giovedì 26 marzo 2015

Angelino Alfano e una spina nel fianco di nome Nunzia De Girolamo

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IL PERSONAGGIO

Angelino Alfano e una spina nel fianco di nome Nunzia De Girolamo

Mentre il leader Ncd preferisce galleggiare a fianco di Renzi, la capogruppo insiste per l'appoggio esterno. E vuole una conta: "Basta fare gli scendiletto, questo governo sembra un monocolore Pd". Ecco il nuovo orizzonte di una parlamentare che nel Pdl definivano "una rompiscatole"

DI SUSANNA TURCO
Angelino Alfano e una spina nel fianco di nome Nunzia De Girolamo
E' l'altra faccia dell’alfanismo galleggiante che tutto accomoda senza urlare, sopravvivendo a Berlusconi, al caso Shalabayeva e alle manganellate ai manifestanti. E’ la garanzia che tra i neocentristi qualcosa eppur si muove, per lo meno a parole, a botte di frasi come “basta con le chiacchiere”, “qui si elude il punto di fondo”, “contiamoci”, “siamo un partito di idee non di poltrone”, “Alfano sia più calzante”, “non stiamo a fare gli scendiletto di Renzi” o “i maggiordomi del premier”. Certo, quel fare diretto d’ascendenza sannita – un po’ Mastella, un po’ Di Pietro – l’aiuterebbe comunque a scantonare le vaghezze alfaniane. Eppure, in più, c’è che Nunzia De Girolamo, ex berlusconina, ex ministro con Letta, ora capogruppo dell’Ncd, s’è da qualche tempo incaricata di svolgere una funzione coessenziale in qualsiasi consesso partitico: quello della spina o spinetta nel fianco, della minoranza riottosa, dell’abbiamo qualcos’altro da dire. A partire dalla questione fondamentale nell’Ncd: quella dei rapporti con Renzi.

Anche oggi, come accade da giorni, mentre Alfano dice e ridice che “non esiste la possibilità che Ncd esca dal governo” perché sarebbe un autogol, “significherebbe tradire tutta la responsabilità che abbiamo messo in campo”, De Girolamo ribadisce sulla Stampa e in tv di vederla in modo opposto: “Basta, la fase dell’emergenza è finita”, “questo sembra un governo monocolore Pd”, “se Renzi non accetta le nostre idee, credo che sarebbe meglio dare l’appoggio esterno”. L’argomentazione, invero piuttosto fondata, è che a forza di accondiscendere ai voleri del premier alleato di governo, l’identità dell’Ncd rischia di sbiadire al punto di non ritorno: “Siamo alla mutazione genetica del partito”, avvertiva De Girolamo qualche giorno fa all’Huffington post. Una combattività volta all’interno, “per dare risposte ai nostri elettori”, che però la capogruppo alla Camera degli alfaniani scarica all’esterno, più forte di altri, anche sui temi della giustizia: dalla minaccia di fare sconquassi al Senato sulla prescrizione lunga, alla richiesta di tornare a parlare della riforma delle intercettazioni proprio nei termini della legge bavaglio di qualche anno fa. Argomenti battuti anche da  Alfano, certo: ma con tutt’altro piglio, e punti di caduta meno dirompenti. Perché se lei sogna un Ncd sul modello “Lega con Berlusconi”, lui pratica un Ncd sul modello Casa delle libertà con An: qualcosa si fa, ma senza esagerare.

E fa sorridere, a pensarci adesso, che il balzo sulle cronache politiche, tanti anni fa, De Girolamo lo fece nel 2008 col famoso biglietto complimentoso di Berlusconi in Aula alla Camera (“Nunzia e Gabri, state molto bene insieme”): perché poi da quell’immagine un po’ frou frou che le era stata appiccicata addosso l’ex ministro dell’Agricoltura ha preso le distanze da tempo. Al punto che se oggi Alessandra Mussolini l’attacca sull’eterno (e offensivo) tema femminino del “chissà come ha fatto carriera”, risulta piuttosto difficile – al di là dello spargimento di fango – capire esattamente di cosa parli.

E a contrario è da almeno un quinquennio, dalla metà della scorsa legislatura che De Girolamo s’è ritagliata il ruolo di “rompiscatole”. Proprio così la chiamavano, nel Pdl, quando lei si mise a battagliare per avere un “partito pulito”, invocando per esempio le dimissioni di Cosentino dal governo o la libertà di coscienza nel voto sul braccio destro di Tremonti Marco Milanese, criticando con una mano i signori delle tessere e con l’altra i criteri di selezione dei candidati. Prodromi, col senno di poi, di quella che nel 2013 sarebbe diventata – su tutt’altre basi e per altri motivi – la scissione alfaniana dalla gran Casa di Arcore.

Dimessasi a inizio 2014 da ministro del governo Letta per essere finita – modello Lupi – nelle pastoie di un’inchiesta nella quale non è mai stata indagata, dopo un lungo periodo di quiete De Girolamo adesso utilizza quel suo essere fuori dall’esecutivo come un’arma in più. Risulta in effetti meno gravoso gridare “non dobbiamo essere il partito delle poltrone” quando non si ha un ministero su cui sedere. Ma c’è dell’altro: mentre Alfano persegue la strategia del galleggiamento sull’oggi, concentrandosi non del tutto a torto sulla prosecuzione del governo Renzi (viste le magre percentuali nei sondaggi dell’Ncd), De Girolamo pare più presa a capire quale sarà il domani suo e del centrodestra, al momento sfilacciato in tanti scomposti rivoli e come preso a tenaglia tra Salvini e Renzi.

C’è chi dice che tanto agitarsi sia il prodromo per di un cambio di casacca: un mese fa dicevano verso la Lega (come ha fatto Barbara Saltamartini), adesso dicono verso Forza Italia. Ci sarebbe, sempre ad ascoltare i corridoi, anche la questione della poltrona di capogruppo alla Camera, che all’indomani delle sue dimissioni da ministro s’è ventilata per Maurizio Lupi. Tutte faccende nelle quali De Girolamo evita d’infilarsi, bollando le une come “fantasie” e l’altra come una questione sinora inaffrontata (“mai avuto telefonate o discussioni in merito, comunque l’incarico è sempre a disposizione del partito”). E certo niente può escludersi, in un campo del genere, ma c’è da dire che allo stato De Girolamo s’aggira attorno a richieste fisiologiche, per chi voglia avere un ruolo e una voce in capitolo: una direzione in cui discutere, un confronto, una conta, un cambio di prospettive. “Perché la linea politica non la decidono quattro amici al bar”. Non pare che Alfano gradisca granché, ma certo a lui s’addice poco il ruolo da epurator alla Berlusconi, e in fondo al suo partito un po’ di vivacità non guasta.

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