mercoledì 4 marzo 2015

CHI FALSIFICA I BILANCI NON PUÒ ESSERE INTERCETTATO

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CHI FALSIFICA I BILANCI NON PUÒ ESSERE INTERCETTATO (Antonella Mascali)

DIETROFRONT SULLA RIFORMA, PENE FINO A 8 ANNI SOLO PER LE SOCIETÀ QUOTATE IN BORSA. PER TUTTE LE ALTRE IL REATO C’È, MA GLI STRUMENTI DI INDAGINE NO.
Carte scoperte del governo sul falso in bilancio. E non sono buone notizie. Anzi il nuovo testo, trasmesso alla ministra per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, rappresenta una vera e propria marcia indietro rispetto al giro di vite promesso dal ministro Andrea Orlando anche in televisione. Si prevede una differenza tra società non quotate in Borsa e quelle quotate. Per quelle non quotate le pene previste sono da 1 a 5 anni. Con simili pene, a queste società, la stragrande maggioranza, si regala la prescrizione (è 7 anni e mezzo dalla data del reato).
Inoltre, si impedisce ai magistrati di effettuare le intercettazioni. Una contestazione che abbiamo fatto a una fonte del ministero, che ha ribattuto: “Ma tanto le intercettazioni non servono perché il falso in bilancio è un reato documentale”. Basta fare un giro di telefonate tra magistrati che si occupano di reati finanziari per avere osservazioni opposte: le intercettazioni sono molto importanti perché si possono accertare altri eventuali reati collegati, come la costituzione di fondi neri e il riciclaggio.
Per le società quotate in Borsa, 289 su circa 5,2 milioni, invece, pena fra i 3 e gli 8 anni, quindi le intercettazioni sono possibili. Il reato sarà perseguibile d’ufficio e non come adesso, con la legge berlusconiana, solamente se viene riconosciuto un danno ai soci o ai creditori.
Il testo inviato alla ministra Boschi è peggiorativo di quello a cui, tra gli altri, aveva lavorato il responsabile giustizia del Pd, David Ermini che almeno prevedeva pene da 2 a 6 anni per le società non quotate in Borsa con un volume d’affari superiore ai 600 mila euro all’anno. Un modo per effettuare le intercettazioni, tranne alle piccolissime imprese. Invece, il testo è stato accantonato per l’alzata di scudi di Confindustria, della sua rappresentante al governo Federica Guidi, ministra per lo Sviluppo economico ed Ncd, che esulta assieme a Forza Italia. Furenti i senatori di M5s in commissione Giustizia: “Qualora le indiscrezioni sul falso in bilancio relativo alle società non quotate fossero fondate, ci ritroveremmo di fronte all’ennesima presa in giro da parte del governo”, dichiarano Enrico Cappelletti, Maurizio Buccarella e Mario Giarrusso.
Non solo perché vengono escluse le intercettazioni in molti casi, ma anche perché “si correrebbe il rischio concreto di vedere il reato di falso in bilancio archiviato, qualora ritenuto dal giudice di particolare tenuità o commesso nell’ambito di un comportamento non abituale”. Secondo il Guardasigilli, invece, il testo è positivo perché “sono state eliminate del tutto le soglie di non punibilità, né percentuali né patrimoniali” e ripristina le pene previste prima della legge Berlusconi.

Il ministro Orlando ha anche annunciato che l’emendamento “sarà presentato in commissione Giustizia del Senato” e non approderà, dunque, direttamente in aula. La conseguenza è l’ennesimo slittamento, sostanzialmente certo, del disegno di legge anti corruzione in aula al Senato, previsto per giovedì. In Commissione, infatti, prosegue l’ostruzionismo di Forza Italia a cui si sono associati Gal e il movimento di Enrico Buemi. Il senatore Barani, di Gal, ha perfino recitato il Padre nostro in risposta all’emendamento, bocciato, di M5s, che chiedeva l’introduzione dell’agente provocatore nelle indagini anti corruzione. Sempre in Commissione, il relatore al ddl anticorruzione Nico D’Ascola ha presentato due emendamenti che inaspriscono le pene per la corruzione in atti giudiziari e per l’induzione indebita a dare o promettere utilità (il nuovo reato dopo lo “spacchettamento” della concussione).

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