mercoledì 25 marzo 2015

Cittadini - clienti: lo Stato è in vendita Scuole e istituzioni a caccia di sponsor

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INCHIESTA

Cittadini - clienti: lo Stato è in vendita
Scuole e istituzioni a caccia di sponsor

Per comprare banchi, sedie, computer. Ma anche per le attività in classe. I presidi cercano finanziamenti dalle aziende per riempire le casse vuote. In cambio: targhe e pubblicità. E la priorità ora è data dal governo. Mentre i privati entrano anche in ospedali e aule di giustizia

DI PAOLO FANTAUZZI E FRANCESCA SIRONI
Cittadini - clienti: lo Stato è in vendita 
Scuole e istituzioni a caccia di sponsor
A scuola. O più precisamente: in classe, sui banchi, sul libretto delle assenze. Perfino sulla carta intestata. Ma anche intribunale . In ospedale. E incomune, che sia per una rotonda, un parco o per la bacheca adibita ai necrologi : dove lo Stato non paga, avanza lo sponsor. O meglio l'attrazione platonica per lo Sponsor perfetto, l'azienda pronta ad investire negli angoli da cui l'amministrazione pubblica arretra.

Vuote le casse, gli assessori si improvvisano così venditori, offrendosi di indossare il logo di ogni impresa che aiuterà; i presidi bussano ai titolari di bar, negozi e ristoranti proponendo pubblicità in cambio di mille euro con cui comprare un computer agli studenti. E anche i dirigenti medici,fra una pratica e un controllo, devono andare alla ricerca di società che vogliano pagare 850 euro al mese (più Iva) per finire sul cedolino dello stipendio.

Da Nord a Sud, la caccia allo sponsor è aperta da tempo, ma con il governo Renzi ha assunto carattere di priorità. A partire dall'educazione: che sia cosa buona e giusta lo ha ribaditoStefania Giannini presentando la riforma. «Bisogna uscire dallo stereotipo che il mercato è nemico dell'istruzione», ha detto. Ma molti l'avevano già anticipata.

Stefania Giannini e Matteo Renzi
Stefania Giannini e Matteo Renzi

BANCHI GRIFFATI
La rivoluzione sponsor-centrica delle scuole ha avuto uno dei suoi epicentri in Puglia. La Provincia di Barletta-Andria-Tranifissò già nel 2010 il tariffario per le aziende: 69 euro e 80 centesimi per pagare un banco e una sedia agli alunni. In cambio, una placca con la scritta “Il presente arredo è stato sponsorizzato dalla ditta...”. Risposero una decina di imprese e coi soldi furono acquistati circa cento pezzi.

Fra i benefattori, con 1.974 euro, ci fu anche l'agenzia di comunicazione barese Proforma, che pochi mesi prima aveva curato la vincente campagna elettorale di Nichi Vendola. Al quale però l'iniziativa non piacque affatto: «È il segno del degrado della scuola pubblica al tempo del governo Berlusconi», dichiarò. La proposta, oltre al governatore pugliese, non andò a genio neppure alla Cgil, che si appellò in tribunale sostenendo che i messaggi pubblicitari avrebbero avuto effetto negativo sui bambini. I giudici, non convinti,respinsero il ricorso .

In quelle stesse settimane il municipio del centro storico diRoma approvò la stessa svolta . Unica eccezione: niente multinazionali. Raccolse 40 mila euro e sui banchi finirono non solo i nomi di supermercati, ristoranti e cooperative, ma anche le targhe di costruttori come Parnasi e Antonelli.


PICCOLO SPAZIO PUBBLICITÀ
Se il passato ha segnato la strada, il presente avanza spedito. All'inaugurazione dell'anno scolastico 2014-2015, gli alunni di un liceo scientifico di Verona hanno ricevuto il nuovo libretto delle assenze: dopo le pagine per le giustificazioni, c'è la pubblicità di un produttore di pollo fritto . «Ci ha permesso di diminuire le spese di stampa», ha dichiarato il preside.

