lunedì 30 marzo 2015

Banchieri e industriali senza più alibi

da l'Espresso

OPINIONI

Massimo RivaMassimo Riva

Avviso ai naviganti

Banchieri e industriali senza più alibi

L’operazione della Bce ha avuto successo. Ora 
c’è denaro in abbondanza per finanziare l’economia reale. Occorrono però buoni progetti


Banchieri e industriali senza più alibi
Gli esordi del “Quantitative Easing” di Mario Draghi sono stati, a dir poco, trionfali. In particolare, per i paesi con i conti pubblici più critici, come il nostro. Non solo si è registrata una vistosa caduta del fatidico “spread” verso il Bund campione della Germania, ma si sta verificando anche un significativo calo dei rendimenti di tutti i titoli di Stato sul mercato. Tanto che il tasso d’interesse sui Btp a dieci anni sta sempre più scivolando verso quota uno per cento: un livello impensabile soltanto pochi mesi fa con effetti frenanti sull’intera struttura del debito pubblico. E non basta: l’euro ha accelerato il suo ridimensionamento sul mercato dei cambi avvicinandosi ormai alla parità con il dollaro.

Tutto ciò comporta per l’Italia un duplice vantaggio. Da un lato, il bilancio pubblico ricaverà non pochi miliardi di risparmio alla voce “servizio del debito”. Dall’altro lato, il sistema produttivo potrà sfruttare i nuovi margini di competitività offerti dalla svalutazione dell’euro. Per giunta senza trovarsi a dover sopportare il contrappasso di una bolletta energetica rincarata data la congiuntura debole dei prezzi di petrolio e gas. Niente da dire, quindi: la manovra voluta da Draghi sta avendo al momento pieno successo sul terreno finanziario e monetario. E il presidente della Banca centrale europea fa bene a dichiararsene pubblicamente orgoglioso in neanche troppo velata polemica con gli idolatri del rigore e dell’immobilismo.

Ora, però, c’è da chiedersi se l’operazione “QE” riuscirà ad avere altrettanto successo anche sul terreno economico ovvero in termini di spinta alla crescita delle attività produttive, rilanciando investimenti e consumi. Tema particolarmente importante per il nostro paese. Dei benefici che dovrebbero venire alle aziende esportatrici dal calo dell’euro s’è detto, ma si tratta di valutare gli effetti complessivi della manovra Bce. Lo schema logico dell’operazione si può sintetizzare così: gli acquisti di titoli e bond da parte delle banche centrali renderanno più liquidi i portafogli degli istituti di credito, dunque questi ultimi saranno messi in condizione di offrire maggior credito e più a buon mercato agli investitori. Sia la famiglia che vuole acquistare una casa sia l’imprenditore che vuol mettere a frutto qualche sua buona idea produttiva troveranno finalmente in banca quelle risorse che la crisi di questi anni aveva, per così dire, confiscato. E la crescita economica dovrebbe perciò ripartire sull’onda di nuovi investimenti e consumi.

Ma il passaggio dalla teoria alla pratica di questa ipotesi operativa postula, soprattutto in Italia, il concorso di due fattori decisivi. Da un lato, la volontà dei banchieri di tornare a fare il loro mestiere principale abbandonando il campo delle avventure finanziarie ad alto rischio con cui si sono dilettati rovinosamente per anni. Dall’altro lato, la capacità del mondo imprenditoriale di presentarsi in banca con progetti di nuove iniziative economicamente valide e mirate a innovare sia i prodotti sia i modelli di produzione. Sotto questo duplice profilo, quindi, la manovra di Draghi si offre sì come una spinta alla crescita ma nei panni non dissimulati di una vera e propria sfida al sistema paese mettendo al banco di prova la sua intera classe dirigente economica.

In questi anni di crisi sia i banchieri sia gli industriali hanno assordato l’opinione pubblica con le loro alte lamentazioni contro una politica economica sia nazionale sia europea che li costringeva a lavorare in condizioni insostenibili. Ora accade che il governo Renzi, per parte sua, ha ridisegnato il mercato del lavoro a vantaggio delle imprese, mentre la Banca centrale europea ha riaperto i cordoni della borsa creditizia in termini di straordinario favore per chi abbia la voglia di cimentarsi in nuove iniziative. I signori banchieri e i signori industriali sono pregati di darsi da fare senza più cercare altri alibi. Anche perché la manovra Draghi riguarda l’intera eurozona e il confronto con quanto accadrà altrove sarà inevitabile.

Nessun commento:

Posta un commento