sabato 7 marzo 2015

CASALINGHE E STUDENTI, GLI 007 DILETTANTI CONTRO GLI EVASORI

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CASALINGHE E STUDENTI, GLI 007 DILETTANTI CONTRO GLI EVASORI (Ettore Livini)

L’emergenza liquidità torna a far salire la tensione attorno alla Grecia. E il governo Tsipras mette in campo gli 007 fai-date anti-evasori (pescando agenti segreti tra «casalinghe, turisti e studenti») per provare a convincere l’Europa ad allargare i cordoni della Borsa. L’istituzione di un battaglione di spioni dilettanti contro i “furbetti dello scontrino” è l’apice creativo delle sette riforme di Atene che lunedì saranno sul tavolo dell’ennesimo delicatissimo Eurogruppo.
Il “nero” in Grecia rappresenta circa un quarto dell’economia nazionale e per combattere questa piaga – recita la lettera inviata a Jeroen Dijsselbloem – «verranno assunti a tempo determinato per due mesi ispettori dilettanti incaricati di presentarsi come clienti nelle aziende e negli esercizi pubblici del Paese». Gli agenti segreti di Yanis Varoufakis – dopo un breve corso introduttivo – saranno muniti di microspie e cimici e «solo la notizia di migliaia di misteriosi segugi del fisco in azione in ogni angolo della nazione – garantisce la missiva – convincerà la gente a cambiare abitudini».
Il piano di interventi del governo ellenico prevede pure l’istituzione di un’autorità indipendente per monitorare la spesa pubblica e di un’altra per vigilare sulla raccolta tributaria, un piano anti-burocrazia che dovrebbe portare alla completa digitalizzazione dell’amministrazione statale, nuove concessioni per i giochi online in grado di garantire 500 milioni di entrate e il progetto di rateizzazione fino a 100 mesi per gli arretrati con l’erario. In cima alla lettera c’è la richiesta per aprire subito il dibattito sul “Contratto per il rilancio della crescita” (il terzo piano di aiuti, dicono le malelingue). In coda ci sono parte delle misure umanitarie promesse prima delle elezioni. L’austerity ha costretto il premier Alexis Tsipras a limitarle con una sorta di spending review: l’impegno ora è dare la luce a 150mila famiglie che non l’anno più (costo 22 milioni), 100 euro al mese per il cibo per le 300mila famiglie più povere (137 milioni), e agevolazioni per la prima casa per 40,5 milioni.
La lettera, a dire il vero, non scende molto nel dettaglio. Atene però spera che questo set di riforme basti ad ammorbidire i creditori convincendoli a sborsare in anticipo almeno parte dell’ultima tranche da 7,2 miliardi di aiuti. I soldi, in questo momento, sono il vero problema del Paese. Il malumore di un uomo misurato come Mario Draghi alla conferenza stampa del consiglio Bce («Il governo ellenico ha un problema di comunicazione») è la fotografia dell’irritazione di buona parte dell’estabilishment europeo per l’aggressività e la cacofonia dell’esecutivo ellenico. Eurotower ha aumentato di 500 milioni le linee di emergenza alle banche del Partenone, garantendo così i fondi per rimborsare 600 milioni di prestiti al Fondo Monetario. Il governo però sta raschiando il fondo del barile: non può emettere nuovi titoli di Stato oltre a quelli che rinnova (e all’ultima asta è intervenuta la Banca centrale per evitare un drammatico flop) e nelle ultime ore ha messo mano ai conti correnti di fondi pensione ed enti pubblici per tenere in piedi la macchina dello Stato. «La Bce ci ha messo la corda al collo», ha detto in un’intervista a Der Spiegel Tsipras, costretto ad adattare le sue promesse elettorali e le sue ambizioni ideali a una situazione finanziaria da bancarotta. I greci, tra l’altro, non l’aiutano visto che i mancati pagamenti di tasse e il peggioramento della situazione economica in coincidenza con le elezioni hanno creato un buco di 1,5 miliardi nei conti dello Stato nei primi due mesi dell’anno.
«L’Eurogruppo di lunedì è vitale e deve andare bene», ha detto un allarmato Yannis Stournaras, ex ministro delle Finanze di Antonis Samaras e ora governatore della Banca di Grecia. Il problema è che la lista delle sette riforme è stata consegnata in ritardo e arriva a Bruxelles senza il visto di Bce e Fmi. Ragion per cui ben difficilmente dopodomani sarà possibile sbloccare i soldi per Atene. Ogni giorno che passa – in attesa delle ronde anti-evasori – l’allarme liquidità è sempre più rosso. E il rischio che i guai della Grecia e dell’euro tornino all’improvviso sotto i riflettori (qualcuno è tornato a parlare di controlli ai capitali) è sempre più alto.
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