci. Alcuni sindaci, come quello leghista di Varese Attilio Fontana, sono saltati su come molle, già frementi di proposte innovative, tipo sequestrare l’elemosina ai quelli che chiedono la carità. Una vera emergenza.
So che molti considerano Alfano uno dei peggiori ministri dell’Interno che la storia ricordi, ma può essere che la storia ricordi male, perché abbiamo avuto pure Roberto Maroni ed è una bella gara, tipo le diatribe su Pelé e Maradona. Comunque fu proprio Roberto Maroni, correva l’anno 2008, a inventarsi il famoso “pacchetto sicurezza”, che spronava i sindaci ad emettere “ordinanze creative”. Era l’epoca dei “sindaci sceriffi”, come scrivevano i giornali. Una densa campagna di stampa puntava a far credere agli italiani di vivere assediati da feroci rapinatori, impauriti, annichiliti dalle forze del male in attesa di rubargli la macchina o la borsetta. Siccome le statistiche dicevano che nei numeri reali tutta questa emergenza non esisteva, ci si inventò il concetto di “paura percepita”, cioè una specie di malattia sociale di chi ha fifa anche se non c’è motivo.
Si rise fino alle lacrime. I “sindaci sceriffi” coprirono di ridicolo se stessi e il paese. Chi vietava di sedersi sulle panchine dopo le 23 in più di due (Voghera), chi permetteva di vendere kebab solo vendendo, nello stesso esercizio, la polenta (Lucca), chi regolava i parcheggi in centro a seconda della nazionalità di chi lasciava la macchina (Alzano Lombardo). Fu, per qualche mese un passatempo impagabile. Aprivi il giornale e scoprivi che nel comune tale non si poteva chiedere l’elemosina stando seduto, che nel talaltro si vietava di girare con in mano una bibita, o giocare a pallone, o mangiare un panino al parco.
Si discusse per settimane di una ventina di lavavetri che di colpo tenevano in ostaggio la città di Firenze, che è un po’ come sostenere che il problema di Mosul è il traffico. I giornali di tutto il mondo mandavano i loro inviati a fotografare i sindaci che vietavano di trasportare borse troppo grosse, o multavano i “suonatori abusivi”. La Corte Costituzionale fece a striscioline sottili sottili quella legge un paio d’anni dopo, quando ormai la novità era passata e non si rideva più.
Ora, sono trascorsi sette anni ed eccoci ancora lì, a indicare come una priorità emergenziale il graffitismo (sic) e l’accattonaggio, con sindaci come quello di Varese che si affannano ad indicare come assolute emergenze i questuanti che rallentano la ripartenza delle auto ai semafori cittadini, e a cui vorrebbe sequestrare la questua. Allora, tra il 2008 e il 2010, i sindaci di sinistra si accodarono alla grande e molti intellettuali arrivarono in soccorso argomentando che “non bisogna lasciare questi argomenti alla destra” (cioè: presto! Diventiamo un po’ di destra anche noi!). Oggi non c’è più Maroni, c’è Angelino nostro, e pare di sentire il suo grido di dolore al governo: “Ehi, lasciate qualcosa di destra anche a me!”
Alessandro Robecchi

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