giovedì 12 marzo 2015

Alessandro Di Battista: «L’Alba è un modello per l’Europa»

da il manifesto
INTERNAZIONALE

Alessandro Di Battista: «L’Alba è un modello per l’Europa»

Latinoamerica. Domani alla Camera un convengo internazionale sull'Alleanza bolivariana per le Americhe organizzato dai 5 Stelle

Il deputato dei 5 Stelle Alessandro Di Battista
Il Jobs Act in Ita­lia, come il Ttip dà mano libera alle imprese a danno dei lavo­ra­tori, è il più grande favore che si può fare alla gene­ra­zione Wall Mart, alla gran­dis­sima distri­bu­zione nor­da­me­ri­cana. L’Europa del Sud deve costi­tuire un car­tello come hanno fatto i paesi dell’Alba in Ame­rica latina».
Va subito al punto, Ales­san­dro Di Bat­ti­sta, depu­tato 5 Stelle e vice­pre­si­dente della Com­mis­sione affari esteri, rispon­dendo alle domande del mani­fe­sto. L’anno scorso, i pen­ta­stel­lati hanno pre­sen­tato una riso­lu­zione per soste­nere l’Alba, l’Alleanza boli­va­riana per le Ame­ri­che, «uno schema d’integrazione basato sui prin­cipi di coo­pe­ra­zione e soli­da­rietà, che nasce come alter­na­tiva al modello neo­li­be­ri­sta». Un’alleanza nata nel 2004 per impulso di Cuba e Vene­zuela in alter­na­tiva all’Alca, l’Area di libero com­mer­cio delle Ame­ri­che voluta dagli Usa. E domat­tina alla Camera, i 5 Stelle orga­niz­zano l’incontro inter­na­zio­nale “L’Alba di una nuova Europa” con i rap­pre­sen­tanti di tutti i paesi dell’Alba, e la pre­senza del pre­si­dente dell’Alleanza boli­va­riana e di Petro­ca­ribe, il vene­zue­lano Ber­nardo Alvarez.
Il con­ve­gno arriva nel pieno di un ter­re­moto poli­tico che scuote l’America latina pro­gres­si­sta a seguito delle dichia­ra­zioni degli Usa («Il Vene­zuela è una minac­cia per la sicu­rezza nazio­nale»). I pre­si­denti dell’Alba hanno preso posi­zione, lan­ciando l’allarme per il peri­colo di un ina­spri­mento delle san­zioni verso Cara­cas e ipo­tiz­zando per­sino un attacco mili­tare. Anche la Cina, grande pro­ta­go­ni­sta com­mer­ciale nel con­ti­nente e mem­bro dei Brics, si è fatta sen­tire per soste­nere Maduro.
In merito alle san­zioni di Washing­ton con­tro Cara­cas, Di Bat­ti­sta non esita: «Ritengo – dice – che in Vene­zuela vi sia stato di recente un ten­ta­tivo di colpo di stato. Le inge­renze di un paese esterno con­tro governi demo­cra­ti­ca­mente eletti, com’è quello di Nico­las Maduro, costi­tui­scono atti vio­lenti da con­dan­nare. Noi cre­diamo nel prin­ci­pio della sovra­nità nazio­nale. E’ in corso un ten­ta­tivo con­ser­va­tore a livello pla­ne­ta­rio per fer­mare il cambiamento».
Come nasce l’interesse per l’Alba e l’idea del convegno?
Io cono­sco bene l’America latina, ho vis­suto due anni in Gua­te­mala e ho viag­giato in diversi paesi. I paesi dell’Alba hanno come linea poli­tica cen­trale quella della sovra­nità nazio­nale e dell’autodeterminazione dei popoli. Punti a pre­am­bolo delle prin­ci­pali costi­tu­zioni di que­sta nuova Ame­rica latina. L’unione di alcuni popoli e paesi è stata quasi una neces­sità per poter affron­tare un gigante del libero com­mer­cio senza regole che li stava stran­go­lando. Ave­vano di fronte una vera e pro­pria Troika, rap­pre­sen­tata dal governo Usa, dal Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale e dalla Banca mon­diale e i vari trat­tati di libero com­mer­cio, che hanno distrutto l’economia. Erano schiac­ciati dall’Fmi che, in cam­bio di pre­stiti di soprav­vi­venza, ha impo­sto riforme strut­tu­rali che pre­ve­de­vano tagli alla spesa pub­blica e pri­va­tiz­za­zioni sel­vagge: a comin­ciare dalle grandi indu­strie, in primo luogo petro­li­fere. Quei paesi hanno capito che per rea­gire effi­ca­ce­mente dove­vano unirsi e hanno otte­nuto risul­tati. Anche noi in Europa dovremmo unirci con­tro la Troika, con il Jobs Act arri­ve­ranno le grandi imprese a spa­dro­neg­giare, impo­nendo con­tratti ver­go­gnosi e licen­zia­menti. Fra i paesi dell’America latina e noi c’è ovvia­mente una dif­fe­renza di sto­ria, ma oggi subiamo la mede­sima oppres­sione. E anche noi abbiamo la pos­si­bi­lità di fare qua­drato, costruendo un