giovedì 12 marzo 2015

Camusso e Furlan: “No al salario minimo”

da il manifesto
LAVORO

Camusso e Furlan: “No al salario minimo”

Jobs Act. Le segretarie di Cgil e Cisl respingono l'ipotesi di riforma del lavoro: "Ci sono già i contratti nazionali: estendiamone l'applicazione a chi oggi ne è escluso"

Annamaria Furlan e Susanna Camusso
No all’ipotesi di sala­rio minimo che il governo sarebbe inten­zio­nato a isti­tuire in uno dei pros­simi decreti attua­tivi del Jobs Act. Le segre­ta­rie gene­rali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Anna­ma­ria Fur­lan, rispon­dono così alle indi­scre­zioni di stampa che tra l’altro fis­sano l’ipotetica paga ora­ria in 6,50 — 7 euro, da appli­care ai lavo­ra­tori non coperti dalla contrattazione.
«Il tema è che da noi il sala­rio è rego­lato dai con­tratti nazio­nali di lavoro. Se tu defi­ni­sci un sala­rio minimo infe­riore a quello minimo con­trat­tuale stai pro­gram­mando una ridu­zione dei salari», dice Camusso.
«Meglio far rife­ri­mento ai minimi con­trat­tuali fis­sati dai con­tratti col­let­tivi — aggiunge Fur­lan — Sono anche più ade­renti ai diversi set­tori e alle sin­gole qua­li­fi­che pro­fes­sio­nali». «Per difen­dere l’introduzione del sala­rio minimo in Ita­lia si con­ti­nua a soste­nere che siamo uno tra i pochis­simi Paesi avan­zati a non avere ancora que­sto stru­mento, dopo che la Ger­ma­nia lo ha intro­dotto lo scorso anno — dice ancora la segre­ta­ria della Cisl — Ma si omette di dire che in Ita­lia la situa­zione sin­da­cale e con­trat­tuale è ben diversa: da noi esi­ste un sistema di salari minimi fis­sato dai con­tratti nazio­nali che copre circa l’80% dei lavo­ra­tori ita­liani, men­tre la quota di lavo­ra­tori non coperti dai con­tratti è da ascri­vere soprat­tutto al lavoro auto­nomo, vero o mascherato».

La strada dun­que, sarebbe quella, con­clude Fur­lan, di «ricon­durre nell’ambito del lavoro subor­di­nato il lavoro auto­nomo mascherato».

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