lunedì 30 marzo 2015

Big in guerra sul ricambio Silvio vuole la rottamazione e alza la posta con Salvini

Big in guerra sul ricambio Silvio vuole la rottamazione e alza la posta con Salvini (CARMELO LOPAPA).

BerlusconiBerlusconi: “No alle forze estremiste e antieuropeiste” La Rossi: “Basta con chi è in Parlamento da 20 anni”.

ROMA – Spira il vento della rottamazione, dentro Forza Italia. La calma apparente non illude la vecchia guardia che infatti dà segni di grande nervosismo. In un partito per altro dilaniato dalle minacce di scissione (Fitto, Verdini) e dalle tensioni ancora irrisolte con la Lega, è bastata una circolare (della tesoriera Maria Rosaria Rossi), che imponesse il limite di 65 anni e delle tre legislature o consiliature, per far scattare una mezza insurrezione. In ballo ci sono le ricandidature, ma soprattutto la gestione del potere sulle liste e sul simbolo, ormai delegato da Arcore alla Rossi e davvero pochi altri.
L’ora X scatterà dopo le regionali del 31 maggio, Silvio Berlusconi non si fa illusioni sul risultato — Campania a parte — e all’indomani si prepara a mettere mano al partito in cui, dice, «deve cambiare tutto».
Non si sa ancora se il nome — magari anche quello, per lasciare la vecchia sigla e il suo cumulo di debiti — di certo, ci saranno altri volti da mandare in tv, dirigenti fidati per i ruoli chiave, aperture ai giovani. Per il repulisti definitivo invece, quello della squadra parlamentare, bisognerà attendere le prossime politiche. Al duro j’accuse di Paolo Romani («Non c’è nulla che vada bene»), che ha incassato il sostegno di Altero Matteoli, Daniela Santanché e tanti altri, l’ex Cavaliere non ha fatto nemmeno cenno nella telefonata di ieri alla manifestazione dell’Ergife organizzata da Tajani. Ma le fibrillazioni non sono piaciute affatto, ad Arcore.
La sala dell’hotel Ergife è gremita, nonostante la domenica delle Palme, età media piuttosto alta, Maria Rosaria Rossi in prima fila, tra un selfie e una battuta al veleno sui veterani, Giovanni Toti e Deborah Bergamini a dettare la linea dal palco. Berlusconi prende le distanze da «partiti che fanno della protesta, dell’estremismo, dello sfascio e dell’antieuropeismo la loro bandiera », con chiaro riferimento alla Lega, pur non citandola. «Noi invece rappresentiamo quella maggioranza di buon senso e tranquilla, ma coraggiosa, che non è portatrice di estremismi e disfattismi». È la conferma della nuova filosofia in salsa Ump francese. Linea alla Sarkozy (vincente) anti Le Pen. Quel che è certo è che nonostante le aperture di sabato di Salvini («Con Fi nessun problema»), fino a ieri sera i due leader non si sono nemmeno risentiti. La spiegazione data dall’ex Cavaliere ai suoi è semplice: «Matteo ha il vento in poppa e pensa che gli sia tutto dovuto, ma se vorrà fare l’accordo con noi dovrà mettersi in testa che deve cedere qualcosa». Sottinteso, rinunci ai suoi uomini in Toscana e Liguria, se vuole il sostegno in Veneto, per esempio. Partita ancora aperta. L’attacco a Renzi dal collegamento audio è più scontato: «Dopo tre governi non eletti dal popolo, ci troviamo di fronte a una non democrazia, che ci sottopone a una oppressione giudiziaria, fiscale e burocratica e che porta a dire al 51 per cento degli italiani che preferirebbero cambiare Paese. Noi invece vogliamo cambiarlo». Applausi in sala.
Ma giù dal palco è dello sfogo di Romani, della richiesta di «cessione di sovranità», del rischio scissioni che si parla. Toti lo sa e alza il tiro. «Romani è un amico e ha posto temi rilevanti, ma sto assistendo a un dibattito surreale nel partito — dice dalla tribunetta — Circa un anno e mezzo fa, Berlusconi ha chiesto ai dirigenti di aprire le porte al nuovo e sono cominciate le barricate. Oggi amministratori e dirigenti che per vent’anni hanno fatto da tappo si ergono a paladini del cambiamento ». Poi l’affondo con chiaro riferimento a Fitto: «dirigenti che hanno governato e spesso devastato le regioni, come satrapi orientali, ora si ergono a paladini della democrazia: cercano l’ultimo giro di giostra, ma se continua così gli elettori chiuderanno il Luna Park». Fitto? Di lui viene chiesto sottopalco all’amministratrice Rossi, e lei: «Si candidasse, del resto la candidatura gliel’avevamo proposta noi tempo fa. Se ora si candida saremmo contenti». Ma è sulla vecchia guardia che l’amministratrice non lesina fendenti. «Il limite delle tre legislature? Forse sono poche, di certo nove sono troppe. Vuol dire che c’è qualcuno che sta in Parlamento da oltre trent’anni, Se tutti facessero così, non ci sarebbe più rinnovamento». Riferimento non tanto a Romani (capogruppo, con sei legislature, la prima nel ’94), ma per esempio ad Altero Matteoli, che ne ha proprio nove, la prima nell’83, da 32 anni in Parlamento. La rottamazione insomma è cominciata.
Per il momento la vera grana resta la Puglia. Fitto non parla e ordina ai suoi di «non replicare alle provocazioni». Ma parla il candidato ufficiale di Fi Francesco Schittulli che pretende di sapere entro pochi giorni dai vertici del partito se i fittiani saranno epurati o troveranno spazio nelle liste: «Ho diritto di sapere subito se qualcuno gioca a perdere», avverte. Se non avverrà, lui getterà la spugna. E la candidatura di Fitto sarà conseguente. Ma è un territorio in cui il partito è in guerra, si moltiplicano assemblee autoconvocate di forzisti (tutti vicini all’eurodeputato) e da Roma una nota del partito fa sapere che «non hanno alcun valore ».
Da La Repubblica del 30/03/2015.

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