«Figurarsi, noi il libretto nemmeno lo stampiamo più: non ne abbiamo i soldi. Gli studenti comprano un quaderno per i docenti e noi glielo timbriamo», fa eco Marco Panti, direttore dell' istituto scolastico Caponnetto di Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze. Quest'anno anche lui ha lanciato una campagna per la ricerca sponsor: a chi darà un contributo da 500 a mille euro è offerto un banner sul sito web della scuola. E per i più generosi anche la presenza sulla carta intestata. Quella istituzionale. Una scelta radicale? «Necessaria, piuttosto: abbiamo bisogno di risorse, da ogni parte provengano, e di impegno da parte di tutti», dice, rimbeccando le polemiche innescate dalla decisione: «La morale dall'alto e dal di fuori è facile. Ma non serve».

A pensare di aprire le porte ai commercianti tramite il web sono stati in tanti: il complesso scolastico di via Motta Camastra, a Roma, promuove sul proprio portale una"Farmacia Tacconi" e cerca altri sponsor. Dal bilancio sembra la cosa funzioni: nell'ultimo anno i contributi dei privati sono stati di ben 5.700 euro. Non male, se si aggiungono i 55mila che i familiari hanno dovuto “volontariamente” donare alle aule. L'Istituto Comprensivo diMonte Compatri, in provincia di Roma, ha intitolato il progetto“S.O.S”, come la richiesta d'aiuto, ovvero: diventa “sponsor of the school”. In cambio targhe, cartelli, logo online. Per ora però ha raccolto solo 1.147 euro.

Cerchiamo Sponsor il messaggio su una...
"Cerchiamo Sponsor" il messaggio su una scuola del Lazio

COL CARRELLO E GLI OCCHIALI
Chi sono le aziende che si fanno avanti? A leggere l'elenco degli“amici” della scuola “Egisto Paladini” di Treia, in provincia di Massa Carrara, si tratta di associazioni, artigiani, banche, panetterie, e negozi del luogo (c'è anche una tabaccheria), oltre a società sportive e supermercati. Proprio i supermercati sembrano essere fra i più “educativi” d'Italia: da tempo alcune reti della grande distribuzione hanno attivato contratti con gli istituti, grazie ai quali le famiglie che fanno la spesa possono aiutare le classi ad accumulare punti per comprare strumenti e cancelleria.

Con successi alterni. «Sto collaborando con le medie di mio figlio per dare sicurezza e qualità, con l’aiuto di genitori volontari e spesso donatori», racconta Anna Fabbricotti su un blog : «Abbiamo fatto la raccolta punti con Conad, ma devi raccoglierne talmente tanti per ottenere anche solo cartoleria e matite nuove, che, sinceramente, molti genitori delusi hanno persino smesso di farci la spesa».

Il commento è personale: in realtà l'idea è sembrata buona a tanti. E continua a macinare adepti. Ora anche in veste renziana. Con l'appoggio del ministero dell'Istruzioneinfatti è partito da poco “ Io sostengo la scuola ”: un progetto creato da una società di comunicazione che mette in rete alcune aziende. Chi compra sui loro eCommerce indicando il nome di un istituto, permetterà al preside di guadagnare crediti per ricevere ciò di cui hanno bisogno gli alunni. Le società che hanno aderito sono gruppi come Bic, Pompadour, Wurth e Despar. Ma prima fra tutte campeggia in grande Eataly, la catena dello sponsor di Matteo Renzi, Oscar Farinetti.

Un bambino scrive Renzi noi non ci...
Un bambino scrive "Renzi noi non ci arrendiamo"

DUBBI E POSSIBILITÀ
A mali estremi, ogni rimedio è un beneficio. «I fondi per l'attività ordinaria ormai sono così risicati, se non scomparsi, che non me la sento di escludere nulla per il futuro», ammetteMaria Teresa Cigolini, preside del professionale Angelo Cesaris di Casalpusterlengo: «Certo se dovessimo arrivare a chiedere pubblicità sarebbe un giro di volta molto delicato, a cui approdare assolutamente con una decisione partecipata da tutto il consiglio d'istituto».

La sua scuola è famosa per la capacità di attrarrefinanziamenti privati, che oggi garantiscono quasi il 50 per cento del bilancio ordinario. Senza mai arrivare a mettere un logo in classe: «La nostra forza è l'associazione dei genitori, molto attiva, che organizza marce e raccolte fondi», spiega la dirigente: «E poi ci impegnamo, partecipando a bandi difondazioni, banche, cercando associazioni e donatori. È una fatica enorme, ma necessaria».

