martedì 10 marzo 2015

Caso Moro, monsignor Mennini: "Mai stato nella prigione delle Br. Paolo VI mise da parte 10 miliardi per pagare il riscatto"

da repubblica.it

Caso Moro, monsignor Mennini: "Mai stato nella prigione delle Br. Paolo VI mise da parte 10 miliardi per pagare il riscatto"

L'arcivescovo smentisce in commissione parlamentare d'inchiesta la circostanza, ipotizzata a suo tempo da Cossiga, di un suo incontro con lo statista nei giorni del rapimento: "Non ne ebbi la possibilità, mi sarei offerto come ostaggio al suo posto". E sul Papa: "Tutti erano contro la trattativa con i brigatisti: cosa poteva fare?". Fioroni: "Importante la rivelazione sul canale tra brigatisti e la famiglia interrotto prima dle 5 maggio"
Caso Moro, monsignor Mennini: "Mai stato nella prigione delle Br. Paolo VI mise da parte 10 miliardi per pagare il riscatto"
Monsignor Antonello Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna, durante l'audizione in commissione parlamentare sul Caso Moro (ansa)
"Non sono mai stato nella prigione delle Brigate rosse per confessare Aldo Moro". Monsignor Antonello Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna, chiude uno degli ultimi misteri legati al caso Moro. Parlando davanti alla commissione d'inchiesta, Mennini ha smentito la circostanza di un suo incontro con lo statista nel covo di via Montalcini, di cui aveva parlato Francesco Cossiga: "Purtroppo - ha detto monsignor Mennini - non ne ho avuto la possibilità, ma nella coscienza dei miei doveri sacerdotali ne sarei stato molto contento".

Nel corso dell'audizione davanti alla commissione parlamentare, monsignor Mennini ha confermato che nei giorni del rapimento fece avere alla famiglia Moro alcune lettere dello statista recapitategli dalle Br. "In ogni caso - ha fatto notare - , se avessi avuto un'opportunità del genere credete che sarei stato così imbelle, che sarei andato lì dove tenevano prigioniero Moro senza tentare di fare niente? Sicuramente mi sarei offerto di prendere il suo posto, anche se non contavo nulla , avrei tentato di intavolare un discorso, come minimo di ricordare il tragitto fatto. E poi, diciamo la verità, di che cosa doveva confessarsi quel povero uomo?".

Il nunzio apostolico - che in apertura di audizione aveva tenuto a sottolineare di essere stato già ascoltato sulla vicenda in sede parlamentare e giudiziaria per ben sette volte - aveva premesso che "di un'eventuale confessione non avrei potuto dire nulla, né sui contenuti né sulle circostanze temporali e logistiche, ma non avrei difficoltà alcuna ad ammettere di essere andato nel covo delle Br. E' che non ci sono mai stato". "Parlandone con la moglie di Moro - ha ricordato Mennini - ipotizzammo poi che, forse, il prete di cui si parlava era un sacerdote amico di questi mascalzoni. Ma di cosa si doveva confessare poi Moro, visto che era sotto martirio?".

L'audizione di Mennini era molto attesa anche perché nella sterminata storiografia sul caso Moro era diventato egli stesso parte dei misteri. Un po' a causa di Francesco Cossiga. All'epoca dei fatti ministro dell'Interno, Cossiga si dimise dopo il ritrovamento del corpo di Moro in via Cateani e negli anni seguenti espresse più volte la convinzione che 'don Antonello', allora sacerdote di 31 anni, non solo avesse incontrato il politico democristiano nel covo delle Br, ma gli avesse anche impartito l'estrema unzione prima della morte; in parte, però, anche a causa del suo 'curriculum' personale. Figlio del vicepresidente dello Ior, quando l'Istituto era presieduto da monsignor Paul Marcinkus, Mennini era viceparroco della chiesa di Santa Lucia a Roma e poco dopo la vicenda Moro fu rapidamente 'spedito' dal Vaticano per tanti anni all'estero. Nel 1995, poi, convocato dalla Commissione stragi, scrisse una lettera in cui annunciava il suo rifiutò di deporre.  "E' anzitutto importante capire se e quali novità sono emerse dalla missiva del 1995 a oggi che possono averlo indotto a cambiare idea, spingendolo questa volta ad aderire alla richiesta di audizione da parte di un'altra Commissione parlamentare", aveva scritto sull'Huffington Post il senatore Pd Miguel Gotor, membro della Commissione di San Macuto.

Mennini ha parlato anche delle iniziative del Vaticano per favorire la liberazione di Moro: "Immagino che il Santo Padre volesse che Moro fosse liberato, ma il clima che c'era era tale, con queste adunate oceaniche dei sindacati che dicevano che non si doveva trattare,  le trasmissioni radio di Gustavo Selva sbilanciate per il 'no', La Malfa che parlava di pena di morte, il governo e lo stesso Pci attestati sulla linea della fermezza.... Che poteva fare il povero Papa, che tra l'altro stava già male? Quindi ha cercato un'altra strada, quella del riscatto. Due o 3 anni più tardi - ha aggiunto - mi raccontarono che il Santo Padre aveva chiesto di mettere a disposizione 10 miliardi di lire, perché si era fatto balenare l'idea che le Br potessero accontentarsi solo di un riscatto". Le pressioni del fronte contrario a qualsiasi trattativa con i brigatisti, con in testa il capo del governo, Giulio Andreotti, furono talmente potenti che alla fine lo stesso Paolo VI, nel suo accorato appello "agli uomini delle Brigate rosse" chiese che Moro fosse liberato "senza condizioni".