car­tello nei paesi del Medi­ter­ra­neo per avere più peso con­trat­tuale. Som­mando Ita­lia, Fran­cia, Por­to­gallo e Gre­cia, si vede che rap­pre­sen­tano la terza eco­no­mia dopo Cina e Sati uniti (per­ché la Cina ha supe­rato gli Usa). Imma­gina che potere con­trat­tuale avremmo per por­tare avanti una poli­tica legata alla sovra­nità e all’autodeterminazione dei popoli, sep­pure arti­co­lata nelle sin­gole dif­fe­renze poli­ti­che fra gli stati. Invece, oggi non pos­siamo deci­dere. Il popolo greco ha votato delle per­sone per por­tare avanti un deter­mi­nato pro­gramma, ma è l’Europa cen­trale che non gli con­sente di rea­liz­zarlo. E’ sem­pre suc­cesso così in Ame­rica latina. Quando vin­ce­vano governi pro­gres­si­sti, arri­va­vano dall’esterno forze con­ser­va­trici molto forti, a imporre le loro poli­ti­che con il ricatto del debito pub­blico, con i piani del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale e spesso con i colpi di stato. Arri­va­vano e distrug­ge­vano il cam­bia­mento. Ma poi quei popoli hanno capito che unen­dosi pote­vano aumen­tare il pro­prio potere con­trat­tuale. E così dob­biamo fare anche noi nell’Europa del Sud. Il senso del con­ve­gno è quello di ascol­tare le espe­rienze dei paesi dell’Alleanza boli­va­riana, valu­tarne il posi­tivo o gli errori, e ragio­nare sulla pos­si­bi­lità di appli­care anche noi un modello simile.
I paesi dell’Alba si richia­mano al socia­li­smo, riven­di­cano la sto­ria del movi­mento ope­raio nove­cen­te­sco e si situano deci­sa­mente nel campo dell’antifascismo. Come si con­ci­lia tutto que­sto con la vostra visione poli­tica, che rifugge dalle alleanze a sini­stra ma in Europa non disde­gna quelle con la l’estrema destra xeno­foba?
Intanto occorre pre­ci­sare che noi appli­chiamo l’autodeterminazione anche al nostro interno, c’è libertà di scelta. Chi non con­di­vide le nostre regole, se ne va… magari a farsi un sel­fie con la Meloni. E comun­que, al Par­la­mento euro­peo o costi­tui­sci un gruppo o non puoi inter­ve­nire. L’Ukip è l’unico che ci ha cer­cato, e certo abbiamo grosse dif­fe­renze per esem­pio legate allo svi­luppo delle ener­gie rin­no­va­bili che per noi sono anche una que­stione di prin­ci­pio e non solo legate al fatto che non abbiamo car­bone. La costi­tu­zione del Vene­zuela parla di auto­de­ter­mi­na­zione dei popoli, inte­grità ter­ri­to­riale e sovra­nità. E’ così anche in Europa. Dob­biamo capire che abbiamo un grande nemico comune che ha un potere cen­trale, ladri lega­liz­zati in grado di imporre vin­coli sul bilan­cio, in grado di impe­dire il sala­rio minimo in Gre­cia. Noi costruiamo alleanze con chiun­que non abbia gover­nato. Ieri ho regi­strato un video in cui ho attac­cato a fondo la Lega: non tanto sul raz­zi­smo e sulla xeno­fo­bia, per­ché così si fa il loro gioco, ma sulla man­canza di cre­di­bi­lità, per­ché ha gover­nato con il peg­gior governo di cen­tro­de­stra della sto­ria. E que­sto vale per la destra di Gior­gia Meloni, ma anche per certa sini­stra che, dall’interno del Pd, dice di essere con­tro la Troika, men­tre prima è stata con­su­lente dell’Fmi, non si è oppo­sta ai drammi scon­vol­genti che abbiamo davanti, ma ha difeso tutte le misure che ci hanno por­tato in que­sta situa­zione. Tsi­pras non ha dovuto allearsi con un governo nazio­na­li­sta di destra? Io ho votato per 10 anni a sini­stra ma poi mi sono disintossicato.
Il fine giu­sti­fica i mezzi? Eppure voi par­late di etica. Ma che fine fa l’etica senza un qua­dro di ideali che defi­ni­sca la scelta di campo e la pro­spet­tiva? Il vostro prag­ma­ti­smo non ha già il fiato corto?
E’ l’ideologia che ci ha bru­ciato il cervello
Si parla di idee, non di falsa coscienza. E poi, quella della fine delle ideo­lo­gie non è forse la più insi­diosa delle ideo­lo­gie?
Allora, par­liamo di idee: il red­dito di cit­ta­di­nanza di 780 euro, è di destra o di sini­stra? Pen­sare a quei 10 milioni di ita­liani che non arri­vano alla fine del mese è di destra o di sini­stra? Non volere il vita­li­zio per i con­dan­nati è di destra o di sinistra?

