sabato 21 marzo 2015

Bergoglio: «L’ergastolo pena di morte occulta»

da il manifesto
POLITICA

Bergoglio: «L’ergastolo pena di morte occulta»

Giustizia. Dal papa, che oggi a Napoli pranzerà con i detenuti di Poggioreale, una condanna senza appello dei sistemi giudiziari disumani, le pene capitali e le detenzioni a vita

Papa Bergoglio
Papa Fran­ce­sco torna ad inter­ve­nire sul tema della giu­sti­zia penale e con­danna senza appello la pena di morte ma anche l’ergastolo e le lun­ghe deten­zioni.
«La pena di morte è inam­mis­si­bile, per quanto grave sia stato il delitto del con­dan­nato», «per uno Stato di diritto rap­pre­senta un fal­li­mento», scrive Ber­go­glio in una let­tera che ieri ha con­se­gnato a Fede­rico Mayor, pre­si­dente della Com­mis­sione inter­na­zio­nale con­tro la pena di morte – una cui dele­ga­zione è stata rice­vuta in udienza in Vati­cano –, rin­gra­zian­dolo ed inco­rag­gian­dolo ad andare avanti nell’impegno per una «mora­to­ria uni­ver­sale delle ese­cu­zioni in tutto il mondo, al fine di abo­lire la pena capitale».
La pena di morte, per il papa, è inu­tile, per­ché si applica a per­sone dete­nute in car­cere, «pri­vate della pro­pria libertà», la cui capa­cità di recare danno quindi «è già stata neu­tra­liz­zata. Ed ingiu­sta: «Non si rag­giun­gerà mai la giu­sti­zia ucci­dendo un essere umano», «non rende giu­sti­zia alle vit­time, ma fomenta la ven­detta», rischia di man­dare a morte degli inno­centi («a motivo della difet­tosa selet­ti­vità del sistema penale e di fronte alla pos­si­bi­lità dell’errore giu­di­zia­rio»), «nega al con­dan­nato la pos­si­bi­lità della ripa­ra­zione o cor­re­zione del danno cau­sato». Senza con­si­de­rare le impli­ca­zioni che pre­ce­dono l’esecuzione della pena, ovvero «un trat­ta­mento cru­dele, disu­mano e degra­dante, come lo sono anche l’angoscia pre­via al momento dell’esecuzione e la ter­ri­bile attesa tra l’emissione della sen­tenza e l’applicazione della pena, una “tor­tura” che, in nome del dovuto pro­cesso, suole durare molti anni, e che nell’anticamera della morte non poche volte porta alla malat­tia e alla fol­lia». Quindi – Ber­go­glio cita Dostoe­v­skij –, «ucci­dere chi ha ucciso è un castigo incom­pa­ra­bil­mente più grande del cri­mine stesso. L’assassinio in virtù di una sen­tenza è più spa­ven­toso dell’assassinio che com­mette un criminale».
L’ergastolo non è da meno: è una «pena di morte occulta». L’ergastolo, scrive il papa, e le lun­ghe deten­zioni (che «com­por­tano l’impossibilità per il con­dan­nato di pro­get­tare un futuro in libertà») «pos­sono essere con­si­de­rate pene di morte occulte, poi­ché con esse non si priva il col­pe­vole della sua libertà, ma si cerca di pri­varlo della spe­ranza».
Non è la prima volta che Ber­go­glio inter­viene su que­sto tema. Lo aveva già fatto ad otto­bre, rice­vendo una dele­ga­zione dell’Associazione inter­na­zio­nale di diritto penale. In quell’occasione aveva usato più o meno le stesse parole sia sulla pena di morte che sul’ergastolo, allora defi­nito «pena di morte nasco­sta». Una sot­to­li­nea­tura dop­pia, quindi, di quella che evi­den­te­mente dal papa viene con­si­de­rata un’urgenza e che chiama diret­ta­mente in causa i sistemi giu­di­ziari degli Stati, com­preso quello ita­liano. E che per sin­go­lare coin­ci­denza è arri­vata alla vigi­lia della visita pasto­rale a Napoli, dove oggi Ber­go­glio pran­zerà a nel car­cere di Pog­gio­reale, insieme anche a 90 dete­nuti – fra cui 10 pro­ve­nienti dalla sezione riser­vata a tran­ses­suali, omo­ses­suali e malati di Aids –, in rap­pre­sen­tanza degli circa 1.900 reclusi.
La gior­nata di ieri di papa Fran­ce­sco è stata carat­te­riz­zata anche da un altro epi­so­dio, che par­zial­mente potrebbe essere ricon­dotto al tema della giu­sti­zia, seb­bene eccle­sia­stica. Ber­go­glio ha infatti accet­tato «la rinun­cia ai diritti e alle pre­ro­ga­tive del car­di­na­lato» da parte del car­di­nale scoz­zese Keith O’Brien, col­pe­vole di abusi ses­suali nei con­fronti di quat­tro gio­vani semi­na­ri­sti e preti della sua dio­cesi negli anni ‘80. Per que­sti motivi lo stesso O’Brien nel feb­braio 2013 si era dimesso dalla guida della dio­cesi di Edim­burgo e, anche a causa dello scan­dalo inter­na­zio­nale susci­tato dalla noti­zia, aveva rinun­ciato a par­te­ci­pare al Con­clave che poi elesse pon­te­fice Ber­go­glio. Era seguito poi un periodo di «pre­ghiera e peni­tenza» – impo­sto da Fran­ce­sco – e l’apertura di un’inchiesta cano­nica sul suo conto affi­data a mons. Sci­cluna, già pro­mo­tore di giu­sti­zia della Con­gre­ga­zione per la dot­trina della fede, oggi arci­ve­scovo di Malta, che evi­den­te­mente ha fatto il suo corso.

Ora arri­vano le dimis­sioni, subito accolte dal papa. Ma par­lare di «tol­le­ranza zero», nono­stante quello di O’Brien sia un pre­ce­dente impor­tante – l’ultimo caso di un car­di­nale «dimis­sio­nato» risale al 1927: il fran­cese Louis Bil­lot, soste­ni­tore del movi­mento nazio­na­li­sta Action fra­nçaise, con­dan­nato da Pio XI – pare fuori luogo: man­tiene infatti il titolo ono­ri­fico di car­di­nale e, seb­bene «fuori ser­vi­zio», resta prete e vescovo.
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— Raffaele K. Salinari 

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