"Io avrei trattato - ha aggiunto l'arcivescovo - , potevano convocare la Camera, fare finta di discutere per prendere tempo. Come mai è stato detto no a tutto?. Se Fanfani avesse detto 'trattiamo', questi si sarebbero fermati. Io ho avuto la convinzione e l'ispirazione di servire una persona a cui volevo molto bene e tentare nel mio piccolo di sottrarlo a quella morte immeritata".

Sulle convinzioni di Cossiga, circa il suo ruolo di 'postino' tra le Br e la famiglia Moro, Mennini si è detto ancora sorpreso: "Il 21 aprile mi resi conto che ero intercettato. Ho inteso il ritorno del registratore che ripeteva la frase appena pronunciata. Mi sembra strano che Cossiga dicesse 'abbiamo perso il nastro'. Mi dispiace dirlo ma io non lo capisco, se lui riteneva, se era sua convinzione (che Mennini avesse raggiunto Moro nel covo delle Br, ndr), perché non farne parola con i miei superiori o con lo stesso Santo Padre?. Cossiga l'ho incontrato varie volte" e "non ha mai sollevato questa cosa. Capisco che poteva non sollevarla con me, ma se era così grave non poteva esimersi dal parlarne con Sodano o con il Santo Padre".

Tornando ancora a quei giorni, monsignor Mennini ha reso testimonianza personale sulla confusione, l'improvvisazione e il caso che regnavano nel comitato degli esperti (peraltro infarcito di iscritti alla loggia P2) e al Viminale:  ""Ci venne indicato un sacerdote dei pallottini con presunte doti di sensitivo: fu lui ad indicare su una mappa un punto dell'Aurelia. Ne parlai con il professor Tritto (assistente di Moro, ndr) - ha raccontato 'don Antonello' - e lui disse che era importante, che dovevamo dirlo al ministro e ottenne un appuntamento. Fummo ricevuti al Viminale dove ci tennero a bagnomaria per 3 o 4 ore, ogni tanto Cossiga entrava e chiedeva a Tritto se era possibile avere qualche indumento di Moro, qualche scritto, ipotizzando pure il coinvolgimento del sensitivo consultato nel caso dell'omicidio di Milena Sutter". Era un clima "poco esaltante", ha ricordato il nunzio, "ogni tanto veniva il capo di gabinetto che parlava di una fila di persone importanti che chiedevano biglietti omaggio per lo spettacolo pasquale dell'Opera. A me fu rimproverato di non aver informato la polizia del contatto telefonico con le Br, ma non volevo rischiare di bloccarlo, volevo solo essere utile a una persona alla quale volevo bene e fare nel mio piccolo tutto quello che potevo. E poi, quello che ho visto quel giorno al Viminale mi era bastato..  Tornato a casa, parlando con i miei dissi 'se le cose funzionano così, Moro può salvarlo solo la Madonna o la Provvidenza'".

L'audizione e la smentita di Mennini, "abile uomo di chiesa", come lo ha definito il commissario pd Gero Grassi, non hanno convinto tutti. All termine dell'audizione, il presidente della commissione, Giuseppe Fioroni, ha detto però che la sua deposizione è stata importante perché ha confermato l'esistenza di un 'canale di ritorno' nella comunicazione tra la famiglia Moro e le Br: "Mennini ha comunicato una cosa per tutti noi totalmente nuova - ha spiegato Fioroni - : che il professor Nicolai (Valerio Morucci, ndr) nella telefonata del 5 maggio lancia un messaggio finale alla signora Moro, comunicandole che la persona da lei indicata e che dovevano rintracciare non era stata reperita e che quindi si doveva tornare a far ricorso a don Mennini per lasciare la missiva in cui il presidente Moro annunciava la fine della propria vita di lì a pochi giorni. Questo conferma che c'era un canale di ritorno che stando alle conoscenze fino ad oggi acquisite, si interrompe intorno al 5 di maggio, poco prima o poco dopo".

 "Per la prima volta - ha continuato Fioroni - Mennini fa riferimento chiaramente a un canale di ritorno, un canale che non c'è più. E' un dato: il canale di ritorno c'era ed improvvisamente al 5 maggio o non viene reperito o non c'era più". Una circostanza che secondo Fioroni "echeggia anche in altre dichiarazioni di Mennini" rilasciate in audizione, in particolare quando l'alto prelato riferisce che "la signora Moro ha fatto riferimento ad altri che non avevano espletato questo lavoro (di postino, ndr) nei confronti della famiglia" come lo aveva fatto lui stesso. "Se si aggiunge che la bobina di quella conversazione è scomparsa (il telefono del presule era intercettato da tempo, ndr) e che nell'ordinanza Ciampoli si afferma che alla fine Moro muore perché c'erano dei canali aperti, poi ristretti a uno che infine non c'era più, questi nuovi fatti non possono che avere rilevanza. Tutto questo - ha concluso Fioroni - adesso sarà oggetto di lavoro da parte della commissione".

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