Beh, il giu­sti­zia­li­smo senza ana­lisi delle cause che pro­du­cono i cri­mini non porta a disin­ne­scarli. E pro­porre la tor­tura del 41 bis è alquanto distante dalla non-violenza
Cosa c’è di giu­sti­zia­li­sta nel pro­porre che un con­dan­nato per mafia smetta di per­ce­pire 4500 euro di vita­li­zio? E il 41 bis è l’unica cosa che fa paura ai mafiosi. Noi vogliamo depe­na­liz­zare i reati minori e aumen­tare le pene per i reati ad alto rischio, quelli dei col­letti bian­chi, gli inte­ressi dei gruppi che bloc­cano il cam­bia­mento a livello mon­diale. E cosa c’è di raz­zi­sta nel dire che l’immigrazione va gestita e ragio­nare sulle cause che la pro­du­cono? Per me, raz­zi­sta e colo­nia­li­sta è chi bom­barda in Iraq, in Siria, in Afgha­ni­stan, chi ha por­tato allo smem­bra­mento della Libia desti­tuendo con la forza Ghed­dafi, chi pro­voca le tante guerre eco­no­mi­che e con­tro i diritti. Putin avrà i suoi sche­le­tri nell’armadio, ma che dire di chi si allea con i nazi­sti in Ucraina in nome della demo­cra­zia? I Brics stanno met­tendo in campo un’alternativa all’Fmi, il mondo si muove, ma in Ita­lia con­ti­nuiamo a essere subal­terni agli Usa. E a ridurre lo stato sociale. Invece, soste­nere il wel­fare signi­fica com­bat­tere l’industria della paura, per ripren­dere una defi­ni­zione di Galeano: l’industria degli arma­menti, che pro­spera sulla paura di morire, l’industria della droga, ali­men­tata dalla paura di vivere. E io aggiun­ge­rei quella delle slot machine, per chi ha paura di non pagare le bollette.

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