giovedì 19 marzo 2015

ANTICORRUZIONE, I 734 GIORNI DI MELINA SUL DDL GRASSO

ANTICORRUZIONE, I 734 GIORNI DI MELINA SUL DDL GRASSO (Luca De Carolis).

GrassoPRESENTATO DA PIETRO GRASSO DUE ANNI FA, IL DISEGNO DI LEGGE APPRODERÀ NELL’AULA DEL SENATO SOLO LA PROSSIMA SETTIMANA. STORIA DI TUTTI I RINVII.

Ancora e sempre rinvio. Nonostante gli annunci, gli appelli e gli arresti. Dopo 734 giorni di attesa il disegno di legge anticorruzione slitta ancora. Approderà nell’aula del Senato solo la prossima settimana, causa il combinato disposto tra ingenuità (del governo) e ostruzionismo (di Fi) in commissione Giustizia. Si discuteva degli emendamenti del governo al ddl, quando il forzista Ciro Falanga ha trovato il pretesto: “Un emendamento fa riferimento all’articolo 131 bis sulla tenuità del fatto che non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale”. Insomma, non si aveva contezza pubblica della norma, contenuta in un decreto legislativo.
Il presidente della commissione Nitto Palma (anche lui forzista) ha sospeso i lavori tra proteste incrociate. Il viceministro Enrico Costa (Ap), sorpreso, ha dovuto procurarsi delle copie della Gazzetta ufficiale. Alla fine la commissione ha votato tre dei quattro emendamenti. Ma i lavori sono slittati ad oggi. E per l’approdo in aula del ddl anticorruzione, previsto per stamattina, se ne riparlerà la prossima settimana. L’ennesimo capitolo di una storia di rinvii, qui riassunta.
15 marzo 2013, la mossa dell’ex magistrato
Nel suo primo giorno a Palazzo Madama, il neo presidente del Senato Pietro Grasso deposita un ddl contro la corruzione, il voto di scambio, il falso in bilancio e l’autoriciclaggio. “Il Paese non può più aspettare oltre” dice l’ex magistrato.
Estate 2013, lettere per perdere tempo
Il ddl Grasso arriva nella commissione Giustizia del Senato il 5 giugno, regnante il premier Enrico Letta. Ma si parte subito con rinvio. Il relatore del testo Nino D’Ascola (Pdl, poi Ncd) scrive ai colleghi di Montecitorio, dove si discuteva di un disegno di legge sul voto di scambio, tema incluso nel ddl Grasso. Pone il problema della possibile sovrapposizione tra i due rami del Parlamento. Dalla Camera rispondono che non c’è motivo di fermarsi. In Senato si riparte il 26 giugno, ma con il freno a mano tirato. Da destra criticano il ddl come “ispirato a una logica panpenalistica” (Giacomo Caliendo, Pdl). Mal di pancia anche da Socialisti e qualche dem. Passa l’estate, passa l’autunno. E si arriva al 2014
Primavera 2014, trucchi
e promesse
Il 2014 in commissione Giustizia si apre come si era chiuso il 2013: rinvii e tempi biblici. A marzo Nitto Palma fa sapere: “Esprimo disappunto per le reiterate critiche circa la presunta lentezza dei tempi di esame”. Il 22 aprile il M5S chiede di calendarizzare il ddl. E qualcosa si muove, tanto che il 14 maggio D’Ascola scrive il testo unificato, che raccoglie le varie proposte. Il 27 maggio Grasso annuncia per il 10 giugno l’arrivo in aula del ddl. Ma non ha fatto i conti con il Renzi fresco premier, che in piena campagna elettorale per le Europee aveva promesso: “Fanno il daspo ai tifosi, va fatto il daspo ai politici che prendono le tangenti”. Il 3 giugno 2014 il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri (Ndc) si presenta in commissione, e annuncia che il governo “è orientato a presentare un disegno di legge” sulle materie regolate dal testo unificato. Si oppongono solo i 5 Stelle: “Così si ritarderà tutto”. La commissione è costretta ad aspettare 30 giorni. Ma del decreto neppure l’ombra. I Cinque Stelle incontrano più volte il ministro della Giustizia Andrea Orlando, chiedendo che si riparta con il ddl. Rumoreggiano anche i civatiani del Pd, come Felice Casson. Ma sbattono contro un muro. Si arriva all’autunno. E Grasso sbotta: “Mi chiedo quali interessi frenino la legge anticorruzione”.
2015, soglie nascoste,
censure evidenti
Si parte con il caso della soglia di non punibilità sotto il 3 per cento per il falso in bilancio, nascosta in quell’emendamento che il governo annuncia a vuoto da mesi. Renzi alla fine deve stracciarla. Mentre il ddl anticorruzione continua ad arrancare, tra sedute di poche minuti e altre che vengono vanificate dal centrodestra con valanghe di cavilli. “L’entità dei fenomeni corruttivi è sovrastimata” ghigha Carlo Giovanardi (Ap). Ma si procede. Il 18 febbraio il Pd con Fi e Ap bocciano l’emendamento del M5S che prevedeva la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado, per i reati contro la pubblica amministrazione. Il 4 marzo invece viene respinto l’emendamento sul Daspo ai corrotti, proprio quello promesso da Renzi. Votano a favore solo 5Stelle e Lega Nord, tutti gli altri dicono no. Il 16 viene finalmente presentato in commissione l’emendamento governativo al ddl anticorruzione sul falso in bilancio. Grasso commenta: “Alleluja”. Ieri, pasticcio. Con rinvio.
Da Il Fatto Quotidiano del 19/03/2015.

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