giovedì 19 marzo 2015

Anticorruzione, governo in fuorigioco

da il manifesto
POLITICA

Anticorruzione, governo in fuorigioco


Il ministro della giustizia Andrea Orlando
Slitta alla metà della pros­sima set­ti­mana l’arrivo in aula del dise­gno di legge anti­cor­ru­zione. Lo si aspetta dall’inizio della legi­sla­tura (il testo ori­gi­na­rio fu pre­sen­tato dal pre­si­dente del senato Grasso), è stato rilan­ciato con una serie di annunci dal governo l’autunno scorso ed è infine rima­sto bloc­cato cin­que set­ti­mane extra in com­mis­sione in attesa che il governo depo­si­tasse il suo emen­da­mento sul reato di falso in bilan­cio. Alla fine tre delle quat­tro modi­fi­che pro­po­ste dall’esecutivo — che aumen­tano le pene e recu­pe­rano la pro­ce­di­bi­lità d’ufficio per il falso in bilan­cio delle società quo­tate, abo­lita ai tempi di Ber­lu­sconi e Tre­monti — sono state votate ieri sera. L’ultima invece dovrà tor­nare sta­mat­tina in com­mis­sione, per­dendo l’ultimo treno per entrare in aula prima di mer­co­ledì pros­simo. «Colpa dell’ostruzionismo di Forza Ita­lia», dice il Pd. «Insi­pienza del governo», repli­cano, con buone ragioni, i ber­lu­sco­niani.
È suc­cesso che mal­grado la lun­ghis­sima gesta­zione del prov­ve­di­mento, il quarto emen­da­mento che si rife­ri­sce alla «tenuità del fatto» e riguarda le società non quo­tate è arri­vato in com­mis­sione prima della legge che andrebbe a emen­dare. Che è un decreto legi­sla­tivo, anche que­sto messo a punto dal governo con grave ritardo (lunedì scorso) rispetto all’approvazione delle legge delega (aprile 2014). Fino a ieri sera i sena­tori che lo hanno preso in esame non pote­vano cono­scere la legge che anda­vano a cam­biare, se non nella ver­sione infor­male in pdf che il vice­mi­ni­stro Costa ha pro­vato a distri­buire in com­mis­sione. «È sul sito della gaz­zetta uffi­ciale», garan­ti­vano nella mag­gio­ranza. Ma su quel sito il decreto è com­parso solo in serata. Con ben leg­gi­bile l’avviso che la legge entrerà in vigore il 2 aprile pros­simo. Prima di allora, il senato pro­verà a cam­biarla. Ma dovrà farlo in aula dalla pros­sima settimana.

La con­fe­renza dei capi­gruppo aveva riser­vato al dise­gno di legge anti­cor­ru­zione, ripe­tu­ta­mente twit­tato come cosa fatta dal pre­si­dente del Con­si­glio (e siamo ancora alla prima let­tura), la mat­tina di oggi. Invece oggi alle 11 scade il ter­mine per i sube­me­da­menti alla pro­po­sta di «non puni­bi­lità» avan­zata dal governo, che pre­vede per il giu­dice il dovere di valu­tare «in modo pre­va­lente, l’entità dell’eventuale danno pro­vo­cato alla società ai soci o ai cre­di­tori». Suc­ces­si­va­mente la com­mis­sione dovrà pas­sare ai voti. Ma dalle 15 le camere sono con­vo­cate in seduta con­giunta per l’elezione di due giu­dici costi­tu­zio­nali. E, respinta la pro­po­sta dei 5 stelle di lavo­rare anche durante il wee­kend, si andrà alla pros­sima set­ti­mana. Quando però i sena­tori dovranno affret­tarsi a con­ver­tire il decreto sulle ban­che popo­lari. L’anticorruzione arri­verà dopo.
Il pas­sag­gio in com­mis­sione ieri ha con­fer­mato l’impostazione gover­na­tiva, che distin­gue tra società quo­tate in borsa e non quo­tate. Per le prime è pre­vi­sta una pena da 3 a 8 anni di car­cere. Per le seconde da 1 a 5 anni. In que­sto caso il sena­tore Lumia del Pd aveva pre­sen­tato un emen­da­mento per alzare a 6 anni il mas­simo, così da ren­dere pos­si­bile l’utilizzo delle inter­cet­ta­zioni anche nelle inda­gini sulle società non quo­tate. Ma l’ha riti­rato, annun­ciando che lo ripre­sen­terà in aula (Ncd è con­tra­rio). Resta la pro­ce­di­bi­lità solo su que­rela per il falso in bilan­cio delle pic­cole società, che hanno un giro di affari non supe­riore ai 300mila euro l’anno.

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