sabato 7 marzo 2015

BERSANI: “RENZI SI RIVELA UN INGRATO”

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BERSANI: “RENZI SI RIVELA UN INGRATO” (Francesco Bei)

1L’ex segretario pd replica al presidente del consiglio che lo aveva definito “incomprensibile” sulle riforme. La minoranza interna si prepara a non fare sconti, in particolare sull’Italicum. Maggioranza a rischio al Senato
Pierluigi Bersani, attaccato frontalmente da Renzi nell’intervista all’Espresso («la sua battaglia sulla legge elettorale è incomprensibile »), è ormai sul piede di guerra. La calma apparente che si nota sulla superficie del Pd non inganni sul vulcano che sta per esplodere nelle profondità del partito. Lo stesso ex segretario, pur restando in silenzio, in queste ore affida ai suoi lo sfogo per «l’ingratitudine» di Renzi. «Feeling o non feeling, abbiamo sempre mostrato il massimo senso di responsabilità. Se avessimo voluto fare un danno l’avremmo fatto la notte in cui le opposizioni hanno lasciato la Camera. Invece siamo stati noi a garantire il numero legale per far passare la riforma costituzionale. Renzi se l’è già dimenticato?».
Identico atteggiamento di «responsabilità » lo si vedrà martedì a mezzogiorno, quando Montecitorio licenzierà il testo Boschi per passarlo al Senato. Area riformista, il correntone bersaniano, voterà a favore. Ma «i gesti di responsabilità», per Bersani, finiscono qui. La prossima partita, quella che intreccia legge elettorale e riforma del Senato, per l’ex segretario dovrà essere giocata con regole nuove. Miguel Gotor, punta di lancia bersaniana a palazzo Madama, la mette giù piatta: «Se non cambia la riforma del bicameralismo noi non votiamo la legge elettorale. Punto». Il problema è che Renzi e Boschi a ritoccare nuovamente la legge costituzionale non ci pensano lontanamente. «Vorrà dire che andremo al referendum – replicano a palazzo Chigi – e lì si vedrà da che parte stanno gli italiani». Se infatti il ddl Boschi venisse nuovamente rimaneggiato dal Senato, sarebbe necessario un ulteriore passaggio alla Camera. E così via «in un gioco infinito di rimpalli da un ramo del Parlamento all’altro». Il problema, a questo punto, è nei numeri. «Al Senato la maggioranza, dopo la rottura del patto del Nazareno, ha solo 9 voti in più – ricorda ancora Gotor – e Renzi dovrebbe lavorare sull’unità del Pd se vuole portare a casa il risultato».
Essendo almeno una trentina i senatori dissidenti dem, è chiaro che nessuna riforma costituzionale potrebbe passare senza un accordo interno. Ma qui sta il punto e il vero timore dei bersaniani. Ovvero che il premier stia lavorando attivamente per garantirsi comunque un bacino di “disponibili” pronti a surrogare un eventuale défaillance delle minoranze interne. I fari sono puntati su Denis Verdini e su quei forzisti sempre più insofferenti verso la linea Brunetta dello scontro a tutto campo. Se il 10 marzo l’ex Cavaliere dovesse subire una sentenza sfavorevole in Cassazione nel processo Ruby, Forza Italia potrebbe deflagrare definitivamente. E tutti i parlamentari apolidi, spaventati per una fine anticipata della legislatura, potrebbero convergere nell’area di governo per arrivare al 2018. Uno scenario che renderebbe irrilevanti i voti dei dissidenti dem. E se Gotor ironizza sul «naccaverdinismo» (da Paolo Naccarato e Denis Verdini) e sui transfughi che potrebbero soccorrere Renzi, il rischio della marginalità è dietro l’angolo.
Anche per questo il 14 marzo area riformista si riunirà a Bologna, con Bersani, il ministro Martina e il capogruppo Speranza, per alzare le proprie bandiere. Un raduno, in vista della convention del 21 marzo di tutte le minoranze interne, da cui usciranno una serie di richieste precise al governo per ribilanciare a sinistra l’asse della maggioranza. A partire dall’uso del «tesoretto» ricavato dalla discesa dello spread per una misura sociale forte. «Un provvedimento sulla povertà – spiega Speranza – a questo punto è indispensabile. Con gli 80 euro abbiamo favorito il ceto medio-basso, con la riduzione dell’Irap sul lavoro abbiamo favorito le imprese. Ora serve un aiuto a quella parte di popolazione che sta sotto la soglia degli 80 euro e che si trova soprattutto al Sud».

Renzi intanto si gode il primo cambio di passo che si avverte nell’economia reale. E lo lega agli sconquassi che si annunciano dentro la Lega e Forza Italia. «Noi – dice ai suoi siamo quelli della speranza e della proposta, loro quelli della rabbia e della protesta. Se riusciamo a cambiare il clima economico e tornare alla crescita, comunque si dividano faranno fatica».

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