Studenti aiutano a imbiancare la...
Studenti aiutano a imbiancare la scuola, nel vicentino

Ne è convinta Alessandra Rossini, dirigente di un istituto tecnico in provincia di Brescia: «Oggi il nostro regolamento accetta solo la pubblicità di associazioni non profit. Ma per il futuro non ho posizioni ideologiche: se ci serviranno fondi per le nostre attività, ci muoveremo». Sono possibiliste, le scuole, anche per le scelte più radicali, come quella del liceo veronese di mettere il pollo fra i voti e le note. «Si tratta di una strada che non viene vietata», ha detto al Corriere della AlpiPaolo Fratte della  “Renier” di Belluno, «ed è possibile che prima o poi venga presa in considerazione. Negli ultimi 3-4 anni i tagli ministeriali sono stati del 20 per cento all’anno».

«Io da mamma, sinceramente, non accetterei la pubblicità fra i voti», commenta Angela Librace, una delle promotrici di " Prodotto Futuro ", un progetto nato cinque anni fa dai genitori delle elementari Buonarroti di Monza. Anche loro hanno a che fare con sponsor (una panineria, negozi di vestiti, società che propongono corsi d'inglese) chiamate a contribuire alle attività extra dei bambini come il teatro e gli eventi sportivi, «ma il confine è netto», sostiene Angela: «È una nostra iniziativa spontanea, volontaria (ed è quasi un lavoro tenere i rapporti con le aziende), non è la scuola che diventa commerciale» anche se le ditte possono distribuiregadget fuori dai cancelli. «È un compromesso, lo so, ma altrimenti i piccoli avrebbero dovuto rinunciare alla recitazione e alla musica. Noi facciamo per la loro istruzione», conclude la mamma.

Speedy Pollo, lo sponsor del libretto...
Speedy Pollo, lo sponsor del libretto a Verona

AZIENDE IN COMUNE
Trovare risorse dai privati per finanziare le manifestazioni sportive, partendo dai bambini, è un ritornello frequente nei municipi italiani. A Novara c'è un funzionario che fa questo di lavoro (come a Castellanza , in provincia di Varese): andare a caccia di aiuti privati per gli eventi pubblici. Solo così riesce a trovare ogni anno i circa ottomila euro necessari a coprire le spese per la “festa delle scuole” in piazza. E lo stesso avviene per ogni corsa, marcia o happening collettivo perché «il Comune, in bilancio, ha zero. Proprio zero per iniziative come queste», spiegano dagli uffici.


Adesivi e striscioni hanno invaso anche una città potenzialmente ricca come Venezia, fino in uno degli scrigni della sua storia: le regate tradizionali. Dopo aver acconsentito a che i regatanti si sfidassero con uno sponsor sulla maglietta, adesso per risparmiare il comune ha detto sìanche ai loghi sulle fiancate delle imbarcazioni. «Se è così in Formula uno, non vedo perché non possa accadere da noi» sintetizza l'ex assessore al Turismo Roberto Panciera. E dire che negli anni Sessanta due storici gondolieri furono squalificati perché avevano indossato t-shirt col marchio della Coca Cola al momento della premiazione. Altri tempi.

Reggio Emilia , che è stata una delle prime città d'Italia a credere nell'intervento privato per il settore pubblico, ha un calendario continuo di feste ed eventi a cui possono contribuire gli sponsor. E come moltissimi comuni, da Milano aCastelvetrano , propone spazi alle aziende in cambio dellamanutenzione del verde pubblico, delle rotonde o di altri contributi. A Pescara i privati sono stati invitati per mettere le rastrelliere delle bici (che costano 156 euro l’una): il sindaco ha lasciato loro perfino la libertà su dove posizionarle. Ma senza particolare successo. Hanno risposto solo in due, perquattromila euro: la compagnia di assicurazioni Mediass e la pasta De Cecco, il cui patron all'epoca era presidente della squadra di calcio cittadina.

UNO SPOT PER L’ALDILÀ
Se il logo ormai è uno standard fra fiori ed incroci, è una novità il suo ingresso sulle bacheche. In particolare, su quelle degliannunci mortuari. L’idea è venuta un paio di anni fa all’allora sindaco del paese trevigiano di Roncade , la deputata Pd Simonetta Rubinato, che non avendo in cassa i 10 mila euro necessari per i necrologi ha pensato di rivolgersi ai privati.

