mercoledì 4 marzo 2015

BOSCHI PASSA ALLE CAMERE LA PATATA BOLLENTE DE LUCA

BOSCHI PASSA ALLE CAMERE LA PATATA BOLLENTE DE LUCA (Paola Zanca).

De LucaLA MINISTRA E LE MODIFICHE ALLA SEVERINO: “CI PENSI IL PARLAMENTO” LA MINORANZA SI ARRABBIA. MA LA SALVA-CAMPANIA SI FARÀ.
All’ora della merenda, in un capannello del Transatlantico, un gruppo di funzionari del gruppo parlamentare del Pd scorre le ultime notizie sul cellulare con gli occhi sbarrati. “Ma come ‘ci penserà il Parlamento’… noi non-lo-fac-cia-mo!”. Sono imbufaliti con Maria Elena Boschi che ieri ha deciso di interpretare il suo ruolo di ministro dei Rapporti con il Parlamento in maniera singolare: lanciando a due mani la patata bollente delle modifiche alla legge Severino. Uscendo da un convegno a Palazzo Giustiniani, la fedelissima di Matteo Renzi ha risposto così a chi le chiedeva come pensavano di affrontare la grana Vincenzo De Luca (vincitore delle primarie Pd, condannato, destinato a essere sospeso subito dopo l’eventuale elezione a presidente della Campania): “Al momento non è allo studio da parte del governo nessuna ipotesi di modifica della legge Severino”. Poi ha aggiunto: “Non so se il Parlamento, nelle prossime settimane, riterrà di intervenire”.
È così che quella che fino a ieri poteva essere relegata come iniziativa di una sparuta pattuglia di deputati democratici vicini al sindaco (decaduto) di Salerno, finisce al centro del dibattito parlamentare, angustia il pomeriggio dei funzionari legislativi del Pd e fa innervosire la minoranza democratica: “Non si può usare il Parlamento à la carte – dice Gianni Cuperlo – Il coinvolgimento non vale sulla riforma costituzionale e vale invece sulla legge Severino?”.   PER LA VERITÀ, come vi abbiamo raccontato ieri, non serve che nessuno si metta a studiare codici e precedenti: lo ha già fatto Fulvio Bonavitacola,braccio legale di De Luca a Montecitorio. Che ha depositato in commissione Affari Costituzionali la proposta di legge che salva il candidato dalla Severino: via l’abuso d’ufficio dai reati che prevedono la sospensione dall’incarico e il problema è risolto sia per De Luca che per Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli a rischio per le stesse ragioni. Ora che la Boschi ha lanciato la patata bollente al Parlamento intero , dicevamo, la faccenda si è fatta seria. E Bonavitacola gongola. Ha già praticamente incassato il sì dei bersaniani. Non roba di poco conto, se si considera che, in commissione, sono quasi tutti esponenti della minoranza Pd: dallo stesso Bersani (che in serata, a Otto e mezzo, parlerà di “rigidità eccessive” della legge) a Rosy Bindi, da Gianni Cuperlo ad Alfredo d’Attorre, tutti saranno chiamati a votare la salva-De Luca. Il punto è solo quando. Spiega Davide Zoggia (bersaniano che si è fatto ambasciatore della norma in Parlamento) che stringere i tempi sarebbe inopportuno: non si può andare di corsa e tentare il blitz prima delle regionali di maggio. Ma a De Luca quella norma serve anche se arriva in ritardo. E nel merito Zoggia ha già detto sì, seppur rilanciando la patata bollente al governo: “Renzi prenda l’iniziativa, o si fa un tagliando alla Severino o si modificano le primarie. La minoranza del Pd non rimane insensibile a questi temi. Quello che è importante è che non si faccia finta di nulla”. E finta di nulla non si farà.   Paradossalmente, il problema vero per il Pd a questo punto è Forza Italia. Proprio quelli che contro la Severino hanno messo in piedi una battaglia campale. Quella è la legge che ha buttato fuori Berlusconi dalla politica e adesso vogliono cambiarla per salvare De Luca? Dalla Campania, Stefano Caldoro, il governatore uscente di nuovo in corsa, dice all’Huffington Post che la norma dovrebbe essere “corretta e riservata solo per reati molto gravi”. Ma è chiaro che nel centrodestra punteranno ad alzare la posta.  Nel Pd, nessuno si dice disposto a modificare l’impianto di fondo della legge. Ma è lo stesso capogruppo democratico in commissione Affari Costituzionali Emanuele Fiano a convenire che “punti giuridici di discussione ci sono”. E sono già all’esame della Corte costituzionale. L’ultimo quesito è stato sollevato dalla Corte di Appello di Bari nell’ambito della causa di un consigliere regionale pugliese, Fabiano Amati. Alla Consulta si chiede di verificare la costituzionalità di alcune parti della Severino: c’è la questione dell’abuso d’ufficio, c’è la disparità di trattamento tra parlamentari e amministratori locali ma c’è anche l’annosa faccenda della retroattività, quella contestata da Berlusconi. Se il Parlamento intervenisse prima del pronunciamento della Corte, potrebbe darsi che la Consulta non abbia più motivo di dire la sua. Forza Italia ha già subodorato il pericolo: “Vogliono modificare la legge perché sanno che i giudici costituzionali gliela fanno a pezzi”.
Da Il Fatto Quotidiano del 04/03/2015.

Nessun commento:

Posta un commento