mercoledì 11 marzo 2015

«Cambiare la riforma Fornero è una emergenza democratica»

da il manifesto

«Cambiare la riforma Fornero è una emergenza democratica»

Intervista a Carla Cantone (Spi Cgil). «Poletti e Boeri si sbrighino, siamo stanchi di promesse». «Sì alla flessibilità in uscita, ma senza penalizzazioni». «La coalizione sociale di Landini? Arriva secondo, noi la facciamo da anni sul territorio»
Il segretario generale dello Spi Cgil Carla Cantone
‘’E’ giunto il momento di met­tere mano alla riforma For­nero sul serio, è demo­cra­ti­ca­mente indi­spen­sa­bile». Carla Can­tone, segre­ta­rio dello Spi, vuole por­tare a casa in fretta risul­tati per i quasi 3 milioni di pen­sio­nati della Cgil che a fine mese vedono ero­dere mese dopo mese i loro miseri assegni.
Can­tone, quali sono le vostre richie­ste a Poletti?
La piat­ta­forma uni­ta­ria di Cgil, Cisl e Uil parte da fisco e pen­sioni, rico­min­ciamo da lì, su tutti e due i fronti. La For­nero ha rovi­nato migliaia e migliaia di fami­glie e lavo­ra­tori, allun­gando oltre ogni limite di soste­ni­bi­lità l’età pen­sio­na­bile, in par­ti­co­lare per alcune man­sioni. In più se si man­tiene la For­nero, nei pros­simi anni aumen­te­ranno gli eso­dati per­ché con la crisi migliaia di cin­quan­tenni hanno perso il lavoro e se si lavora fino a 70 anni i gio­vani fanno fatica ad entrare. Infine, c’è il pro­blema coef­fi­cienti: la riforma li abbassa e la pen­sione minima con­ti­nuerà a scen­dere sotto i 500 euro creando un pro­blema soprat­tutto alle donne e spe­cial­mente al Sud. Per tutte que­ste ragioni è demo­cra­ti­ca­mente indi­spen­sa­bile cam­biare, e in fretta, la Fornero.
Le cose però sem­brano muo­versi. Il governo finora aveva sem­pre negato che le pen­sioni fos­sero una prio­rità. Ora il mini­stro Poletti parla di «emer­genza sociale» e annun­cia di voler con­vo­care i sin­da­cati.
Noi chie­diamo che la con­vo­ca­zione arrivi in fretta. E rispetto a quello che dirà Poletti deci­de­remo uni­ta­ria­mente se e quali mobi­li­ta­zioni met­tere in campo. Vogliamo impe­gni pre­cisi, di pro­messe, dall’allargamento degli 80 euro in poi, ne abbiamo già avute abbastanza.
In campo c’è la pro­po­sta Damiano: fles­si­bi­lità in uscita che per­metta di andare in pen­sione in anti­cipo rispetto ai 67 anni con una pena­liz­za­zione del 2 per cento annuo a par­tire da chi ne ha 62.
Io credo che i lavo­ra­tori e lavo­ra­trici non si meri­tano alcuna pena­liz­za­zione e che serve una solu­zione in tempi non eterni per­ché abbiamo già perso fin troppo tempo.
Sulla fles­si­bi­lità in uscita sem­bra spin­gere anche il neo pre­si­dente dell’Inps Tito Boeri. Che cosa ne pensa della sua nomina?
Boeri è una per­sona che stimo. Credo però che prima di tutto debba met­tere un po’ d’ordine nell’organizzazione dell’Inps e sul tema dell’evasione con­tri­bu­tiva che viene com­piuta per primi dallo Stato stesso e dalle ammi­ni­stra­zioni locali. Sulle pen­sioni invece biso­gna sal­va­guar­dare lavo­ra­trici e lavo­ra­tori che hanno matu­rato la pen­sione da lavoro, tra­mite i con­tri­buti rego­lar­mente ver­sati, senza pro­porre di pena­liz­zare anche loro. Più che can­cel­lare la legge pre­ce­dente, Boeri dovrebbe caso­mai veri­fi­care quali sono i sog­getti che usu­frui­scono di pen­sioni vera­mente d’oro, quelli che pren­dono 3 o 4 asse­gni, spesso rega­lati e affron­tare il tema dei vita­lizi. Poi gli chiedo di aiu­tarci per una que­stione che il sin­da­cato chiede da anni: divi­dere final­mente assi­stenza da pre­vi­denza. E infine una cosa pra­tica ma fon­da­men­tale per tan­tis­simi pen­sio­nati: da due anni l’Inps non invia più la cosid­detta “busta paga”, lasciando tutto on-line, togliendo a molti di loro la pos­si­bi­lità di cono­scere la pro­pria situa­zione su carta. Di tutte que­ste cose comun­que sono sicuro che par­le­remo pre­sto con il pre­si­dente Boeri nell’incontro che abbiamo chie­sto uni­ta­ria­mente come sin­da­cati dei pensionati.
Se voi “pen­sio­nati” siete uniti, le con­fe­de­ra­zioni sem­brano pro­ce­dere in ordine sparso: la Cisl non ha fatto lo scio­pero gene­rale e sul Jobs act è più mor­bida di Cgil e Uil.
Pro­prio la piat­ta­forma su fisco e pen­sioni può essere lo stru­mento per ricom­porsi. Per i pen­sio­nati è fon­da­men­tale per­ché non solo non hanno avuto gli 80 euro ma, per effetto delle deci­sioni dei vari governi, non c’è piena tutela del potere d’acquisto delle pen­sioni che infatti negli ultimi 15 anni è sceso del 35 per cento. Con i pen­sio­nati il fisco è par­ti­co­lar­mente ini­quo e ingiu­sto: per que­sto chie­diamo anche di equi­pa­rare la “No tax area” che per i lavo­ra­tori è fis­sata a 8.200 euro men­tre per i pen­sio­nati si ferma a 7.800. Quando parlo con mini­stri e sot­to­se­gre­tari sono d’accordo con me nel defi­nirla una vera ingiu­sti­zia salvo poi com­por­tarsi al con­tra­rio. Così come è un ingiu­sti­zia non avere una legge sulla non auto­suf­fi­cienza e sono una ver­go­gna le liste d’attesa nella sanità. Cose che noi, come Spi, com­bat­tiamo con la con­trat­ta­zione sociale e territoriale.
A pro­po­sito di con­trat­ta­zione sociale, cosa ne pensa della pro­po­sta di «coa­li­zione sociale» del suo amico Mau­ri­zio Lan­dini?
Mau­ri­zio è arri­vato secondo. Per­ché noi dello Spi la coa­li­zione sociale la por­tiamo avanti da anni: per noi signi­fica lavo­rare con le asso­cia­zioni che ope­rano sul ter­ri­to­rio per otte­nere risul­tati sociali fon­da­men­tali sul lavoro, l’ambiente, la sanità, i tra­sporti. Per noi la pri­ma­vera dei diritti è ini­ziata tanti anni fa e non è mai con­clusa: tenere assieme i diritti del lavoro con quelli di cittadinanza.


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