A farsi avanti è stata prevedibilmente un’impresa di pompe funebri, la Trevisin, che ha potuto mettere il proprio brand nella parte inferiore dei pannelli. Con un sicuro ritorno in termini di mercato, dato che metà delle bacheche sono state posizionate fuori dai cimiteri comunali. «E così abbiamo anche evitato che i necrologi venissero affiancati agli avvisi delle sagre, come accadeva prima» rivendica l'attuale sindaco Pieranna Zottarelli.

Bacheca di necrologi con lo sponsor a...
Bacheca di necrologi con lo sponsor a Roncade

I veneti hanno segnato una strada. Pochi mesi dopo, infatti, all’altro capo d’Italia, il piccolo comune di Mirto (mille residenti in provincia di Messina) ha emanato un identico avviso: “per un rapporto di sponsorizzazione finalizzato allafornitura di bacheche da destinare a necrologi”. Anche in questo caso a farsi avanti è stata un’impresa di onoranze funebri: la Leprino, della vicina Capri Leone.

Ma la trevigiana Roncade si è distinta per i rapporti coi privati anche sul fronte del sociale: dopo aver ristrutturato tre alloggi per famiglie in difficoltà, mancavano i soldi per l’arredamento. A mettere mano al portafogli è stata così la Veneta cucine, multinazionale che ha sede in un paese poco distante. Frigo, lavabo, forno, due pensili e un tavolo con quattro sedie per ogni appartamento, in cambio di una targa e di uno spazio pubblicitario sul notiziario del comune. «Ben vengano le aziende se portano soldi» dice il sindaco, che ora vorrebbe sistemare la pista di atletica: «Ma servirebbero 400 mila euro, hai voglia a trovare sponsor per raggiungere quella cifra...».

TRA TRIBUNALI E OSPEDALI
La pubblicità è da tempo entrata anche negli ospedali, nelle forme più diverse: dal manifesto appeso alle pareti alle vetrine coi prodotti esposti. Le aziende che possono entrare sono rigorosamente controllate dal comitato etico e non possono promuovere farmaci.

Pannelli e gadget non sono però bastati a far quadrare i conti, con il ministero che stringe sempre più la corda. Così gliSpedali Civili di Brescia hanno introdotto una nuova frontiera: cercare sponsor privati che vogliano mettere il loro logo sul cedolino spedito a tutti i medici insieme allo stipendio, ogni mese. Lo propone anche l'azienda sanitaria di Torino : con circa mille euro al mese si arriva in busta paga ai 4.350 dipendenti dell'istituto.

Tribunale di Tivoli
Tribunale di Tivoli

Nemmeno il pianeta giudiziario è riuscito a tenersi fuori dall’orbita degli investimenti privati. Al contrario, in più di un caso si è dovuto arrangiare con gli espedienti per ovviare agli stanziamenti pubblici sempre più esigui. A fare da apripista nel 2009 è stato il tribunale di Tivoli, che da 90 mila euro di finanziamenti statali era arrivato a riceverne un terzo.

«Avevamo difficoltà perfino a comprare la cancelleria», ricorda l’allora presidente Bruno Ferraro: «Mi decisi allora acontattare i nostri fornitori e chiedere loro se erano disposti a darci il materiale gratis». Accordo dopo accordo, il magistrato è riuscito a ottenere pure una sedia a rotelle per i disabili (dalla Croce blu di Guidonia), la stele per i 150 anni dell’Unità d’Italia (da un’azienda locale che lavora la pietra), la manutenzione del giardino interno e la scultura dellabilancia - simbolo dell’uguaglianza della legge - all'ingresso del palazzo di giustizia (pagata dall’Ordine degli avvocati). Tutto senza scucire un quattrino.

Dopo qualche settimana lo chiamò la Procura di Macerata, interessata a ripetere l'esperimento. Ma non sempre la collaborazione riesce. Il tribunale di Pavia ci aveva provato per attivare il sito web. «Per un anno abbiamo avuto uno sponsor, e quindi un bel portale tutto aggiornato», spiegano dalla presidenza: «Poi però l'azienda ha sospeso i contributi e da allora abbiamo solo una pagina statica». Dove la ditta se ne va, il buco resta.

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