lunedì 9 marzo 2015

B. boccia la riforma Renzi spera in Verdini

B. boccia la riforma Renzi spera in Verdini (Wanda Marra).

BerlusconiTAPPE FORZATE.
Fuori torna a splendere il sole. Ma uscire di casa e mettersi in cammino dipende solo da noi”. Prende in prestito il meteo, Matteo Renzi per lanciare un avvertimento a tutti, a Berlusconi, ma soprattutto al Pd. Formula prescelta, la E-news. La settimana si preannuncia complicata: domani l’Aula della Camera deve dare il voto finale alla riforma costituzionale. Una votazione posticipata, date le tensioni che ne hanno accompagnato il passaggio a Montecitorio, con le opposizioni fuori dall’Aula, e la maggioranza che si votava da sola il cambio della Costituzione.  

IERI BERLUSCONI ha chiarito la sua posizione. Stavolta Forza Italia non uscirà, ma dirà no. A sancire che il Patto del Nazareno è morto e non è possibile resuscitarlo, nonostante i tentativi dei renziani. “Ci avevamo creduto fino in fondo, ma è stato Renzi a tradire”, chiarisce B. E allora, per l’ex Cavaliere, sedotto e abbandonato, le Regionali sono il momento per far ripartire una coalizione di centrodestra con la Lega. Perentorio Salvini: “Se FI vota contro, come normale, poi ragioniamo fra opposizioni”. Succede quello che il premier, stringendo alleanza con l’amico Silvio, voleva evitare: la minoranza Pd diventa determinante. Non a caso il vicesegretario Guerini si preoccupa di dire a B. che sta facendo “un errore politico”. Il premier aveva già in programma la E-news di ieri, ma l’ha tarata dopo le parole dell’ex Cavaliere. Il metodo è il consueto. Renzi parte sottolineando la ripresa del quadro economico per sfidare chiunque a prendersi la responsabilità di non far passare le riforme. E poi, referendum, l’ultima parola d’ordine tirata fuori una volta chiarito che cambiare la Carta a grande maggioranza (come lo stesso premier aveva sbandierato per mesi) è un miraggio ormai sfumato: “Puntiamo al referendum finale (perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario)”. Nessuna concessione sull’Italicum. Manca l’ultima lettura alla Camera. E non si cambia. Nonostante le barricate annunciate dalla minoranza dem. Annunciate, appunto. Bersani, D’Attorre, Gotor & co. stanno dicendo ormai da mesi che la legge elettorale così com’è non la voteranno. Manterranno la promessa? C’è tempo fino a maggio, quando arriverà nell’Aula di Montecitorio, per capirlo. Anche il cammino della riforma costituzionale potrebbe essere molto accidentato in Senato, dove senza FI il Pd tutto è determinante. Se ne parla sempre a maggio. I prossimi passaggi di riforma costituzionale e Italicum a questo punto saranno dopo le Regionali. Evidentemente una scelta: Renzi spera che i risultati diano un’altra botta a tutti gli oppositori interni e esterni.   Ma in realtà, anche il voto di domani a Montecitorio non è così liscio: la maggioranza può contare su 375 voti (poi ci sono una trentina di deputati iscritti ai vari gruppi misti). Questo vuol dire che con una sessantina di voti contrari dal Pd la riforma inizierebbe a vacillare. Basterebbero 60 assenti o 60 astenuti visto che servono 316 voti, la maggioranza assoluta dell’Assemblea (non dei presenti). Nessuno tra i renziani crede davvero che questo accadrà. E poi si spera nel soccorso di qualche parlamentare azzurro, garantito da Verdini. Le minoranze fanno il punto stasera per capire come comportarsi domani in Aula. L’idea è quella di trovare una strategia per esprimere dissenso. Senza prendersi la responsabilità di affossare l’iter delle riforme. Perfetto stile di questi mesi.   RENZI, intanto, puntualizza anche sugli altri dossier controversi e delicati. Prima di tutto, la scuola. Dopo che il governo non ha fatto l’annunciato decreto e neanche il ddl, scarica la responsabilità sul Parlamento: “In settimana concludiamo l’esame in consiglio dei ministri e presentiamo il disegno di legge al Parlamento chiedendo di discuterlo velocemente. Se le opposizioni non fanno ostruzionismo non ci sarà nessun provvedimento di urgenza da parte nostra”. Stesso atteggiamento sulla Rai: “In settimana iniziamo l’esame in consiglio dei ministri per chiuderlo velocemente. Poi la palla passa al Parlamento”. Parole sfumate sulla riforma della Pa, che pure è stata travagliata e rispetto alla quale si preannunciano nuove resistenze: “In settimana la Commissione al Senato dovrebbe dare il via libera al ddl Madia. Poi aula”. Da notare come il premier sorvoli su alcune materie tanto delicate, quanto impantanate e cruciali: “Vi risparmio l’elenco degli altri dossier”, scrive. E l’elenco inizia proprio dal fisco, dove ancora si aspettano i decreti delegati e la decisione sul 3 per cento. E la giustizia, con la legge anti corruzione ancora in divenire. Un annuncio: la nomina del Commissario a Bagnoli. E un evergreen: il ricordo del 41% alle europee.  Intanto, stamattina da segretario ha convocato i gruppi al Nazareno: appuntamento alle 10. Alla riunione precedente, il 27 febbraio non c’era praticamente nessuno. Sarà un altro flop?
Da Il Fatto Quotidiano del 09/03/2015.

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